Vaccini, microbiota e immunonutrizione

I vaccini, le misure sanitarie più efficaci e i possibili diversi tassi di risposta tra individui: il ruolo del microbiota e la risposta dell’immunonutrizione

di ELENA CARRARO

Il gruppo di lavoro della Scuola di Specializzazione in Scienze dell’alimentazione dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata ha pubblicato un’accurata revisione, concentrandosi sull’importanza della nutrizione e della modulazione del microbiota nella promozione di un sistema immunitario sano, discutendo anche l’impatto generale sulla risposta vaccinale. [1]

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I vaccini sono tra le misure sanitarie più efficaci e hanno contribuito a debellare alcune tra le più importanti malattie. La vaccinazione, infatti, rappresenta una delle conquiste più cruciali e una svolta nella lotta alle malattie infettive riducendo significativamente e a volte quasi eliminando, infezioni gravi come difterite, morbillo, parotite, pertosse, rosolia, tetano, Haemophilus influenza e di tipo B e infezioni da pneumococco [2,3]. Nonostante sia indiscussa la loro efficacia, i tassi di risposta possono variare, fino anche ad essere bassi in alcuni individui. Diversi fattori sono stati proposti per spiegare perché alcune persone non sono reattive come altre e ciò che sicuramente sembra essere di fondamentale importanza è la presenza di un sistema immunitario sano e funzionante. Un fattore chiave nella modulazione del sistema immunitario, sia nelle sue componenti adattative che innate, è risultato essere il microbiota; il microbiota può essere modulato in diversi modi attraverso l’uso di antibiotici, probiotici e prebiotici ma è bene sottolineare come un meccanismo efficace e, forse, di primaria importanza sia la nutrizione.  La scienza dei nutrienti e della loro applicazione terapeutica è chiamata Immunonutrizione e viene sempre più presa in considerazione in diverse condizioni.

Il sistema immunitario reagisce a diversi patogeni attraverso differenti componenti [4], sia adattive che innate, che sono anch’esse fondamentali per la risposta alla vaccinazione. L’equilibrio immunitario, lo stato nutrizionale e la genetica giocano tutti un ruolo importante nel determinare la risposta al vaccino, anche se circa il 2-10% della popolazione non risponde adeguatamente alla vaccinazione senza alcuna spiegazione chiara ad oggi [5]; in condizioni fisiologiche, la risposta immunitaria ai patogeni dipende fortemente dal sistema immunitario innato, che è responsabile del mantenimento della risposta adattativa.

Nel corso degli anni, quando è emersa l’importanza del microbiota nella modulazione del sistema immunitario, è stato osservato che la sua composizione specifica può aumentare o ridurre la risposta ai vaccini [6] e specifiche alterazioni del microbiota sono state collegate a variazioni nella risposta vaccinale sia in modelli murini che umani [7].

La perdita della varietà del microbiota può essere determinata anche dall’alimentazione, in particolare dalla cosiddetta “dieta occidentale”, pertanto è normale aspettarsi che la nutrizione possa essere in grado di ripristinare la disbiosi e migliorare le risposte vaccinali senza l’uso di farmaci e terapie aggiuntive [8].

Molti studi hanno evidenziato come la dieta mediterranea (MD) sia in grado di modulare le caratteristiche e la composizione del microbiota intestinale [9,10]. La MD si basa sul consumo di cereali integrali, legumi, verdure, frutta fresca e secca, con pesce o frutti di mare come principale fonte di proteine animali, piuttosto che carne, rappresentando una fonte ottimale di composti antiossidanti, nonché un eccellente supporto alle terapie per le malattie croniche degenerative (CDD) [10].

L’adozione di schemi alimentari sbilanciati, invece, sta diventando una delle principali cause di cattiva salute nel mondo [11]. Fino a pochi anni fa si registrava un elevato numero di decessi legati a malattie infettive e malnutrizione per carenza energetica; al contrario, negli ultimi anni, le malattie croniche degenerative non trasmissibili (CDNCD), come l’obesità, le malattie cardiovascolari e il T2DM, stanno giocando un ruolo sempre più importante [12]. Inoltre, essere in sovrappeso o obesi è associato a una mortalità più elevata in tutto il mondo rispetto all’essere sottopeso [13]. Questo dimostra, dunque, come e quanto la salute e il benessere delle persone in tutto il mondo possono essere minacciati dalla transizione alimentare rappresentata da diete di bassa qualità e ad alto contenuto energetico, che contribuiscono alla crescita dell’obesità correlata alla dieta e ai problemi di CDNCD [12]. L’obesità è stata anche associata a disfunzioni del sistema immunitario e si pensa che aumenti il rischio di infezioni virali, come SARS-CoV-2 [14]. L’attuale pandemia di COVID-19 ha dimostrato la complessa relazione tra stato nutrizionale, CDNCD e suscettibilità alle infezioni virali.

La funzione del sistema immunitario sia innato che di quello adattativo può essere influenzata positivamente o negativamente dai modelli individuali di assunzione di cibo e dallo stato nutrizionale generale [15].

I nutrienti svolgono un ruolo importante nello sviluppo e nella funzione del sistema immunitario che utilizza diversi nutrienti per le sue funzioni specifiche dai carboidrati agli aminoacidi e lipidi come fonte di energia, oltre a vettori di elettroni e una serie di coenzimi, vitamine e minerali come ferro (Fe), rame (Cu), selenio (Se) e zinco (Zn) [16].

L’immunonutrizione rappresenta la possibilità di modulare il sistema immunitario integrando la dieta abituale con l’assunzione di specifici nutrienti o alimenti [17]; è un nuovo aspetto della nutrizione di precisione, in grado di affrontare immunità, infezioni, infiammazioni, lesioni o danni ai tessuti [18]. I principali bersagli dell’immunonutrizione sono rappresentati dalla funzione di barriera della mucosa, dalla difesa cellulare e dall’infiammazione locale o sistemica. Studi recenti hanno studiato la potenziale interazione tra la nutrizione, in particolare i micronutrienti, e l’eubiosi/disbiosi del microbiota intestinale. Sulla base della letteratura scientifica, Glutammina, Arginina, acidi grassi omega-3 (ω-3), nucleotidi, alcune vitamine e minerali possono essere considerati gli immunonutrienti più efficaci [19].

Gli effetti di un microbiota stabile si riflettono anche sul sistema immunitario; infatti, è stata trovata un’associazione tra microbiota e IgG e IgA specifiche del vaccino, ed è stata anche osservata una correlazione positiva tra i livelli di anticorpi e alcune specie di microbiota [20,21].

Il ruolo della nutrizione nella modulazione del sistema immunitario è stato il tema dell’immunonutrizione, che ha offerto nuove e interessanti prospettive terapeutiche [22,23].

Uno stato nutrizionale appropriato può fornire una migliore protezione sia contro le infezioni che contro i disturbi immunitari.

Bibliografia

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