Scoperta la molecola che combatterà l’obesità nei mitocondri?

Uno studio statunitense ha evidenziato nei mitocondri uno dei meccanismi per innescare la perdita di peso

di FRANCESCA DOMINICI, ROSELISA PALMA, ANNA MARIA RUGGIERI

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) considera l’obesità un problema di salute pubblica a livello mondiale, per i suoi risvolti in campo sanitario e sociale. L’obesità, infatti, aumenta il rischio di molte malattie tra cui il diabete, patologie cardio-circolatorie e morte precoce. Si stima che nel 2016 il 13% della popolazione adulta mondiale fosse obesa, un numero quasi triplicato dal 1975.

L’aumentato consumo di alimenti ipercalorici e ad alto contenuto di grassi, associato alla presenza di fattori genetici ed ambientali, favorisce la creazione di un bilancio energetico cronicamente positivo che porta ad un eccesso di adiposità e a disfunzioni metaboliche.

L’intervento dietoterapico, il cambiamento nello stile di vita e l’incremento dell’attività fisica rappresentano il primo approccio terapeutico contro l’obesità. Spesso però questi interventi non sono sufficienti e si scontrano con i complessi fattori fisiopatologici, psicologici e genetici che impediscono ad alcuni pazienti di mantenere un bilancio energetico negativo. Vi è quindi la necessità di terapie mediche che integrino gli interventi dietetici e di stile di vita. Gli agenti farmacologici attualmente approvati dalla FDA (Food and Drug Administration) per la perdita di peso sono solo marginalmente efficaci e spesso associati ad effetti avversi e tossicità.

La crescente comprensione dei segnali che controllano la sazietà e il metabolismo, in particolare il cross-talk ormonale tra tessuti periferici e circuiti neurali complessi, ha permesso di identificare nuovi possibili target suscettibili di un intervento farmacologico. Tra i principali ormoni coinvolti in questo complesso cross-talk ricordiamo la leptina, la quale informa il cervello sulle riserve di energia sotto forma di grasso e quindi regola l’appetito e il metabolismo. La maggior parte degli individui obesi sono leptino-resistenti e presentano una concomitante iperleptinemia che determina la frammentazione dei mitocondri nei neuroni ipotalamici. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26942673/

Uno studio statunitense condotto ad Irvine dall’Università della California e pubblicato sulla rivista scientifica EMBO Molecular Medicine ha messo in evidenza il ruolo dei mitocondri nella genesi dell’obesità e ha identificato la molecola Sh-bc-893, uno sfingolipide sintetico idrosolubile, che potrebbe aiutarci a combattere l’obesità. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34231322/

Il consumo di una dieta ricca di grassi saturi porta all’obesità poiché innesca un’eccessiva fissione mitocondriale indotta dalla formazione di ceramidi, una famiglia di molecole lipidiche presenti in abbondanza nelle membrane cellulari. I mitocondri frammentati generano più radicali liberi dell’ossigeno e inducono lo stress ossidativo che è stato collegato alla resistenza alla leptina.

Nello studio statunitense è stato visto che Sh-bc-893 blocca rapidamente la fissione mitocondriale indotta da palmitato (un grasso presente nella dieta occidentale) e dai ceramidi, attraverso l’interruzione del traffico endolisosomico.

Entro 4 ore dalla somministrazione orale, Sh-bc-893 ha corretto la morfologia mitocondriale e la disfunzione nel fegato, nel cervello e nel tessuto adiposo bianco dei topi con obesità indotta da dieta ad alto contenuto di grassi. Sh-bc-893 ha acutamente ri-sensibilizzato i topi obesi alla leptina invertendo sia l’iperleptinemia che la frammentazione mitocondriale nell’ipotalamo, aumentando il senso di sazietà e riducendo l’assunzione di cibo.

La piccola molecola Sh-bc-893, inizialmente studiata per combattere il cancro, ha invertito i cambiamenti indotti dalla dieta ricca di grassi nella morfologia mitocondriale, producendo perdita di peso e normalizzando il metabolismo nonostante il continuo consumo di cibo spazzatura.

Se Sh-bc-893 si rivelerà altrettanto efficace e sicura per gli esseri umani, potrebbe proteggere dalle sequele letali dell’obesità sia innescando la perdita di peso e sia prevenendo le malattie ad essa connesse come le malattie cardiovascolari, la disfunzione epatica e il cancro.