Diabete mellito gestazionale: che ruolo ha la qualità dei carboidrati nella dieta?

Il diabete mellito gestazionale colpisce tra il secondo ed il terzo trimestre di gestazione e può portare a seri problemi a madre e feto. È fondamentale quindi gestire in maniera corretta l’apporto nutrizionale di carboidrati, scegliendo quelli più adatti a questa situazione di criticità

di SILVIA GIANNATTASIO

Il diabete mellito gestazionale viene definito come una “intolleranza al glucosio che è diagnosticata per la prima volta in gravidanza”. Generalmente sopravviene in donne sovrappeso od obese tendenti ad avere insulinoresistenza, con una dieta squilibrata ricca di carboidrati complessi e povera, invece, di fibre ed altri macro e micronutrienti di alta qualità biologica. La sensibilità all’insulina decresce nel secondo trimestre di gravidanza, in confronto a valori analizzati prima di questo periodo, ed è influenzata dall’aumento del tessuto adiposo e dal maggior rilascio di ormoni, come l’estrogeno, il progesterone o fattori placentari come l’ormone lattogeno placentare. Questo porta ad uno squilibrio metabolico verso l’utilizzo dei lipidi e quindi un accumulo di glucosio. Inoltre, la gravidanza è caratterizzata da una condizione di infiammazione di basso grado che viene esacerbata in condizioni di diabete gestazionale.

Donne con diabete gestazionale più facilmente avranno poi un taglio cesareo per far nascere i bambini, che molto spesso risultano macrosomici (di peso superiore a 4 kg.). Per diagnosticare il diabete gestazionale si utilizza una curva da carico con glucosio orale (75gr.) e prelievi ematici a vari tempi: anche uno solo dei valori rilevati che supera il cut-off è sufficiente per diagnosticare una condizione di diabete gestazionale.

Il trattamento del diabete gestazionale prevede, in prima istanza, una modifica delle abitudini alimentari ed implementazione dell’attività fisica; successivamente può venir somministrata l’insulina se la situazione persiste e peggiora.

Diete in restrizione calorica non sono ovviamente consigliate per donne gravide, ma è possibile valutare un miglioramento della qualità dei cibi che si assumono.

La risposta glicemica, l’indice glicemico ed il carico glicemico sono tutte misure dell’effetto di differenti cibi sulla glicemia. La risposta glicemica data da un alimento è data, appunto, dall’indice glicemico, che rappresenta la percentuale della risposta glicemica indotta dalla stessa grammatura di carboidrati di riferimento (generalmente glucosio o pane bianco). Esistono quindi alimenti ad alto indice glicemico (es. riso e patate) ed alimenti a basso indice glicemico (es. frutta).

Differenti studi condotti su donne in gravidanza sottoposte a diete a basso indice glicemico hanno evidenziato come questo tipo di carboidrati siano responsabili di una minore incidenza del diabete mellito gestazionale. Inoltre, in donne con diabete gestazionale già diagnosticato, una dieta a basso indice glicemico è molto utile per limitare o eliminare del tutto l’utilizzo dell’insulina e apportare benefici generali alla condizione di gravidanza, soprattutto per la minore presenza di macrosomia fetale alla nascita.

Da questi dati è possibile quindi concludere che una dieta a basso indice glicemico può essere molto utile per tenere sotto controllo la condizione di diabete gestazionale, oppure di limitarne il rischio di insorgenza.

Bibliografia

  1. Jenkins, D.J.; Wolever, T.M.; Taylor, R.H.; Barker, H.; Fielden, H.; Baldwin, J.M.; Bowling, A.C.; Newman, H.C.; Jenkins, A.L.; Goff, D.V. Glycemic index of foods: A physiological basis for carbohydrate exchange. J. Clin. Nutr. 1981, 34, 362–366. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/6259925/
  1. Filardi, T.; Panimolle, F.; Crescioli, C.; Lenzi, A; Morano, S. Gestational Diabetes Mellitus: The Impact of Carbohydrate Quality in Diet. Nutrients 2019, 11(7), 1549. doi: 10.3390/nu11071549. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31323991/