Lockdown e dieta chetogenica

Durate il passato lockdown uno studio dell’Università di Roma Tor Vergata ha analizzato il cambiamento delle abitudini alimentari degli italiani. Conoscere i risultati della precedente esperienza può aiutare ad affrontare meglio una futuribile situazione magari iniziando una dieta chetogenica

di MARCO MARCHETTI

Il virus Sars-Cov-2 ha impattato notevolmente sulla vita degli esseri umani di tutto il pianeta. La più evidente e drammatica conseguenza è stata logicamente il numero di morti che questa sindrome respiratoria acuta grave ha mietuto in tutto il mondo. Accanto alla più immediata ed importante considerazione, si evidenziano però altre conseguenze.

Il virus ha infatti determinato stravolgimenti in ambito economico e sociale, nonchè un marcato mutamento dei costumi e delle abitudini, anche alimentari.

In modo particolare in Italia, durante il periodo di lockdown, la particolarissima condizione di isolamento e distanziamento interpersonale vissuta dalla quasi totalità della popolazione ha influenzato non solo la nostra vita e la nostra psiche, ma anche le abitudini in termini di alimentazione e di attività fisica.

Uno studio dell’università di Roma Tor Vergata (Eating habits and lifestyle changes during COVID-19 lockdown: an Italian survey di L.Rienzo et All) ha analizzato alcuni tra questi mutamenti.

I risultati pubblicati hanno evidenziato mutamenti positivi e negativi che possono essere presi in esame al fine di non replicare le condotte errate, perseverando al contempo quelle corrette, in un prossimo, futuribile, periodo di forzata “chiusura”.

Lo studio in questione ha preso spunto da un sondaggio proposto alla popolazione.

Sono stati intervistati 3533 soggetti di età compresa tra i 12 ed gli 86 anni, di cui più del 76% di sesso femminile.

Tra i risultati più importanti non può non essere segnalato l’aumento di peso, conseguenza che ha interessato quasi la metà del campione intervistato a fronte di un contemporaneo, per quanto lieve, incremento dell’attività fisica.

Andando ad analizzare più in profondità i risultati emerge come, durante il periodo di i”chiusura”, la fascia di età compresa tra i 18 ed i 30 anni abbia mostrato una maggior aderenza a quelli che sono i dettami e le prescrizioni tipici della dieta mediterranea, ed una buona fetta di popolazione, specialmente nel centro e nord Italia dove si registra un minore valore dei BMI, ha mostrato più attenzione nella scelta del cibo aumentando gli acquisti di prodotti alimentari di origine biologica.

I dati riportati nello studio vanno, logicamente, letti alla luce della particolare situazione vissuta e declinati in funzione delle diverse sfaccettature caratteriali degli intervistati.

Durante un periodo di forzato isolamento e di contemporanea convivenza prolungata, spesso in ambienti ristretti come appartamenti cittadini, non può essere taciuto il potere gratificate che il cibo assume. Spiegheremmo cosi l’aumento di peso.

D’altra parte, la voglia stessa di “evasione” può giustificare l’incremento registrato dell’attività fisica.

La scelta di un cibo più salutare e di miglior qualità nutrizionale, magari di origine biologica, può essere spiegata dal maggior tempo a disposizione per effettuare la spesa, che ha determinato scelte più ragionate e salutari.

Conoscere ed analizzare con intelligenza critica questi risultati può essere utile in funzione del periodo di incertezza che ci apprestiamo a vivere.

Dal nostro punto di vista, un prossimo periodo di “chiusura totale”, per quanto da scongiurare a tutti i costi, potrebbe essere l’occasione per mutare abitudini e scelte alimentari sbagliate ed aumentare il livello di attività fisica migliorando così composizione corporea e stato di salute.

Potrebbe, in alcuni casi, essere addirittura un buon periodo per iniziare una dieta chetogenica a bassissimo apporto calorico con l’intenzione di perdere peso.

Questo particolare stile alimentare infatti è tipicamente utilizzato per perdere peso, ma essendo caratterizzato da un apporto assai limitato di zuccheri e carboidrati, pressoché totale astinenza da alcool, limitate scelte alimentari, risulta inapplicabile per moltissimi pazienti che cedono, sgarrando, interrompendo lo stato di chetosi e quindi la dieta.

Molti soggetti, non avendo tutti i torti, giustificano l’interruzione della dieta, lamentando la scarsa socialità consequenziale alle ferree prescrizioni imposte.

Si potrebbe quindi rovesciare il discorso. Cercando di trovare il buono in ogni situazione, poter disporre di un breve (si spera inesistente) periodo di forzata asocialità, potrebbe rappresentare per questi pazienti una  buona occasione per perdere peso iniziando una dieta chetogenica sempre, è buona norma ribadirlo, sotto la supervisione di un professionista esperto e qualificato.

Bibliografia

Eating habits and lifestyle changes during COVID-19 lockdown: an Italian survey  Laura Di Renzo et Al. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32513197/