Svezzamento, autosvezzamento e baby-led weaning: quale scegliere?

Una fase molto delicata, quella dello svezzamento dei piccoli: quale via è quella più corretta da seguire? Negli ultimi anni si è introdotto sempre di più l’autosvezzamento, che consente maggiore libertà alla famiglia. Vediamo i pro e i contro di questa pratica in confronto con lo svezzamento classico

di SILVIA GIANNATTASIO

Il termine “svezzamento” indica quel periodo nella vita del lattante in cui c’è una progressiva riduzione dell’allattamento al seno o dell’allattamento con latte in formula a favore dell’introduzione di cibi complementari. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda l’allattamento esclusivo al seno fino al sesto mese compiuto del bambino; in alternativa si può utilizzare il latte in formula, ma fino ai sei mesi è sconsigliata l’introduzione di cibi solidi, anche in forma di omogeneizzato. Inoltre, è favorevole iniziare lo svezzamento solo quando il bambino riesce a stare seduto da solo, mostra interesse per il cibo ed ha perso il riflesso di estrusione. Inoltre, l’introduzione dei cibi deve soddisfare i fabbisogni energetici del bambino ed è cruciale per il suo futuro, poiché proprio in questo periodo si affinano le preferenze e si consolida il metabolismo glicidico e lipidico, fondamentale durante la vita adulta.

Tradizionalmente si offre al bambino un cibo sotto forma di purea con un cucchiaio, imboccandolo. Lo svezzamento tradizionale prevede quindi l’introduzione degli alimenti in maniera graduale, con l’aiuto, appunto, di un adulto che imbocca il bambino. Tuttavia, negli ultimi 10-15 anni si sono affacciati dei metodi nuovi ed alternativi, come il baby-led weaning (BLW) definito anche autosvezzamento. Il BLW prevede l’introduzione al cibo solido dando però la possibilità al bambino di nutrirsi “da solo”, quindi lasciandolo giocare con il cibo ed aspettando che se lo metta in bocca. In questo modo il bambino tende quindi a mangiare solo ciò che lo soddisfa, senza distinguere bene i sapori ma definendo più velocemente la capacità saziante. Inoltre l’autosvezzamento sembra essere associato anche ad altri aspetti positivi, come una diminuzione dei livelli di ansia della madre, anche se questo aspetto sembra essere controverso.

A livello nutrizionale, è stato visto che i bambini autosvezzati sono più facilmente sottopeso rispetto ai bambini svezzati in maniera classica, e continuano a preferire l’allattamento al seno piuttosto che i cibi solidi. Un lavoro di Morison et al. ha evidenziato inoltre che i bambini autosvezzati consumano maggiormente i grassi saturi rispetto ai bambini svezzati in maniera classica.

Una delle problematiche principali dell’autosvezzamento sembra essere anche una diminuita introduzione di macro e micronutrienti, come ad esempio il ferro. E’ risaputo che il latte materno dopo il sesto mese di allattamento comincia ad avere meno nutrienti, uno tra questi, appunto, è il ferro. Per questo motivo gli alimenti per bambini spesso sono addizionati con ferro. I bambini autosvezzati rischiano di avere una minor apporto di ferro rispetto ai bambini svezzati in maniera classica.

L’introduzione al cibo solido è fondamentale anche per lo sviluppo del microbioma intestinale. Una dieta ricca e variegata è importante per il mantenimento della flora intestinale, mentre invece una dieta sbilanciata può portare ad alterazioni della flora batterica. Nonostante ci siano pochi dati a riguardo, si può affermare che lo svezzamento classico riduce molto il rischio di disbiosi intestinali.

Infine, l’autosvezzamento sembra esporre maggiormente i bambini al rischio di sviluppare intolleranze ed allergie, poiché vengono a contatto più rapidamente con un’ampia gamma di alimenti.

In conclusione, qual è la via da perseguire? Non c’è una risposta giusta o sbagliata, i genitori devono scegliere cosa è meglio per il loro bambino e per il loro equilibrio famigliare. E’ necessario però che vengano soddisfatte tutte quelle richieste nutrizionali che si presentano in questa delicata fase dello sviluppo.

Bibliografia

  • D’Auria E, Bergamini M, Staiano A, et al. (2018) Baby-led weaning: what a systematic review of the literature adds on. Ital J Pediatr. 44(1):49. doi: 10.1186/s13052-018-0487-8.
  • Morison BJ, Taylor RW, Haszard JJ, et al. (2016) How different are baby-led weaning and conventional complementary feeding? A cross-sectional study of infants aged 6-8 months. BMJ Open.6:e010665.
  • autosvezzamento.it
  • who.int