L’importanza dell’approfondimento: Il caso della chetosi e la funzionalità renale

La dieta chetogenica ha tra le sue controindicazioni una ridotta funzionalità renale la cui valutazione però può essere inficiata dalla condizione stessa di obesità

di MARCO MARCHETTI

Obesità e sovrappeso sono ormai, come tristemente noto, una vera e propria pandemia.

Una delle armi più efficaci utilizzate per contrastare l’eccesso di massa grassa, tipico dell’obesità, è la “dieta” chetogenica.

La chetosi, è a tutti gli effetti un mondo, vasto e variegato, in cui coesistono diverse dietoterapie, non tutte realmente efficaci e salutari, caratterizzate da apporti di macronutrienti sensibilmente differenti tra loro.

In caso di obesità questo particolarissimo tipo di alimentazione è contraddistinto, nella sua versione più elegante, corretta e raffinata, da un apporto relativamente basso di calorie costituito, in termini di macronutrienti, da uno scarso quantitativo di carboidrati, da un variabile apporto di lipidi e da un apporto proteico calibrato in funzione della massa magra del paziente.

Proprio l’apporto proteico è al centro di una delle principali controindicazioni della dieta chetogenica, ossia la ridotta funzionalità renale.

Attraverso i reni, come noto, vengono eliminate le scorie azotate derivanti dal metabolismo delle proteine introdotte con la dieta. In chetosi l’apporto proteico riveste un duplice ruolo: plastico ed energetico e sebbene il sillogismo “dieta chetogenica-dieta proteica” sia sbagliato, poiché lo stato di chetosi prescinde dall’apporto proteico, è innegabile che la quantità di proteine assunte durate un protocollo chetogenico sia relativamente più elevato rispetto ad una dietoterapia più convenzionale. È opportuno tenere inoltre in considerazione che la dieta chetogenica prende il nome dalla produzione e utilizzazione dei corpi chetonici, la cui escrezione concorre ad aumentare il lavoro di tutto l’emuntorio renale attraverso complesse interazioni.

Verificare la corretta funzionalità renale del paziente da voler sottoporre ad un regime chetogenico, al fine di essere sicuri di scrivere un protocollo realmente salutare, è quindi doveroso.

Come detto, una delle principali applicazioni della dieta chetogenica è l’obesità e la condizione stessa di obesità è catalogata come fattore di rischio per patologie renali. 

Il problema si presenta analizzando gli indicatori da tenere in considerazione per verificare la salute e l’efficienza renale stessa.

Uno dei parametri che viene preso in considerazione al fine di valutare la corretta funzionalità renale è la velocità di filtrazione glomerulare o eGFR.

Questo indice valuta la quantità di sangue filtrata nell’unità di tempo.

Valori inferiori a 120 ml/min vengono già considerati un campanello di allarme.

I soggetti obesi, target di un protocollo chetogenico, possono avere valori elevati di eGFR, non tanto in funzione dell’effettiva funzionalità renale, ma proprio a causa della loro peculiare condizione di obesità.

In altre parole, la condizione stessa di obesità può mascherare una ridotta funzionalità renale aumentando il valore di eGFR.

Un altro parametro utilizzato per determinare la salute renale è la presenza di proteine nelle urine.

La condizione di obesità si associa spesso anche a proteinuria, il cui valore però si riduce se il paziente perde peso.

Ci si può quindi trovare di fronte alla situazione di un paziente obeso, candidato per questo motivo ad un protocollo chetogenico, la cui valutazione della funzionalità renale può essere incerta proprio in funzione della condizione stessa di obesità e non in funzione di una effettiva, alterata, funzionalità.

La questione non è di poco conto considerando che diversi studi dimostrano l’efficacia di un protocollo chetogenico in pazienti obesi anche in presenza di un moderato danno renale.

Sarebbe quindi utile, per poter scrivere in sicurezza un protocollo chetogenico efficace e salutare, una valutazione critica complessiva di più parametri legati alla funzionalità renale quali creatinina, eGFR, azotemia, tutti all’interno di una valutazione più complessiva dello stato di salute del soggetto in questione che deve essere demandata, a nostro avviso obbligatoriamente, a professionisti abilitati, qualificati ed esperti.

Bibliografia

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