Lo stato di ansia

Lansia è una delle principali condizioni in grado di influenzare la vita di chi ne è affetto. Uno studio dellUniversità di Tor Vergata ne indaga possibili cause prospettando ipotetiche soluzioni

di MARCO MARCHETTI

L’ansia viene comunemente definita come uno stato psichico caratterizzato da una condizione di preoccupazione o paura che, in seguito ad un mancato adattamento allo stimolo che la ha generata, si trasforma in uno stress per l’individuo.

Chi soffre di ansia sa bene quanto questo stato infici la qualità della vita del soggetto e quanto ne determini, condizionandole, scelte e comportamenti.

L’ansia colpisce tutti, ma alcuni soggetti possono essere maggiormente predisposti.

È noto, infatti, il legame esistente tra le citochine infiammatorie e l’insorgenza e la progressione di alcuni disturbi dell’umore.

Ad esempio, mutazioni a singolo nucleotide (SNP) come quelle che possono essere identificate a carico dell’IL1beta possono essere correlate ad alti livelli di citochine e quindi, potenzialmente, possono giocare un ruolo anche nella progressione di svariati disturbi dell’umore, tra cui l’ansia.

Il gruppo di ricerca della sezione di Nutrizione Clinica e Nutrigenomica del dipartimento di Biomedicina e Prevenzione dell’Università di Roma Tor Vergata si era, già in passato, interessato alla possibile interazione tra ansia e modulazione della flora intestinale. Con il lavoro (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5632987/), questa equipe aveva infatti investigato la possibile correlazione tra ansia, dieta, composizione corporea ed assunzione di un particolare probiotico.

I risultati ottenuti dimostrarono come la modulazione della flora intestinale a seguito della somministrazione di una ben determinata miscela di ceppi costituita da: 1.5 × 1010 CFU di Streptococcus thermophilus, 1.5 × 1010 CFU di Lactobacillus bulgari, 1.5 × 1010 CFU di Lactococcus lactis subsp. lactis, 1.5 × 1010 CFU di Lactobacillus acidophilus; 1.5 × 1010 CFU di Streptococcus thermophiles; 1.5 × 1010 CFU di Lactobacillus plantarum; 1.5 × 1010 CFU di Bifidobacterium lactis; 1.5 × 1 1010 CFU fosse stata in grado di modulare sia la composizione corporea che lo sviluppo dello stato di ansia.

Con un nuovo e recente studio pubblicato (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32377159/), i ricercatori, in questo caso, hanno dimostrato come l’assunzione di un determinato probiotico, non a caso definito psicobiotico, riesca a modulare la percezione e lo sviluppo dell’ansia in soggetti teoricamente predisposti, poiché portatori della mutazione genica relativa all’IL1Beta.

Giova ricordare come la mutazione in questione comporti una maggior predisposizione allo sviluppo di ansia.

Questo studio, particolarmente raffinato ed elegante nella sua genesi, si è avvalso di due distinti gruppi di pazienti a cui sono stati somministrati un probiotico ed un placebo per 12 settimane. Ai partecipanti sono stati poi somministrati test quali Hamilton Anxiety Rating Scakle (HAM-A), Body Uneasiness Test (BUT) e Symptom Checklist 90-Revised (SCL90R), è stata anche investigata l’espressione genica attraverso un’estrazione del DNA salivare e seguente reazione a catena della polimerasi (PCR).

I risultati ampliano gli attuali scenari e innescano una doverosa discussione.

Infatti, mentre da un lato appare imperativo investigare in modo più approfondito il legame tra alcuni polimorfismi genici e la genesi e la progressione dell’ansia, dall’altro sembra chiaro ed evidente come la particolare formulazione del probiotico, testato nello studio, sia stata in grado di modificare la composizione della flora intestinale, al punto tale da mitigare notevolmente i sintomi legati all’ansia riporti dai partecipanti allo studio.

I pazienti ansiosi, a maggior ragione se portatori di una determinata mutazione genica, devono quindi essere portati a conoscenza che, grazie alla ricerca, possono contare su una nuova ed efficace arma per lenire le conseguenze che l’ansia determina sulla loro qualità di vita.

Il tutto senza assunzione di medicinali ma semplicemente modulando la propria flora intestinale attraverso una miscellanea ben dosata di ceppi batterici.