Il BMI, il peso e la percentuale di massa grassa

Il BMI valuta statura e peso, ma è il grasso e non il peso, il vero obiettivo di una dietoterapia corretta. Oggi è possibile determinalo in modo semplice e corretto

di MARCO MARCHETTI

Quanto dovrei pesare? Questa è la domanda che i professionisti che si occupano di nutrizione si sentono porre più spesso. L’ossessione dei pazienti per il peso rappresenta uno degli ostacoli più difficili da superare perché il vero obiettivo di una dietoterapia dimagrante deve essere il grasso, non il peso.

Molti pazienti si pongono obiettivi di peso sbagliati, cercando di raggiungere un peso troppo basso, causando deperimento, ossia perdita di massa magra, d’altronde è pur vero che moltissimi soggetti, pur necessitando di importanti modifiche nella loro composizione corporea, non si sottopongono ad alcun intervento dietoterapico poiché sbagliano la valutazione, basandola esclusivamente su peso e statura, per poi calcolare il famoso indice di massa corporea.

In tempi mi cui imperano dott. Google e la dieta “fai da te” appare utile ribadire che un intervento nutrizionale deve basarsi su dati certi ed affidabili, e l’indice di massa corporea lo è solo in parte.

L’indice di massa corporea, BMI secondo l’acronimo inglese, fu ideato da Adolphe Quetelet intorno al 1840. Viene matematicamente determinato con il rapporto tra il peso del soggetto espresso in kg e la statura espressa in metri elevata al quadrato.

Secondo l’O.M.S. un soggetto è considerato in sovrappeso se il suo BMI è superiore a 25 ed è obeso se il supera il valore di 30.

Questo indice, sebbene sia un validissimo strumento per gli studi di popolazione e di screening sull’obesità, presenta evidenti criticità nella valutazione del singolo individuo.

I principali limiti sono l’incapacità di discriminare il sesso, l’età, e la reale composizione corporea.

Sappiamo bene quanto tra donne e uomini sia diversa la composizione corporea in termini di percentuali e localizzazione di massa grassa. Eppure, secondo BMI, una donna ed un uomo dovrebbero avere lo stesso identico valore a parità di altezza e peso.

Stesso discorso per quanto riguarda l’età. Con il passare degli anni si assiste ad un inevitabile cambiamento nella composizione corporea. La massa muscolare fisiologicamente diminuisce, così come aumenta, in percentuale, la massa grassa. Questa “sostituzione” potrebbe avvenire senza sensibili cambiamenti di peso, lasciando così inalterato il valore di BMI, non la composizione corporea del soggetto, purtroppo.

L’indice, in buona sostanza, non tenendo conto di sesso ed età, tende a sovrastimare il grasso nei giovani ed a sottostimarlo negli anziani.

Il BMI oltretutto non può essere calcolato in gravidanza, oppure negli atleti, per il rischio di sovrastima, così come è scarsamente predittivo in caso di squilibri elettrolitici.

Dove l’indice di massa corporea è maggiormente deficitario è, comunque, nella composizione corporea.

Soggetti dello stesso sesso, della stessa età ma con composizione corporea estremamente diversa, potrebbero avere lo stesso BMI. È facile intuire come un atleta ed un obeso possano facilmente avere lo stesso indice di massa corporea ma necessitare di interventi nutrizionali profondamente diversi.

Dal momento che il BMI non valuta i singoli compartimenti corporei, un valore superiore ai limiti di normalità non è sempre sinonimo di aumento di massa grassa, e l’obesità, secondo la definizione dell’organizzazione mondiale della sanità, è un “eccessivo accumulo di grasso (e non di peso nda) tale da alterare lo stato di salute dell’individuo”.

Appare evidente la necessità di spostare l’obiettivo della valutazione dalla misurazione del peso alla stima della massa grassa.

Seguendo i criteri dell’OMS oggi il 33,4% delle donne ed il 39,5% degli uomini è in sovrappeso, allo stesso tempo circa il 31% delle donne ed il 14% degli uomini risulta pre-obeso, obeso.

Poiché il BMI ha il limite di non valutare il contenuto di grasso, circa il 30% della popolazione obesa sfugge ad una corretta diagnosi.

Importanti autori (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26811617/) confrontando la classificazione di obesità secondo BMI con quella secondo la percentuale di massa grassa hanno evidenziato una forte discrepanza tra le due misurazioni.

In Italia, su 900 soggetti esaminati, è emerso come tra i normopeso secondo BMI il 28% fosse in realtà sovrappeso, in funzione della percentuale di massa grassa, e come tra i pre-obesi per BMI il 5% fosse in realtà già francamente obeso. Allo stesso modo, valutando la reale composizione corporea su un campione di 3258 soggetti italiani risultava obeso il 64% della popolazione contro il 32% circa indicato dalla semplice valutazione del BMI.

Questi dati indicano quanto sia imprecisa la diagnosi di sovrappeso ed obesità sul singolo individuo effettuata esclusivamente attraverso la valutazione del BMI. Esiste cioè una elevata percentuale di soggetti che, pur correndo un elevato rischio cardiometabolico, il quale giova ricordarlo, vede l’obesità come uno dei principali fattori di rischio, non viene trattata con un adeguato intervento nutrizionale poiché considerata essere entro parametri ritenuti normali.

Una corretta valutazione dello stato nutrizionale del soggetto quindi, pur se comprendente parametri come peso e statura, non può prescindere da una valutazione della composizione corporea, suddividendo e misurando, i singoli comparti di massa. Logicamente poter disporre di una strumentazione come una densitometria a doppio raggio X (DXA) rappresenterebbe un valido aiuto, ma una buona valutazione può essere effettuata anche utilizzando in modo corretto la plicometria oppure ricorrendo ad una semplice equazione proposta in questo studio: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30964178/.

In questo studio viene proposta una equazione che consente, semplicemente ricorrendo alla misurazione di due circonferenze, di determinare correttamente la percentuale di massa grassa del soggetto oltrepassando il semplice BMI.

Conoscendo la percentuale di massa grassa si possono pianificare interventi nutrizionali mirati sia a migliorare lo stato di forma del paziente, sia a limitare il rischio cardiovascolare.

Una dietoterapia corretta deve mirare al miglioramento della salute del soggetto, anche attraverso una ricomposizione corporea che può prescindere dal valore assoluto del peso del paziente ma non dalla sua percentuale di massa grassa.

Se non esiste, come sappiamo bene, un peso ideale, esiste però una corretta e salutare composizione corporea con percentuali di massa grassa ben determinati e stimati in funzione di sesso ed età. Questi valori, e non il peso sono il reale, devono essere l’obiettivo di una dietoterapia corretta perché rappresentano anche un valido indice di salute. Oggi possiamo stimarli e raggiungerli.