In attesa della ripartenza continuare a gestire con responsabilità il Covid-19

La quarantena che da più di un mese ci è stata imposta per combattere e debellare il corona virus, avrebbe i giorni contati. Infatti, si sta avvicinando il 4 maggio, termine del lockdown, quando si potranno riprendere sia le attività lavorative che sociali

di SILVIA BASSI

In attesa della “fase 2” con un inizio al ritorno alla normalità prima del diffondersi della pandemia, è bene continuare a rispettare le specifiche norme che hanno consentito di ridurre i suoi effetti devastanti e che hanno provocato, fra l’altro, il decesso di quasi 24 mila persone fino ad oggi. Per questo è necessario ancora l’isolamento per contrastare il contagio e il diffondersi del virus, ma questa condizione può risultare psicologicamente molto pesante per alcune persone, vista anche l’innata natura sociale dell’essere umano. A questo si aggiunge la preoccupazione per il diffondersi del virus, la paura del contagio, della perdita dei nostri cari, l’ansia legata all’incertezza economica e lavorativa e alle conseguenze che avrà tutto questo sul futuro.

L’epidemia coronavirus continua ad avere diverse sembianze: di tipo biologico, ma anche di tipo cognitivo, affettivo e sociale; queste ultime sono più nascoste perché non si possono misurare con un termometro. In questa situazione emergono pensieri catastrofici e negativi e ci troviamo costretti a occuparci delle nostre emozioni, soprattutto di quelle spiacevoli, come paura, ansia, tristezza, noia. In particolare, la paura anche se vissuta spesso come negativa, è un’emozione intensa, ma necessaria. Abbiamo paura perché abbiamo bisogno di avere una percezione di controllo sulle nostre vite: si ha paura di quello che non si conosce e il Coronavirus rientra in questa categoria.

La pandemia in corso è bene e utile affrontarla emotivamente con alcuni pratici suggerimenti per riorganizzare il proprio mondo interno (la mente) ed esterno (la persona inserita nella vita quotidiana). Ad esempio, pensare che stare a casa sia un atteggiamento passivo e costrittivo potrebbe aumentare la frustrazione, la sensazione di impotenza e rabbia. Al contrario, stare a casa è dare attivamente un contributo alla lotta al coronavirus. Esserne consapevoli aiuta a sentire che si ha maggior controllo e potere su quello che sta succedendo e sulla propria vita. Un modo per riscoprire che le proprie azioni hanno un effetto positivo anche sugli altri, proponendo solidarietà e tutela alle persone che oggi sono più vulnerabili.

E poi circoscrivere al massimo due volte al giorno la lettura di notizie e informazioni sul coronavirus, selezionando accuratamente le fonti, diminuendo l’uso dei social network ed evitando i messaggi e le catene allarmanti. C’è da dire che la ricerca compulsiva di informazioni è dettata dal vano tentativo di controllare la paura che è normale e funzionale in certi casi ma, se diventa ingestibile, porta all’aumento di pensieri negativi, stress ed emozioni spiacevoli.

È pure fondamentale relazionarsi con le persone a noi vicine per stare bene sia a livello biologico che psicologico. L’obbligo di ridurre i contatti di persona non vuol dire rinunciare ai rapporti: comunicare con videochiamate, messaggi vocali, anziché sms o e-mail, aiuta a sentirsi meno soli. Si possono organizzare aperitivi e cene, o pause caffè, su Skype, Google Hangouts, Google Meet o Whatsapp, con amici e parenti. Questo è un buon modo per mantenere viva la socialità. 

Organizzare le proprie giornate, pianificandole, è fondamentale per avere un controllo sulla vita quotidiana e per far sì che il proprio tempo trascorra più velocemente. Ci sono attività che solitamente non si riescono a svolgere perché si è molto impegnati, presi dal lavoro, dai figli, etc. In questo momento si può fare tutto ciò che si è sempre deciso di rimandare, come ad esempio, leggere un libro, guardare film, dedicarsi alla cucina, fare lavori in casa o in giardino, eccetera. E’ importante continuare a organizzare il tempo dell’isolamento per non rischiare di renderlo infinito e senza regole: svegliarsi, lavarsi e vestirsi è fondamentale per partire con il piede giusto!

Per poter aiutare qualcuno è importante capire con quali risorse ci si avvicina all’altro. Se non si conoscono i propri limiti, si rischia di fare del male a sé stessi e, secondariamente, anche ai propri cari: può succedere di innervosirsi o di preoccuparsi senza riuscire a sostenere l’emozione dell’altro e, quindi, risultare inefficaci. L’empatia può essere d’aiuto in questi casi; riguarda la capacità di mettersi nei panni dell’altra persona, astenendosi dal giudicarla, ma riconoscendo le sue emozioni e comunicandogliele. Incoraggia i tuoi cari con frasi come: “Capisco come ti senti”, “Può capitare a tutti in questa situazione sentirsi agitati, alle volte senza sapere il perché”, oppure “Non so bene cosa dire in questo momento, ma sono felice tu abbia sentito di condividerlo con me”,Ti sono vicino”. L’empatia consente dimettersi in contatto con gli altri, mantenendo la calma e facendo sentire all’altro che si è al suo fianco.

Infine, un’attenzione particolare va riservata per gli adolescenti che hanno difficoltà a cogliere il significato e il valore delle regole e dei divieti. L’isolamento forzato è vissuto, comunque, come una rinuncia: non si può uscire con gli amici o con il partner e questo porta ad avere molte difficoltà in famiglia. E’ importante che i genitori colgano questa difficoltà e ne siano consapevoli, che non perdano la pazienza quando l’adolescente, che è in una fase di ribellione e criticità, cerca di rompere le regole o se la prende con i genitori.  E’ comprensibile che i figli adolescenti si incupiscano o si arrabbino se non escono di casa: i ragazzi molto giovani tendono a preoccuparsi dei pericoli concreti e molto poco di quelli ipotetici o immateriali.

Tuttavia, la quarantena potrebbe diventare un’occasione per avvicinarsi al mondo di un figlio adolescente. I genitori conoscono poco il mondo dei loro ragazzi, giocano raramente con loro e non sono informati sugli eroi dei videogiochi amati, sui cantanti preferiti, etc. E’ importante instaurare con loro un dialogo autentico attraverso attività interessanti da fare insieme e che solitamente non si ha tempo di svolgere come guardare insieme un film, ascoltare la musica, suonare uno strumento musicale, etc. Anche i nostri figli stanno provando a dare un senso a quello che sta succedendo. Diamo loro ruoli e compiti da fare in casa, per responsabilizzarli e coinvolgerli in un programma familiare condiviso.