Il ruolo dell’ obesità e dello stato nutrizionale nella pandemia da Covid-19

L’ obesità aumenta la vulnerabilità all’infezione e lo stato nutrizionale è correlato con i meccanismi di diffusione di infezioni virali respiratorie

 di TIZIANA RAMPELLO e GIOVANNA CAPARELLO

L’attuale pandemia da COVID19 che stiamo vivendo sta rappresentando una grave sfida per la sanità pubblica. Si tratta di un nuovo coronavirus altamente patogeno (SARS- CoV-2) responsabile del focolaio provocato nella città di Wuhan, nel dicembre 2019 che ha avuto una diffusione esponenziale a livello nazionale e nel resto del mondo.

In questa situazione di emergenza molti studi sottolineano l’importanza di non sottovalutare il ruolo dell’ obesità, in quanto è stato osservato che i pazienti affetti da questa patologia hanno maggiore probabilità di contrarre gravi malattie associate al virus, in virtù dell’aumentato rischio di patologie croniche che l’obesità provoca [1].

È stato visto come l’ACE2 ovvero l’enzima convertitore dell’angiotensina 2 ha un legame di affinità molto elevato con la sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2 (SARS- CoV-2). Questo perché la glicoproteina S presente sullo spike del virus SARS-CoV2, assomiglia al naturale ligando del recettore per ACE 2 [2]. Pertanto, le cellule e i tessuti che esprimono il recettore ACE2, agiscono come bersagli del nuovo coronavirus. A questo proposito in uno studio di Xiaodong e colleghi (https://www.preprints.org/manuscript/202002.0315/v1).

hanno osservato che il livello di espressione di ACE2 nel tessuto adiposo (incluso il tessuto adiposo sottocutaneo e viscerale) era significativamente superiore a quello nel tessuto polmonare. È stato riferito in altri studi che i tessuti adiposi potrebbero essere infettati da alcuni virus, come H5N1, HIV5. Inoltre, l’obesità potrebbe influenzare la mortalità e la trasmissione del virus dell’influenza [3]. E non è stato ancora osservato che il tessuto adiposo possa essere vulnerabile al nuovo virus nonostante abbiano trovato un livello di RNA più alto rispetto al tessuto polmonare. Non ci sono ancora prove che dimostrino che l’ obesità è associata al COVID-19 ma si è visto che aumenti la vulnerabilità all’infezione. Pertanto, risulta necessario approfondire con più dati clinici il ruolo dell’ obesità nell’infezione da SARS-cov-2 dato il periodo critico di epidemia.

In letteratura scientifica sono state proposte diverse ipotesi su quali siano i fattori che contribuiscono alla rapida evoluzione delle specie virali, ed in particolare in una recente review [4] è stato indicato come anche lo stato di nutrizione dell’ospite possa influenzare non solo la risposta dell’ospite stesso al patogeno ma anche la composizione del genoma virale.

I ricercatori in laboratorio hanno osservato come delle semplici manipolazioni nutrizionali quali la riduzione di importanti antiossidanti della dieta (es. Vitamina E e Selenio) e l’aumento invece di sostanze che favoriscono l’ossidazione (es. il ferro) inducano uno stress ossidativo dell’organismo ospite predisponendolo a condizioni che potenziano la carica virale e inducono mutazioni nel genoma virale stesso. Questi test erano stati effettuati su dei virus a RNA (Coxackie virus e il virus dell’influenza), dimostrando che possibili carenze nutrizionali in un organismo ospite possano avere degli effetti diversi sullo sviluppo di un’infezione virale. Tali risultati aprono un nuovo possibile scenario per approfondire le interazioni tra lo stato nutrizionale dell’ospite e l’emergenza di nuove malattie virali nella popolazione umana, in quanto la carenza di diversi nutrienti ma anche l’eccesso ponderale tipico dell’obesità è un aspetto diffuso soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.

Capire come questa emergenza sanitaria può manifestarsi ed evolvere, aiuterà a riconoscere le condizioni di rischio per l’insorgenza di nuovi focolai virali e anche lo sviluppo di strategie terapeutiche per la prevenzione di nuove infezioni virali.

Bibliografia

Misumi I, Starmer J, Uchimura T, Beck MA, Magnuson T, Whitmire JK. Obesity Expands a Distinct Population of T Cells in Adipose Tissue and Increases Vulnerability to Infection. Cell Rep. 2019 Apr 9;27(2):514-524.e5. doi:10.1016/j.celrep.2019.03.030.

Jia, X.; Yin, C.; Lu, S.; Chen, Y.; Liu, Q.; Bai, J.; Lu, Y. Two Things about COVID-19 Might Need Attention. Preprints 2020. doi: 10.20944/preprints202002.0315.v1.

Maier HE, Lopez R, Sanchez N, Ng S, Gresh L, Ojeda S, Burger-Calderon R, Kuan G, Harris E, Balmaseda A, Gordon A. Obesity Increases the Duration of Influenza A Virus Shedding in Adults. J Infect Dis. 2018 Sep 22;218(9):1378-1382. doi:10.1093/infdis/jiy370.

Beck MA, Handy J, Levander OA. Host nutritional status: the neglected virulence factor. Trends Microbiol. 2004 Sep;12(9):417-23. Review. PubMed. doi:https://doi.org/10.1016/j.tim.2004.07.007.