Il ruolo della Vitamina D nella risposta al Coronavirus

Si fa spesso uso di integratori nutraceutici, quanto può esserci utile la Vitamina D in questa difficile sfida?

di VANESSA CAMODECA

A fronte dell’epidemia globale che stiamo vivendo a causa del Covid-19 (un virus appartenente all’ordine di Nidovirales che comprende le famiglie Coronaviridae, Arteriviridae e Roniviridae), il nemico invisibile che ha messo in ginocchio il mondo intero determinando un ingente numero di vittime, chi ne sta subendo maggiore attacco è proprio la fascia della popolazione più vulnerabile, parliamo dei soggetti anziani con polipatologie. Questo agente virale colpisce il tratto respiratorio inferiore e nei casi più gravi si manifesta con polmonite bilaterale, sindrome respiratoria acuta grave che potrebbe portare ad insufficienza renale e morte, ma diversi sono anche i casi di soggetti positivi che risultano asintomatici.

Pertanto, le domande che in molti potrebbero porsi sono: perché in un soggetto determina la morte e in un altro no? Quanto conta l’efficienza del sistema immunitario in questa partita? Esistono integratori che possono aiutarci?

Sicuramente avere un sistema immunitario forte è più importante che mai, ma viene riconosciuto anche il profondo ruolo della Vitamina D (VD) nell’orchestrare le difese immunitarie e la salute respiratoria, questo avviene attraverso il suo recettore VDR (che è espresso in maniera ubiquitaria in oltre 2000 geni), (10.1136/thoraxjnl-2012-202139). Anche la sua carenza risulta una pandemia che colpisce già da tempo il 50% della popolazione in tutto il mondo (10.4103/lungindia.lungindia_141_19). La VD rappresenta un esempio lampante di nutrigenomica, poiché attraverso il suo secosteroide 1,25-diidrossivitamina D, influenza direttamente l’epigenoma e il trascrittoma in migliaia di loci all’interno del genoma umano. Che la VD fosse un importante tassello nella modulazione della risposta immunitaria all’infezione da virus dell’influenza è stato messo in evidenza da diversi studi, essa infatti oltre a controllare l’omeostasi del calcio modula la risposta del sistema immunitario innato e adattivo. La ricerca mostra che il deficit di Vitamina D aumenta i rischi di molte malattie tra cui quelle infettive come: influenza epidemica, influenza annuale, virus dell’influenza e infezioni respiratorie, infezioni polmonari, tubercolosi (TB), HIV, polmonite, infezioni da C. Difficile, sepsi, infezioni da stafilococco e MRSA, epatite B (HBV) ed epatite C (HCV). (SmilePage Health Institute). Nel sistema immunitario si è vista la presenza del VDR nei linfociti T, che inibendo l’interferone gamma (IFNγ) inibisce la stimolazione delle specie reattive dell’ossigeno e della produzione di ossido nitrico in eccesso. Agisce anche come un modulatore della proliferazione delle cellule Th e della produzione di citochine, ma anche promuovendo le cellule Treg responsabili dell’azione anti-infettiva, con la secrezione di citochina antinfiammatoria IL-10, soppressione delle risposte immunitarie e limitazione dei processi infiammatori. Numerosi toll-like-receptor (TLR), proteine implicate nella difesa dell’organismo, influenzano o sono influenzati dall’induzione del VDR.

L’effetto anti-infiammatorio della VD può essere effettuato in parte attraverso l’inibizione di NFκB, fattore di trascrizione che regola l’espressione dei geni che codificano per le proteine infiammatorie prodotte durante l’infezione, come citochine, chemochine, proteine della fase acuta o enzimi effettori inducibili, in particolare IL-13,IL-17, IL-1, IL-6 (che nel COVID-19 viene prodotta in alte quantità), IL-8 e TNF-α. Nelle cellule polmonari i recettori della VD la convertono da inattiva nella sua forma attiva, che stimolerà la produzione di catelicidina, una proteina ad attività antimicrobica contro batteri e virus.

Khare et al, hanno osservato che, nell’infezione da H1N1(virus dell’influenza A) del 2009, il trattamento delle cellule epiteliali del polmone(A549) a 100 o 30 nM di VD ha ridotto significativamente i livelli di TNFα, IFNβ indotta da infezione, ISG15, regolando i livelli di RNA IL-8 e IL-6.

L’ultimo studio (10.3346/jkms.2020.35.e4) che valuta l’importanza di questa vitamina/ormone, mette in relazione la quantità sierica di VD nei pazienti positivi al COVID-19 con il farmaco Ticilizumab, si pensa che questi pazienti con Artrite Reumatoide trattati con anticorpo IL-6, potrebbero mostrare una migliore risposta con una sufficiente quantità sierica di VD, di fatto Tocilizumab e 1,25(OH)₂D sopprimono sinergicamente la produzione di IL-17, che risulta molto presente negli stati infiammatori.

La VD è spesso sotto i riflettori, sarà utile in questo ginepraio oppure rimarrà solo uno “stimolo stagionale” come la definì R. Edgar Hope-Simpson?