Coronavirus e superfici: quali disinfettanti utilizzare?

Agenti disinfettanti adeguati per contrastare la persistenza del SARS-COV-2 sulle superfici

di GIOVANNA CAPARELLO

Il nuovo Coronavirus SARS-CoV-2 è un virus respiratorio appartenente alla famiglia dei coronavirus (CoV).  Oggi conosciamo sette tipologie di coronavirus umani, i primi furono identificati a metà degli anni Settanta, mentre gli ultimi, più recenti, come SARS-CoV nel 2002 (sindrome respiratoria acuta grave, Severe acute respiratory syndrome); MERS-CoV nel 2012 (Middle East respiratory syndrome) [1], fino al nuovo coronavirus SARS-CoV-2 di questi ultimi mesi, il quale non era mai stato identificato prima della sua segnalazione in Cina, nella città di Wuhan nel dicembre del 2019.

Gli studi scientifici affermano che il nuovo coronavirus è un virus respiratorio, la cui diffusione avviene principalmente attraverso le goccioline del respiro delle persone infette, tramite starnuti o tosse. L’organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ribadisce che in base alle informazioni preliminari il virus (il quale vive e si riproduce solo all’interno delle cellule) potrebbe sopravvivere alcune ore sulle superfici (metallo, plastica, vetro, carta, alluminio) e per quanto diversi studi siano attualmente in corso, dati che provengono da una review pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Journal of Hospital Infection, affermano che le carica virale presente sulle superfici può resistere da un paio d’ore fino a 9 giorni. https://doi.org/10.1016/j.jhin.2020.01.022

I ricercatori, analizzando la maggior parte degli studi sul ceppo endemico di coronavirus umano (HCoV-) 229E hanno constatato che la persistenza del patogeno sulle superfici si riduce a temperature superiori di 30°C e con umidità del 30% a temperatura ambiente.

Attraverso l’utilizzo di disinfettanti con formulazioni a base di Etanolo (78 – 95%), 2-propanolo (70% e100%) una combinazione del di 2-propanolo (45%) e 1-propanolo (30%), glutaraldialdeide (0,5 -2,5%), formaldeide (0,7 % e 1%) e iodio povidone (0,23- 7 .5%) si ottiene inattivazione rapida dell’infezione da coronavirus di circa più del 4 log10. L’ipoclorito di sodio (comune candeggina) per essere efficace deve trovarsi alla concentrazione minima di 0,21%. Il perossido di idrogeno (acqua ossigenata) si è dimostrato efficace con una concentrazione dello 0,5% e un tempo di incubazione di 1 minuto. Non ha dimostrato efficacia contro il coronavirus la clorexidina digluconato e dati contrastanti sono emersi invece per il cloruro di benzalconio.

Non ci sono dati scientifici che riportano la trasmissione diretta del coronavirus dalle superfici alla mano, ma l’infezione si contrae soltanto se la mano “non disinfettata” sulla quale è presente la carica virale viene a contatto con occhi, naso e bocca. Pertanto, data l’emergenza mondiale che si sta dilagando in questi giorni, anche la World Health Organizzation (WHO) si è espressa sull’importanza della disinfezione raccomandando l’utilizzo di etanolo almeno al 70% per disinfettare piccole superfici, riportando quanto segue: “assicurarsi che le procedure di pulizia e disinfezione degli ambienti vengano seguite consistentemente e correttamente. La pulizia accurata delle superfici ambientali con acqua, detergenti e l’applicazione di disinfettanti comunemente usati a livello ospedaliero (contenenti l’ipoclorito di sodio) sono procedure efficaci e sufficienti” [2].

Bibiliografia

[1] Fehr A.R., Perlman S. (2015) Coronaviruses: An Overview of Their Replication and Pathogenesis. In: Maier H., Bickerton E., Britton P. (eds) Coronaviruses. Methods in Molecular Biology, vol 1282. Humana Press, New York, NY

[2] WHO. Infection prevention and control during health care when novel coronavirus (nCoV) infection is suspected. WHO; 2020. Interim guidance. 25 January 2020.