Gli antiossidanti contro COVID-19

I nutraceutici hanno la potenzialità di aumentare la risposta dell’interferone di tipo 1 ai virus ad RNA, inclusi influenza e coronavirus

di GIULIA BIGIONI

Alla luce delle preoccupazioni a livello mondiale per la pandemia da coronavirus, due recenti scoperte pubblicate su Progress and Cardiovascoular Diseases il 12 Febbraio u.s. dai riceratori Mac Cartey e DiNicolantonio del St. Luke’s Hospital indicano la strada a efficaci misure nutraceutiche per potenziare la risposta dell’interferone di tipo 1 ai virus dell’RNA. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/32061635

L’interferone di tipo1, prodotto dalle cellule del sistema immunitario, ha le funzioni di inibire la replicazione di virus all’interno delle cellule infette, inibire il contagio, rafforzare le difese immunitarie. All’interno degli endosomi dei macrofagi alveolari polmonari, i virus a RNA determinano la produzione di perossidi a seguito dell’attivazione di un sistema di ossidasi NOX2-dipendente. La formazione di perossidi di idrogeno all’interno degli endosomi, tuttavia, determina uno stato di ossidazione che blocca la produzione di interferone di tipo 1.

I nutraceutici in grado di inibire la produzione del perossido di idrogeno possono attivare la funzione dell’interferone di tipo 1.

Sono anche in grado di promuovere le funzioni di enzimi antiossidanti come la glutatione perossidasi e la sintesi di glultatione. Tra questi ossidanti si annovera la N-acetil cisteina, che, alla dose di 1200-1800 mg al giorno,  oltre alla funzione mucolitica, è in grado di proteggerci dai virus influenzali e da infezioni batteriche.

Poiché il selenio è un cofattore essenziale per alcune perossidasi e la carenza di selenio è risultata endemica in alcune regioni della Cina e in altre parti del mondo, un’adeguata quantità di selenio (50-100 mcg al giorno) assunto con l’alimentazione, potrebbe essere indicata in caso di infezioni virali.

Anche la supplementazione di alte dosi di glucosamina (3gr al giorno) potrebbe aiutare a prevenire e controllare l’infezioni da virus a RNA. La somministrazione di spirulina (o un estratto di spirulina), un induttore di fase 2, come l’acido ferulico (500-1000 mg al giorno), l’acido lipoico (1200-1800 mg al giorno) o il sulforafano presente nei broccoli ,  oltre la N-acetilcisteina e il selenio, potrebbero aiutare a prevenire e controllare le infezioni da virus a RNA amplificando produzione di interferone di tipo 1. Assicurare un’adeguata assunzione di zinco, in particolare nei giovani e negli anziani, sembrerebbe altrettanto prudente, poiché lo zinco (30-50 mg al giorno) sostiene la funzione di proliferazione delle cellule immunitarie.

I preparati nutraceutici in grado di fornire una protezione potrebbero ragionevolmente includere anche i beta-glucani da lievito di birra, per i loro documentati effetti immunostimolanti e contro l’influenza.

La bacca di sambuco è una fonte molto ricca di antocianine, e si è dimostrata avere un effetto antivirale; il suo impatto sui virus potrebbe essere mediato, almeno in parte, dall’acido ferulico, un importante metabolita che appare nel plasma dopo l’assunzione dell’antocianine.

Un’attenta valutazione clinica del più promettente di questi preparati potrebbe permettere di individuare  specifici fitochimici che possono influenzare la patogenicità di virus, non ancora studiati. Siccome gli antiossidanti possono proteggerci reprimendo l’infiammazione polmonare eccessiva, ci si potrebbe aspettare che i nutraceutici calmino l’eccessiva reazione infiammatoria all’interno del parenchima polmonare evocata da infezioni virali la cui letalità è mediata da una sindrome da distress respiratorio acuto, tipica del COVID-19.