La supplementazione di vitamina D riduce il rischio di diabete di tipo 2?

L’introduzione di una dieta ottimale e di attività fisica possono migliorare molto questa condizione

di SILVIA GIANNATTASIO

La mortalità e morbidità per diabete di tipo 2 è causa ogni anno di circa 400 milioni di nuovi casi ogni anno. La pressione sociale sulla salute pubblica è quindi molto forte. Il diabete di tipo 2 infatti è anche associato a numerose altre patologie come, ad esempio, l’obesità. In letteratura sono presenti numerosi lavori circa strategie di contrasto per questa patologia. Sono interessanti alcuni articoli che analizzano il rapporto tra supplementazione di vitamina D e malattia. La vitamina D introdotta sembra ridurre la resistenza all’insulina a livello epatico e la disfunzione delle isole pancreatiche, con la conseguente diminuzione di obesità e malattie metabolismo-relate.

La vitamina D è un regolatore dell’omeostasi del calcio, e la sua mancanza può portare rapidamente a problemi ossei ed iperparatiroidismo. Oltre a questa funzione classica, si lega al suo recettore (VDR) presente su tutte le cellule, dando vita ad una miriade di altre funzioni, tra cui, ad esempio, il buon mantenimento dell’omeostasi del muscolo. Difetti in questo processo sono associati alla comparsa di malattie come il diabete appunto. Alcuni lavori hanno evidenziato una relazione inversa tra rischio di diabete e livelli plasmatici di 25-idrossivitamina D.

Non tutti i lavori però evidenziano una correlazione positiva. In uno studio dell’Agosto 2019 di Pittas et al., infatti, si è visto come pazienti con diabete sottoposti a supplementazione di vitamina D non mostravano un rischio diminuiti di sviluppare il diabete di tipo 2.  Questi aspetti denotano una certa ambiguità circa lo sviluppo di studi clinici.

La funzione di riduzione dell’insulina a livello epatico e di disfunzione dell’attività delle isole pancreatiche è stata invece studiata in maniera molto più approfondita negli animali, soprattutto in topi knockout per il recettore VDR, in cui si notano, in condizioni di iperglicemia, un’attività del calcitriolo (la vitamina D ormonale) che induce una over produzione di insulina. Inoltre, livelli elevati di calcitriolo diminuiscono l’accumulo di trigliceridi epatici e l’output del glucosio, tramite l’attivazione del pathway di segnalazione Ca2+/CaMMKKβ/AMPK in condizioni di insulino-resistenza. Nonostante questi dati molto promettenti, gli studi clinici non sono ancora ritenuti validi, e per questo motivo non è possibile considerare la supplementazione di vitamina D utile per abbassare il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2.

Bibliografia

Leung PS. (2019) Does vitamin D supplementation reduce type 2 diabetes risk? Ann Transl Med. doi: 10.21037/atm.2019.10.94.

Antinozzi C, Corinaldesi C, Giordano C, et al. (2017) Potential role for the VDR agonist elocalcitol in metabolic control: Evidences in human skeletal muscle cells. J Steroid Biochem Mol Biol. doi: 10.1016/j.jsbmb.2016.12.010.

Pittas AG, Dawson-Hughes B, Sheehan PR, et al. (2014) Rationale and design of the vitamin D and type 2 diabetes (D2d) study: A diabetes prevention trial. Diabetes Care, 37:3227-34.