Il ruolo dei grassi nei tumori ematologici

Le evidenze scientifiche dimostrano l’azione antiproliferativa in linee cellulari cancerose degli acidi grassi polinsaturi EPA e DHA

di SILVIA GIANNATTASIO

Gli acidi grassi Omega 3 polinsaturi (PUFAs) sono un gruppo di acidi grassi (FAs), presenti all’interno del pesce azzurro, nel krill, nelle alghe fresche e secche (alga kombu e nori), dalle innumerevoli proprietà e ruoli all’interno della cellula. Molti effetti di questi acidi grassi sono mediati da una delle due catene che li compongono che è in grado di modificare la membrana plasmatica, producendo numerosi mediatori proinfiammatori ed alterando l’espressione di alcuni geni. Due PUFAs importanti, l’acido eicosapentanoico (EPA) e l’acido docosaesanoico (DHA) sono stati riconosciuti anche per le loro benefiche proprietà in contesti patologici, come, ad esempio, infiammazioni, diabete mellito di tipo 2, malattie autoimmunitarie e tumori. Numerosi studi epidemiologici, più o meno recenti, evidenziano come una dieta ricca di questi acidi grassi diminuisce il rischio di sviluppare tumori, soprattutto al colon retto, alla prostata e al seno. Inoltre, studi in vitro su linee cellulari tumorali hanno messo in luce le proprietà apoptotiche, citotossiche ed antiproliferative di questi acidi grassi. Questi studi pongono l’attenzione principalmente sull’attività di EPA e DHA sulla produzione delle specie reattive dell’ossigeno (ROS) che aumentano in seguito a trattamento con questi due acidi e, conseguentemente, aumentano una serie di processi per la morte cellulare, come la perossidazione lipidica, modificazioni post trascrizionali di geni per l’apoptosi e cambiamenti nel metabolismo mitocondriale.

Nonostante la letteratura sia ricca di lavori su dati legati a tumori solidi, poco si trova invece in merito a tumori ematologici, in particolare sui linfomi. In uno studio di Speizer e collaboratori si è evidenziato come il trattamento con DHA e EPA su linee cellulari di linfoma induceva alterazioni nell’attività dell’AMP ciclico (cAMP) e, nonostante siano in grado di aumentare il numero di linfociti B in condizioni normali, non sono comunque responsabili della crescita tumorale. Il meccanismo di azione probabilmente prevede l’incorporazione di questi acidi grassi nella membrana plasmatica con conseguente cambiamento della stessa e, quindi, aumento dell’apoptosi. Questi cambiamenti sono risultati positivi anche per il loro sostegno all’attività citotossica degli agenti chemioterapici.

Non solo su cellule, ma anche in vivo: dieta ricca in Omega 3 somministrata a cani con linfoma linfoblastico ha portato gli stessi risultati, andando a coadiuvare i trattamenti chemioterapici di routine. Su pazienti con linfomi è stato visto, inoltre, che i livelli sierici di EPA e DHA sono generalmente più bassi rispetto ad individui sani.

Il consumo prolungato di EPA aumenta in maniera sensibile il suo contenuto nel plasma, i globuli rossi e le piastrine, non andando però ad intaccare i livelli di DHA presenti. Per questo motivo entrambi hanno una azione di tipo selettivo sulle cellule maligne, con un interessamento molto minore delle cellule sane.

L’attività antitumorale di questi acidi grassi sembra, quindi, molto promettente, anche se, ad oggi, non ci sono studi clinici mirati su pazienti con linfoma o altre patologie oncoematologiche, come invece ci sono per tumori solidi, per la buona tollerabilità da parte dei pazienti della somministrazione di olio di pesce.  Uno studio clinico randomizzato del 2017 su pazienti con linfoma in cura con terapia antineoplastica ed in trattamento con EPA e DHA in confronto con pazienti con solo chemioterapia, ha evidenziato come la supplementazione con questi acidi grassi abbassa i livelli della proteina C reattiva ed il rapporto tra proteina C ed albumina, con conseguente diminuzione dello stato infiammatorio generale e quindi un aumento della sopravvivenza ed un miglioramento della qualità della vita.

In conclusione, è possibile affermare che l’EPA ed il DHA sono importanti nel trattamento dei linfomi e di altre patologie oncoematologiche, in quanto sono di sostegno alle terapie classiche chemioterapiche per le loro notevoli attività antinfiammatorie. L’inserimento nei piani nutrizionali di questi pazienti di questi due acidi grassi può essere d’aiuto nel contrastare la patologia, implementando quindi le varie opzioni di medicina personalizzata e di precisione, volte ad aumentare il benessere del paziente.

Bibliografia

Moloudizargari M, Mortaz E, Asghari MH, et al. (2018) Effects of the polyunsaturated fatty acids, EPA and DHA, on hematological malignancies: a systematic review. Feb 5;9(14):11858-11875. doi: 10.18632/oncotarget.24405.

Speizer LA, Watson MJ, Brunton LL. (1991) Differential effects of omega-3 fish oils on protein kinase activities in vitro. American Journal of Physiology-Endocrinology and Metabolism. 261:E109–E14.

Chagas TR, Borges DS, de Oliveira PF, et al. (2017) Oral fish oil positively influences nutritional-inflammatory risk in patients with haematological malignancies during chemotherapy with an impact on long-term survival: a randomised clinical trial. J Hum Nutr Diet. Dec;30(6):681-692. doi: 10.1111/jhn.12471.