Crescono giovani agricoltori con la passione per i grani antichi

Nel Salento, in Puglia, da varie generazioni la famiglia Maggio coltiva e macina cereali che si credevano perduti e che ora rinascono per il piacere della buona tavola. È grazie al recupero dei tradizionali frumenti del territorio che il gruppo del gusto della Stampa Estera l’ha premiato come “Migliore azienda agroalimentare del 2019”

di OTTAVIO DI RENZO DE LAURENTIS

Da alcuni decenni sono stati reintrodotti in Italia e sul mercato alimentare alcune varietà di grani antichi considerati meno raffinati, con minor glutine e più digeribili rispetto al frumento coltivato su larga scala. L’offerta dei grani tradizionali viene spesso proposta da piccoli produttori particolarmente attenti a garantire condizioni ottimali di coltivazione e manipolazione delle materie prime, le cui caratteristiche genetiche sono state forgiate dall’ambiente e dal clima. Una riscoperta che non conosce sosta grazie alla passione e all’ingegno di molti giovani agricoltori che continuano il lavoro nel solco tracciato dai loro progenitori. Seguire le orme della tradizione agricola però non basta da sola, è essenziale in una società multimediale anche una preparazione culturale universitaria con studi sia sulla comunicazione che sul marketing.

Tra i giovani agricoltori emergenti non si può non citare Ercole Maggio, classe 1987, che nell’azienda di famiglia a Poggiardo, in provincia di Lecce, ha creato dei campi sperimentali per il recupero dei tradizionali cereali del Salento che si credevano perduti. Un progetto, iniziato solo da pochi anni, che sta già portando risultati al di là delle attese. Sin da piccolo Ercole ho sempre fiancheggiato il padre nell’arte del mugnaio e spesso gli capitava di incontrare in molti lotti di cereali un grano in particolare che gli sembrava diverso nella forma e nel colore. “Era rosso, tozzo e con l’estremità del germe pelosa – ricorda il giovane ricercatore agricolo – pochi chicchi disseminati ovunque. Fu così che nell’ottobre del 2012 mi misi a tavolino e, dai lotti che acquistiamo ogni estate in zona, mi misi a selezionare questo insolito cereale”. Chicco dopo chicco, in un mese riuscì a selezionare circa 1 kg di semi e. nell’arco di due anni, ha riprodotto questo cereale, il Maiorca, passando dai pochi metri seminati, fino ad arrivare all’ettaro del terzo anno.

Custode di semi, dunque, il giovane Maggio insieme alla sua famiglia anno dopo anno ha restituito al Salento alcune varietà di cereali tradizionali a cominciare dal citato grano tenero Maiorca che fu introdotto in Puglia al tempo del dominio spagnolo dei Borboni e che fu abbandonato nel XIX secolo per la sua scarsa resa agronomica. Inizialmente il giovane Maggio non conosceva il nome di questo grano, ma lo vedeva diverso anche nella spiga. “Solo durante la semina del 2015 – ricorda ancora Ercole – intensificai gli sforzi per trovargli un nome. Iniziai a domandare a tutti gli agronomi che conoscevo, fino ad arrivare al Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Bari ma il nome non uscì fuori. Solo allora cambiai approccio e iniziai a chiedere il parere degli anziani agricoltori che hanno fisicamente coltivato questo grano. Così ogni nodo si sciolse. Tutti, vedendo le spighe dicevano: questa è la Maiorca”.

Il legame con gli anziani agricoltori delle terre d’Otranto unitamente alla passione per i frumenti che si credevano perduti per sempre, hanno portato la famiglia Maggio a far germogliare di nuovo altre varietà di grano come il Saragolla che fu introdotto in Italia fin nel lontano 1400, il Capinera figlio dell’invasione turca in Salento tra l’XI e il XVI secolo, il Carosella Mesnil risalente all’epoca romana e il Russarda coltivato in Mesopotania. Nella ricerca Ercole Maggio ha usato sia un approccio qualitativo che quantitativo, tanto è vero che a oggi nei suoi cinque ettari di terreno vengono coltivate sei varietà di grani tradizionali e una di orzo, rispettando le dovute rotazioni delle colture. Una sorta di laboratorio a cielo aperto grazie al quale si producono nel molino di famiglia farine sia per la preparazione del pane quotidiano che per una piccola filiera di paste lunghe e corte. I Maggio non coltivano solo grani antichi, ma alimentano passioni per il mangiare e il viver sano.

La maestria e l’arte della ricerca dei Maggio https://mulinomaggio.wordpress.com non passano inosservate tanto che il gruppo del gusto della Stampa Estera l’ha premiato come “Migliore azienda agroalimentare del 2019” nel corso di una cerimonia svoltasi nei giorni scorsi a Offida nella Marche per “lo sforzo immenso portato avanti per individuare grani importanti, ritenuti ormai estinti, ed il lavoro fatto per riportare in produzione sei specie tradizionali: una caratteristica dei Maggio che ha preferito tenere in considerazione la qualità del grano anziché puntare al profitto”.