Che cos’è la fibromialgia?

Sono diverse le patologie autoimmuni che presentano delle correlazioni con l’alimentazione, anche quelle reumatologiche come la fibromialgia

di VANESSA CAMODECA

La fibromialgia (FM) è stata riconosciuta dall’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) come patologia nel 1992, è una sindrome considerata reumatica idiopatica e multifattoriale, la cui maggiore incidenza si ha nella popolazione femminile con una prevalenza tra lo 0,5 e il 2% in tutto il mondo.

Molte delle donne affette da questa patologia riferiscono un cambiamento netto delle loro abitudini, quasi come se si sentissero “strappate alla vita”, per via di un dolore invalidante.

Attualmente questo disturbo non è riconosciuto dai Lea (livelli essenziali di assistenza), solo in alcune Regioni esistono esenzioni per i malati di FM.

La diagnosi di FM si basa sui criteri dell’American College of Rheumatology (ACR) i quali sono stati poi rivisti nel 2013. Questo disturbo presenta un dolore cronico diffuso con sintomi simili al dolore neuropatico, infatti in questi soggetti si hanno anomalie nei neurotrasmettitori con una risposta anormale al dolore, caratterizzato da allodinia e iperalgesia. Coesistono inoltre affaticamento estremo, cognizione compromessa, sonno non ristoratore, cefalea, sindrome dell’intestino irritabile e disturbi dell’umore. 

Per questa patologia le recenti linee guida suggeriscono che il trattamento ottimale consiste in un approccio multidisciplinare, la nutrizione è uno strumento promettente per questi pazienti, infatti un intervento dietetico è fondamentale per aiutarli a correggere un apporto non ottimale o carente di nutrienti essenziali così da avere un abbassamento dei livelli di dolore. Anche l’obesità e il sovrappeso sono correlati all’aumento del dolore nonché degli altri sintomi. Eliminando alcuni alimenti dalla dieta, ad esempio le eccitotossine o il glutine si riscontra un miglioramento clinico. Nonostante la componente psicosomatica, in 17 studi è stato dimostrato che una dieta ipocalorica, vegetariana cruda, a basso contenuto di FODMAPS (dieta a bassa fermentazione di oligo-di-mono-saccaridi e polioli) priva di glutammato monosodico e aspartame è risultata efficace nella FM.

Una meta-analisi di 25 studi clinici su 1255 pazienti ha rivelato in essi un aumento di interleuchina plasmatica (IL) -6 che comporta affaticamento e stanchezza, si è adottato pertanto un intervento dietetico con un basso contenuto di FODMAP caratterizzato da un’esclusione di tutti i prodotti caseari; tutti i cereali tranne il riso; anacardi; tutti i frutti diversi da banana, agrumi, ananas, bacche rosse, fragole e kiwi; tutte le verdure diverse da zucca, cavolo, lattuga, pomodoro, carota e cetriolo, per un periodo di 4 settimane con diversi riscontri positivi.

Recentemente è stato valutato che i sintomi della FM sembrano essere associati a diverse alterazioni metaboliche, infatti molti autori affermano che potrebbe essere correlata a modificazioni del microbiota intestinale, con conseguente esistenza di SIBO.

Un team di ricerca canadese guidato da scienziati del Centro per la Salute dell’Università McGill di Montreal, analizzando il DNA prelevato da campioni di feci di questi pazienti, ha scoperto per la prima volta un’associazione tra le caratteristiche del microbiota intestinale e la fibromialgia. È stato visto che i pazienti colpiti dalla patologia, infatti, presentano concentrazioni diverse di una ventina di specie di batteri rispetto ai soggetti in salute, purtroppo non è però ancora chiaro se le variazioni del microbiota siano una causa o una conseguenza della patologia. Tuttavia non possiamo ignorare che la popolazione microbica intestinale influenzata dalla dieta oltre che da altri fattori, mettendo in correlazione il sistema nervoso centrale con il sistema nervoso enterico sia decisamente in grado di influenzare la nostra salute.

Bibliografia

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