La qualità dell’apporto lipidico in chetosi

In chetosi, la scelta delle fonti lipidiche risulta fondamentale per garantire la qualità nutrizionale della dietoterapia

di MARCO MARCHETTI

La chetosi è un mondo. Variegato e complesso.

Per raggiungere, e mantenere, lo stato di chetosi è sufficiente assumere bassissimi apporti di carboidrati con l’alimentazione e limitare l’apporto dei macronutrienti alle sole proteine ed ai lipidi. Il calcolo dei diversi introiti segue metodiche diverse e deve tenere in considerazione molteplici aspetti. Per questo motivo è preferibile che venga effettuato da  un professionista esperto di chetosi ed è preferibile evitare il fai da te.

L’’introito proteico totale riveste una duplice funzione: plastica ed energetica.

Esso deve essere calcolato in funzione della massa magra del paziente, è funzionale al mantenimento della massa muscolare e risulta di conseguenza essere peculiare per ogni singolo paziente, perché dipendente dalla sua composizione corporea.

L’apporto lipidico, al contrario, è variabile in funzione dell’apporto calorico. 

Esistono protocolli di chetosi, utilizzati a scopo dimagrante, in cui l’apporto calorico, e di conseguenza l’apporto lipidico, risulta essere estremamente ridotto. Così come esistono protocolli di chetosi, particolarmente utilizzati in neurologia, in cui gli apporti calorici, e quindi lipidici, devono necessariamente essere maggiori.

Indipendentemente dall’apporto calorico totale e di conseguenza dall’apporto lipidico, la scelta delle fonti di grassi risulta un passo fondamentale per garantire alla dietoterapia elevati standard nutrizionali.

Con il termine lipidi vengono identificate una vasta gamma di molecole organiche che possono essere suddivise in base alla loro struttura chimica ed alle loro funzioni fisiologiche. Particolarmente interessanti dal punto di vista nutrizionale sono il colesterolo e gli acidi grassi. 

Il colesterolo è un elemento strutturale fondamentale delle membrane cellulari e funge, tra l’altro, da precursore per moltissimi ormoni. Il suo apporto deve essere mantenuto all’interno di particolari range poiché tende ad accumularsi nei vasi e l’eccessiva presenza di alcune sue frazioni è addirittura considerata un fattore diagnostico di  rischio cardiovascolare.

D’altra parte, anche gli acidi grassi hanno struttura e funzione diversa tra loro, ma si possono sommariamente distinguere in saturi, mono insaturi e poli insaturi.

Il rapporto degli introiti dei singoli acidi grassi dovrebbe essere valutato con attenzione, tenendo, ad esempio, in debita considerazione l’attività antinfiammatoria delle serie omega tre.

A questo proposito, nello scrivere una corretta dietoterapia può essere utile valutare alcuni importanti indici.

I più importanti sono l’indice di aterogenicità, quello di trombogenicità e quello relativo al colesterolo/acidi grassi.

L’indice di aterogenicità prende in considerazione l’apporto dei grassi moninsaturi e distingue tra differenti tipi di acidi grassi nel calcolare il potere aterogenico della dieta.

Viceversa, l’indice di trombogenicità attribuisce differente peso ai differenti acidi grassi omega tre ed omega sei in accordo con il loro potere antitrombogenico ed include, nella valutazione, anche gli acidi grassi monoinsaturi.

Da ultimo, ma non meno importante, dovrebbe essere considerato l’indice di colesterolo/acidi grassi saturi che esprime la qualità nutrizionale degli alimenti ed è un valido indicatore per l’individuazione del rischio aterogenico.

La scelta delle fonti lipidiche diventa, quindi, un passo fondamentale per prevenire l’insorgenza di patologie cronico degenerative ed in buona sostanza una migliore qualità nutrizionale della alimentazione.

Prediligere fonti lipidiche ricche di acidi grassi mono e poli insaturi rende tutta la dieta estremamente più salutare.

Illuminante, sotto questo aspetto, risulta essere uno studio pubblicato da parte del dipartimento di Biomedicina e prevenzione dell’università di Roma Tor Vergata: A Hazelnut-Enriched Diet Modulates Oxidative Stress and Inflammation Gene Expression without Weight Gain, di Di Renzo et Al (https://www.hindawi.com/journals/omcl/2019/4683723/)

Valide fonti di acidi grassi mono insaturi sono, ad esempio, l’olio di oliva EVO, mentre i grassi polinsaturi possono essere rintracciati in alcune specie di pesce come il salmone, il pesce azzurro, oppure in molti semi come quelli di lino.

Viceversa sarebbero da limitare i cibi ricchi di acidi grassi saturi e di colesterolo come, tra gli altri, gli insaccati e le carni rosse processate. Fondamentalmente, la scelta delle fonti lipidiche dovrebbe orientarsi prediligendo gli alimenti tipici della dieta mediterranea benché privata della quota di carboidrati.

In questo modo, garantendo al paziente un apporto proteico quali/quantitativamente corretto, accanto ad un apporto lipidico calibrato e salutare sarà possibile scrivere una dieta chetogenica non soltanto efficace ma anche  dagli altissimi indici di qualità nutrizionale.