Vitamina D: la nuova panacea?

Il ruolo di ormone rende la vitamina D un potente modulatore dal quale attingere per contrastare diverse patologie

di VENESSA CAMODECA

A differenza di tutte le mode alimentari che prima o poi svaniscono, l’integrazione di vitamine e Sali minerali rimane sempre il must-have del fai da te, sono infatti in molti quelli che assumono integratori di vitamine pur non essendone carenti. Per quanto riguarda la vitamina D, i cut-off dei livelli di assunzione sono spesso motivo di discussione per la comunità scientifica. Ad oggi considerando ciò che è stato pubblicato sulla rivista British Journal of Clinical Pharmacology, gli esperti ritengono valori sufficienti di vitamina D > di 20 ng/mL, mentre valori di deficit inferiori a 12 ng/mL. A parte la supplementazione dovuta a carenza, l’integrazione di questa vitamina viene ormai consigliata anche per contrastare lo sviluppo di diverse patologie. Ma sarà realmente una vitamina in grado di risolvere tutti i mali? Nello specifico la vitamina D è una vitamina liposolubile, essendo considerata come un ormone negli ultimi anni ha suscitato molto interesse in ambito medico per i suoi ruoli fisiologici. Molti studi in letteratura mostrano che uno stato vitaminico adeguato, risulta essere molto importante soprattutto in età pediatrica per prevenire il rachitismo infantile e regolare l’assorbimento del calcio e del fosforo durante la formazione delle ossa e dei denti. Favorisce inoltre l’assorbimento della vitamina A e viene definita la vitamina del sole in quanto l’uomo è in grado di sintetizzarla in maniera endogena, a livello cutaneo per una conversione fotolitica indotta dalla luce ultravioletta (con lunghezza d’onda compresa fra 290 e 315nm) del 7-deidrocolesterolo in colecalciferolo. La produzione endogena è subordinata a fattori ambientali e geografici (latitudine, altitudine, ore di esposizione, stagione) ed a fattori individuali (colore della pelle, filtri solari, superficie esposte, variabili genetiche). Viene invece introdotta da fonti alimentari quali oli di pesce, tuorli d’uovo, fegato, tonno, salmone e funghi, arriva nell’intestino dove viene inglobata all’interno dei chilomicroni e trasportata dal sistema linfatico nella circolazione venosa. Viene trasportata attraverso il sangue da una proteina detta Binding protein che la veicola fino al fegato e successivamente nel rene dove viene idrossilata in 1,25-OHD che risulta essere la forma attiva della vitamina. Essendo depositata all’interno degli adipociti, una maggiore massa adiposa la “diluisce” e questo spiega perché i soggetti obesi ne sono particolarmente carenti. La vitamina D, inoltre, svolge un ruolo importante a livello del sistema immunitario, grazie al suo recettore che è espresso in maniera ubiquitaria nei diversi organi e tessuti e contribuisce alla regolazione di oltre 2000 geni. Viene considerata un immunoregolatore e sembrerebbe che sotto il suo effetto il sistema immunitario guadagni forza ed efficacia, rendendolo incapace di attaccare il corpo stesso. Alcuni studi hanno dimostrato che: nel sistema nervoso può prevenire la perdita di neuroni lesionati, è stata riproposta come un agente antitumorale, previene le alterazioni epigenetiche associate all’insulino-resistenza, la sua carenza è stata associata a cambiamenti del microbiota intestinale oltre che considerata uno dei fattori di rischio associati allo sviluppo della sclerosi multipla, alcune recenti prove indicano che ha un ruolo nello sviluppo e nella progressione del melanoma, mentre la supplementazione in donne con tiroidite di Hascimoto ha riportato una riduzione dell’Anti-Tg Ab e dell’ormone TSH. Tuttavia, nonostante le alte dosi di assunzione somministrate in questi lavori, sono necessari ulteriori studi per stabilirne il suo potere ergogenico, le linee guida italiane infatti raccomandano per gli adulti valori non superiori a 1500/2000 IU/die con rischio tossicità se superati i 100 ng/mL.

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