Allergia al nickel: da dermatite da contatto a sindrome sistemica

La crescente prevalenza dell’allergia al nickel si scontra con le difficoltà nel controllo dietetico del soggetto allergico

di ALDA ATTINA’

Il Nickel è un metallo presente sulla crosta terrestre con un’abbondanza dello 0,009%. Si diffonde principalmente nel regno minerale e vegetale trovandosi in suolo, gas e acqua. I prodotti di origine animale contengono l’elemento in seguito ad ingestione e inalazione di sostanze a loro volta contenenti Nickel. Nell’industria, il metallo è utilizzato nella produzione di oggetti di consueto uso come stoviglie, utensili da cucina, materiali elettrici, make-up e gioielli.

Negli alimenti, la quantità di Nickel è variabile in base all’origine e alla provenienza della materia prima, nonché alla modalità di allevamento per i prodotti animali. Il contenuto nel terreno e nei bacini idrici è diverso secondo la localizzazione geografica. Nel suolo oscilla fra 5 e 500 μg/g, per le acque è di 5-100 μg/litro. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stilato un dossier che stabilisce il valore guida per le acque di 70 μg/L. Generalmente, il contenuto in Nickel dei vegetali è circa quattro volte superiore rispetto ai prodotti animali (carne, latte e derivati, uova). Anche la stagionalità può influenzare il bioaccumulo di Nickel nel terreno, essendo molto più elevato in primavera e in autunno, decadendo in estate.

L’assoluta rimozione del Nickel dalla dieta non risulta possibile da attuare per la sua ubiquità in quasi tutti i prodotti alimentari. È possibile invece, dividere gli alimenti secondo un range del contenuto in metallo (tabella 1) http://www.jnmjournal.org/journal/view.html?doi=10.5056/jnm16027.

Nickel fino a 100 ug/kg Nickel fino a 200 ug/kg Nickel fino a 500 ug/kg Nickel >500 ug/kg
Carota Albicocche Carciofi Mandorle
Fichi Broccoli Asparagi Ceci
Lattuga Mais Fagioli Cacao
Liquirizia Aragosta Cavolo Pomodoro concentrato
Funghi Cipolla Cavolfiore Lenticchie
Merluzzo Pera Fagiolini Avena
The Uva Farina integrale Arachidi
    Lievito Noci
    Margarina  
    Crostacei  
    Frutti di mare  
    Patate  
    Piselli  
    Susine  
    Spinaci  
    Pomodori  

Tabella1. Alimenti con diversa concentrazione in Nickel (ug/kg).

La tipica forma di reazione al Nickel è la Dermatite Allergica da Contatto (DAC) caratterizzata dall’implicazione del sistema immunitario con manifestazioni cutanee di eczema, prurito intenso, vescicole e papule. La dermatite risultante da ingestione del nickel è stata dimostrata in numerosi studi in letteratura. Furono Jensen e colleghi a mostrare la relazione dose-dipendente della severità delle eruzioni cutanee in seguito a ingestione del metallo. Santucci suggerì come il paziente allergico al Nickel fosse capace di adattarsi gradualmente all’aumento della concentrazione di Nickel con una alimentazione attentamente formulata. Lo studio evidenziò come la tolleranza al Nickel potesse essere raggiunta trattando il paziente con dosi crescenti del metallo. Difatti, dai dati in letteratura è ben noto che una dieta a basso tenore in Nickel possa essere in grado di ridurre l’entità della sintomatologia della DAC e migliorare anche gli eventuali sintomi extra-cutanei.

Uno studio italiano condotto dal Prof. Gasbarrini e colleghi ha messo in evidenza l’utilità di una dieta a basso tenore in Nickel nel trattamento della Sindrome da Intestino Irritabile (Intestinal Bowel Syndrome IBS) e nella permeabilità intestinale associata. Lo studio ha rilevato come la sensibilità al Nickel interessa maggiormente il genere femminile e la sua prevalenza è importante nei soggetti con IBS. Una dieta a basso tenore in Nickel è risultata efficace nella riduzione dei sintomi gastointestinali in pazienti con IBS tra cui gonfiore, crampi addominali, alvo alterno, pirosi.

Sebbene la DAC sia la forma dell’allergia la Nickel più diffusa, questo può causare delle manifestazioni extra-cutanee con spiccato tropismo gastrointestinale, associato a sintomi respiratori o addirittura neurologici. La presenza di questi sintomi correlati all’ingestione di alimenti ricchi di Nickel è definita Sindrome Sistemica da Allergia al Nickel (Systemic Nickel Allergy Syndrome – SNAS), con nosologia piuttosto rara e discussa sulla base delle evidenze in letteratura attualmente disponibili. La SNAS è caratterizzata da orticaria, prurito, dolore addominale, diarrea o stitichezza, flatulenza, meteorismo, e altri sintomi aspecifici come cefalea, astenia, aftosi ricorrente.

Una volta ingerito, il Nickel esogeno si distribuisce a tutti gli organi, particolarmente in reni, fegato e polmoni. Si tratta di un elemento lipofilo ed in grado di formare complessi lipofilici. Il suo assorbimento intestinale compete con un altro metallo, il Ferro. Il Nickel è eliminato principalmente con le urine. Test in vitro e in vivo hanno evidenziato che il nickel è un mutageno, capace di indurre aberrazioni cromosomiche e, se somministrato per inalazione è in grado di provocare crescita cellulare non differenziata, ancora incerti risultano i dati riguardo l’esposizione per ingestione. In uomo, diversi studi epidemiologici hanno evidenziato che i composti del Nickel sono cancerogeni dopo esposizione per inalazione, pertanto sono inseriti nel gruppo 1 dello IARC.

Dunque, risulta estremamente importante verificare la reale presenza dello stato allergico. La diagnosi della dermatite allergica da contatto è effettuata con il patch test per il nickel. Questa metodica consiste nell’apposizione dermica di un preparato contente il metallo per circa 48h. In questo timing, si verifica la migrazione dei linfociti sensibilizzati nella sede di apposizione. Nelle 24-48 h successive avviene la lettura del test che eventualmente confermerà la sensibilizzazione con comparsa di un’area eritematosa-vescicolosa accentuata secondo la sensibilità dose-dipendente del soggetto. Contrariamente, per indagare la SNAS con interesse extra-cutaneo, è fondamentale proseguire con una strategia alimentare che prevede l’esclusione del metallo per un periodo di circa 21 giorni e valutarne la risposta clinica, che deve dimostrare un significativo miglioramento della sintomatologia. In seguito, il paziente viene sottoposto ad un ulteriore test di tolleranza orale con compresse con dosaggio differenziato del metallo.

Una efficace dieta low-nickel ha bisogno dai 40 ai 60 giorni affinché il soggetto possa osservare il netto miglioramento della sintomatologia allergica associata. In generale, occorre eliminare dall’alimentazione cereali integrali (cui il Nickel si lega alla componente fibrosa e all’embrione della cariosside), fagioli, lenticchie, ceci, arachidi, soia, cioccolato, verdure a foglia verde e larga, funghi, pomodoro (specie se in concentrato), noci, mandorle, frutti di mare e molluschi, pesci di grandi dimensioni anche se consumati in trancio o filetto. La corretta strategia di intervento alimentare prevede una adeguata integrazione in micronutrienti che impediscono l’assorbimento di Nickel. Si tratta dell’utilizzo della Vitamina C che garantisce la riduzione del Nickel plasmatico se assunta ai pasti principali. Si accompagna una dieta naturalmente ad alto tenore in Ferro, metallo che compete al trasporto intestinale e alle vie di assorbimento del Nickel. Durante la preparazione degli alimenti, si consiglia di evitare l’uso di stoviglie in acciaio inossidabile e utensili durante la cottura dei cibi acidi.

Dai dati presenti in letteratura, la corretta modifica dietetica rappresenta una strategia innocua ed economica per migliorare la sintomatologia associata alle forme allergiche DAC e SNAS Nickel correlate. Implementare la dietoterapia con un’adeguata supplementazione in micronutrienti potrebbe essere la via giusta per la risoluzione e il controllo del paziente con DAC e SNAS senza incorrere in stato di malnutrizione e deplezione nutrizionale.

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