Il potere della Vitamina K

I micronutrienti: composti indispensabili, spesso sottovalutati ma che comportano diverse implicazioni come nel caso della Vitamina K

di VANESSA CAMODECA

La nostra dieta risulta uno di quei fattori ambientali più comune ma alquanto dinamico, del quale spesso si sottovaluta il possibile potere terapeutico, essa può infatti influire sulla salute umana in vari modi. Cibi innocui come i vegetali dei quali si riscontra anche un potere nutraceutico, in alcuni casi, per il loro contenuto di sostanze fitochimiche possono addirittura inficiare o interferire con i processi farmacocinetici e farmacodinamici di alcuni farmaci. La vitamina K è una vitamina liposolubile molto importante, che può essere considerata semiessenziale poiché in parte sintetizzata dalla flora batterica intestinale. La vitamina K dal tedesco Koagulation ossia coagulazione, viene considerata una vitamina antiemorragica dal suo importante ruolo di cofattore dell’enzima γ-glutammilcarbossilasi che interviene nel processo di trasformazione della protrombina in trombina. Si presenta in diverse forme per la natura del suo gruppo idrocarburico, distinguiamo il fillochinone di origine naturale che rappresenta la principale fonte alimentare, mentre i menachinoni di origine batterica che costituiscono una famiglia di composti con catene laterali isoprenili insature. Tra i menachinoni, il MK-4 è sintetizzato dal fillochinone ed è presente maggiormente nel cervello, la sua prevalenza è stata riscontrata anche nei ratti Sprague-Dawley. La vitamina K si assume principalmente da verdura a foglia verde cavolo, spinaci, bietole, broccoli, lattuga romana, cavoletti di bruxelles, cime di rapa e verza. Contengono vitamina K anche i ceci, i piselli, la soia, il tè verde, le uova, il fegato di maiale e di manzo anche se in minore quantità. Nei soggetti in terapia con Warfarin viene moderata l’assunzione di vitamina K, in quanto esso agisce impedendo uno dei passaggi intermedi che converte la forma di vitamina K inattiva nella sua forma attiva di idrochinone (KH2), quindi va a ridurre la quantità di fattore di coagulazione attivato disponibile. In questi pazienti è consigliato un quantitativo costante di vitamina K che soddisfi le raccomandazioni dietetiche di 65-80 mcg al giorno piuttosto che la totale esclusione di quei cibi che ne presentano un alto quantitativo. Tuttavia oltre al suo ruolo nella coagulazione del sangue e nei tessuti extraepatici in particolare nella regolazione del metabolismo osseo e vascolare, la vitamina K ha importanti azioni nel sistema nervoso. È stato riscontrato che una diminuzione di vitamina K comporta un lieve deterioramento cognitivo nei ratti anziani, oltre che un esaurimento di MK-4 nel cervello, associato, ad una compromissione cognitiva con limitata attività locomotoria, mancanza di comportamento esplorativo e ad un’alterazione degli sfingolipidi del cervello. La vitamina K partecipa alla sintesi degli sfingolipidi, i quali rappresentano una classe di lipidi costituenti le membrane delle cellule cerebrali con importanti funzioni di segnalazione cellulare, le alterazioni del loro metabolismo sono correlate al processo di invecchiamento, ai disturbi neurodegenerativi come l’Alzheimer e il Parkinson, ai disturbi psichiatrici ed ai comportamenti emotivi. Secondo un recente studio invece un’assunzione più alta di vitamina K nella dieta è associata ad una minore presenza di sintomi depressivi. Anche se la misurazione accurata dello stato di vitamina K negli esseri umani risulta ancora un problema critico, la vitamina K deve essere tuttavia fornita in quantità adeguate soprattutto nelle persone anziane, per le quali il declino cognitivo e la fragilità fisica determinano una perdita di indipendenza e una diminuzione della qualità della vita. 

Bibliografia

  • Tamadon-Nejad S, Ouliass B, Rochford J, Ferland G. Vitamin K Deficiency Induced by Warfarin Is Associated With Cognitive and Behavioral Perturbations, and Alterations in Brain Sphingolipids in Rats. Front Aging Neurosci. 2018;10:213. Published 2018 Jul 16. doi:10.3389/fnagi.2018.00213. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6054920/
  • Bolzetta F, Veronese N, Stubbs B, Noale M, Vaona A, Demurtas J, Celotto S, Cacco C, Cester A, Caruso MG, Reddavide R, Notarnicola M, Maggi S, Koyanagi A, Fornaro M, Firth J, Smith L, Solmi M. The Relationship between Dietary Vitamin K and Depressive Symptoms in Late Adulthood: A Cross-Sectional Analysis from a Large Cohort Study. Nutrients. 2019 Apr 5;11(4). pii: E787. doi: 10.3390/nu11040787. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30959758