I nuovi barbari del cibo

Dalla mia ottica, non ci troviamo in mezzo a una crisi più o meno lunga, oppure passeggera. In realtà siamo in mezzo al passaggio da un’epoca storica a un’altra..

Editoriale di ROSSEND DOMENECH 

Come successe alla fine dell’Impero Romano, dopo il Medioevo e così via. Lo stesso vale per il cibo, l’alimentazione. Forse domani un piatto di gamberi freschi si mangerà sotto forma di una pasticca…e non è uno scherzo. C’è chi ha già brevettato in Europa cose del genere.

La divisione delle Epoche storiche – Antica, Medievale, Moderna, Contemporanea — è arbitraria. L’abbiamo decisa sulla base di alcuni fatti che sono successi. Di volta in volta le abbiamo chiamate “scoperte” e oggi “innovazioni”.  Sono i “forestieri”, i “barbari” che in qualche modo disfecero il mondo e le società che c’erano e ne favorirono altri di nuovi.

Il cambiamento delle mappe dopo l’arrivo di Colombo nelle Americhe, la tipografia, l’elettricità e l’industrializzazione comportarono dei cambiamenti radicali nelle società. Come la lavatrice, l’informatica e i suoi nessi e connessi, tali come l’automazione e altri, ne comportano ai contemporanei, a noi. Cambiamenti negativi, ma anche positivi. Basta pensare ai telefoni cellulari e all’uso che se ne fa, o alle macchine robotizzate che sostituiscono gli umani. Sono un progresso, ma comportano cambiamenti profondi.

Dopo le trasformazioni niente sarà uguale a prima. Dovrebbero, devono, rimanere i valori e le priorità, ma non è detto che sia così. Dipenderà da come i cittadini attuali sapremo addomesticare, piegare, usare i “forestieri” e i “barbari”, affinché non siano distruttivi ma creativi, portino progresso e non sconfitta, pur sapendo che, comunque, dopo niente sarà più uguale a prima.

Il come porsi di fronte alle “innovazioni”, anche nell’alimentazione, dipende, dunque, dalla nostra bravura, perché non tutto ciò che si può fare dev’essere fatto. Questo comporta che le autorità attuali sappiano far fronte alle novità senza compromettere quanto di positivo ci trasciniamo dietro da millenni. Brevettare una verdura, per quanto modificata in proprio, è uno scandalo, perché la selezione dei semi l’hanno fatta tutti gli umani, ovunque nel mondo, negli ultimi 10 mila anni. Per cui, in quest’ambito, tutto dev’essere di tutti.

I pomodori “non sanno più come prima”, dicono i cittadini-consumatori. E’ vero, ma allo stesso tempo non è vero. La stagione dei pomodori è l’estate. D’inverno le loro piante devono crescere con aiuti chimici e accorgimenti vari, che riescono a farli sembrare buoni, ma non sempre lo sono. Succede lo stesso con molti altri frutti, verdure, ortaggi, legumi etc. e la chimica sintetica che portano fa male, ammala le persone. La metà dei tumori dipendono dalle porcherie dell’ambiente, l’altra metà da quelle del cibo. Lo dicono i congressi internazionali di oncologia.

Eppure, si fa poco o molto poco, a seconda dei paesi. Quello che manca è soprattutto un’educazione all’alimentazione. Non basta che nelle mense scolastiche si mangi sano. Da quando è sparito il modello di famiglia che c’era fino a due generazioni fa, nessuno insegna più cosa, come, quando mangiare i cibi. Per cui, l’unica maniera di addomesticare i barbari che sono arrivati nell’alimentazione, dovrebbe essere quella di introdurre una nuova materia d’insegnamento, materia che, prima, dovrebbero studiare anche i maestri e professori.

“I figli moriranno prima dei padri”, dicono i nutrizionisti. I paesi del nord d’Europa hanno imparato da quelli del sud a mangiare la rinomata Dieta Mediterranea, mentre quelli del sud l’hanno dimenticata. Se i famelici del mondo povero sono, secondo la FAO, circa mille milioni, quasi altrettanti sono gli obesi e malnutriti dei paesi ricchi. Ci vuole, quindi, un’educazione all’alimentazione, che nessuno fa. Sono nate diverse iniziative in svariate paesi che vanno in questa direzione, ma non basta. Inoltre, ci vogliono etichette leggibili e comprensibili, che oggi non lo sono, malgrado che le etichette sono, saranno, devono essere, la democrazia del cibo. Se tutto è trasparente, perché nasconderlo?

D’altra parte, non è giusto che piano piano ci si trovi di fronte a un monopolio delle sementi, delle produzioni, dei prezzi, delle regole commerciali per trasportare e vendere cibo e anche, poi, delle cure per rimediare ai malanni per aver mangiato male.