Lo scandalo degli sprechi alimentari

Quello degli sprechi alimentari è un fatto più grave di quanto si immagini, il cibo sprecato non è solo un problema etico, esso causa danni ambientali, economici e sociali intollerabili. Finalmente l’Unione Europea ha ufficialmente preso coscienza di ciò e si è impegnata a risolvere questo problema e a rendere il suo sistema alimentare sostenibile

di CARMEN COLICA

Ogni anno circa un terzo del cibo prodotto viene sprecato, tradotto in cifre significa 1,3 miliardi di tonnellate, una quantità tale che sarebbe sufficiente a risolvere il problema della fame nel mondo. Basti sapere che 43 milioni di cittadini nell’UE non possono permettersi un pasto completo ogni due giorni.

Lo spreco alimentare non ha solo un costo umanitario, ma anche economico: i dati FAO sono a dir poco preoccupanti, si prevede per il 2030 che 2,1 miliardi di tonnellate di cibo saranno gettate via (un incremento del 61,5% rispetto ad oggi); si tratta di 1000 miliardi di dollari di risorse bruciate, di fatica inutile, di lavoro vanificato e di dignità umana svilita. Ma non solo, il danno ambientale che ne deriva è poi inaudito: oltre allo sperpero di risorse idriche, energetiche, agricole e umane nella produzione, c’è, nella sola UE, un carico annuale di 24,5 milioni di tonnellate di CO2.

Nella classifica dei Paesi con maggiore spreco alimentare svetta l’Inghilterra con 110 kg pro capite, seguita a ruota dagli Stati Uniti (109 kg), vengono poi Francia (99 kg), Germania (82 kg) e Svezia (72 kg). Per quanto riguarda l’Italia, ogni anno 12 miliardi di euro è il valore degli alimenti che finiscono nella spazzatura, 50% è la percentuale degli sprechi che avviene in casa e 65 i Kg di cibo pro capite sprecati.

Lo spreco alimentare è un tema di estrema urgenza in Europa, un continente che produce meno cibo di quello che consuma e nel quale le disuguaglianze sociali crescono di anno in anno. Nella scorsa legislatura europea, all’interno del pacchetto sull’economia circolare, sono già state inserite, per la prima volta, misure obbligatorie di prevenzione. Più precisamente, la Commissione Europea dovrà valutare entro il 2023 la possibilità di ridurre del 50% lo spreco alimentare entro il 2030.

La strada per raggiungere questo obiettivo passa attraverso l’educazione alimentare del singolo individuo: accettare che la mela ammaccata è comunque gustosa e che non va buttata, che la doggy-bag non è una cosa di cui vergognarsi e che la spesa va fatta nella consapevolezza delle esigenze reali giorno per giorno e non ogni volta come se si dovesse verificare una apocalisse nucleare; si tratta di piccoli passi, ovvi per qualcuno, ma ancora straordinariamente difficili per la maggioranza dei cittadini europei.

È anche vero che in tutto il mondo, lungo la filiera di produzione e di distribuzione, stiamo assistendo a importanti miglioramenti, in parte dovuti all’innovazione tecnologica. Per esempio, è comune l’uso di database in rete per evidenziare i prodotti invendibili, ma ancora commestibili, e reindirizzarli verso le realtà sociali e caritatevoli. Altri software monitorano i rifiuti per indicare ai gestori di attività di ristorazione i prodotti di cui hanno più bisogno i clienti e quelli che vanno sprecati. Ancora, in Baviera si sta finanziando uno scanner a infrarossi che permetterà di controllare tramite smartphone la deperibilità del cibo e convincere quei consumatori che non comprano alcuni alimenti perché brutti esteticamente.

Anche in ambito domestico, la tecnologia viene in aiuto del consumatore: dai contenitori che cambiano colore con l’avvicinarsi della data di scadenza, alle app che avvisano gli assistenti sui cellulari o nei sistemi domotici, di quei prodotti che stanno per scadere. Infine, nella grande distribuzione, si stanno introducendo in Italia applicazioni che permettono ai gestori di ristoranti, bar, forni e supermercati di vendere online una Magic box, ovvero un sacchetto con una selezione delle proprie eccedenze considerate invedibili ma in realtà ancora commestibili. Ognuna di queste  dovrebbe evitare l’emissione di 2 kg di CO2.

Il primo passo concreto dell’UE per risolvere questo grave problema consiste nell’adozione, da parte della Commissione Europea di un atto delegato che stabilisce una metodologia comune di misurazione degli sprechi alimentari per sostenere gli Stati membri nella quantificazione degli sprechi in ciascuna fase della filiera. Sulla base di una definizione comune, la metodologia garantirà un monitoraggio coerente dei livelli degli sprechi alimentari in tutta l’UE. Il piano d’azione dell’UE per combattere lo spreco alimentare mira a dimezzare gli sprechi pro capite a livello di vendita al dettaglio e di consumatori entro il 2030 e ridurre le perdite lungo la catena di produzione e approvvigionamento alimentare.

Sitografia

https://www.ruminantia.it

http://www.authentico-ita.org

http://www.torinomedica.org