Dalla foresta amazzonica agli spaghetti al pomodoro

Geopolitica e geocibo. Non lasciamoci mangiare dalle multinazionali

di ALFREDO TESIO

Non è facile da capire, ma ogni cheeseburger o piatto di maiale alla cinese che mangiamo mette in moto un effetto negativo a catena sul futuro del pianeta. Non si parla solo di clima, come direbbe la coraggiosa ragazza svedese Greta, ma di enormi interessi economici.

Lo sostiene Stefano Liberti, giornalista e studioso di geopolitica della filiera alimentare mondiale in un bellissimo studio redatto per l’ISPI.

Prendiamo il Brasile, l’Amazzonia…Che c’entra ora la foresta dell’ Amazzonia con la nostra grigliata di carne bovina in giardino?

Forse in Italia no, non ancora, ma nella maggior parte dei casi l’animale è stato alimentato con la soia, il legume ormai più diffuso al mondo.

Per i salutisti e e i vegetariani la soia è un legume buono e indispensabile.

Per i produttori mondiali e per gli allevatori di carne da macello la soia è ancora più indispensabile. Il 70% della produzione mondiale viene utilizzata negli allevamenti industriali di carne bovina e suina.

Gli Stati Uniti sono i maggiori produttori, ma ora si sta affacciando il Brasile, trasformando territori, una volta poco fruttiferi e boscosi, a favore della coltivazione della soia. Da qui può nascere l’effetto domino negativo per il clima.

La soia prodotta costa molto poco, perché il consumatore del burger vuole spender poco. E’ l’alibi morale delle multinazionali. Sbagliato.

Se pago un burger 3 euro, ne pagherò altrettanti per il costo sociale che la coltivazione comporta, ma che non vedo. La coltivazione brasiliana della soia utilizza fertilizzanti e pesticidi come nessuno al mondo. Il Brasile è il più grande esportatore di soia e il più grande importatore di pesticidi al mondo.

la graduale deforestazione dell’Amazzonia giocano un ruolo non secondario sui cambiamenti climatici e sul riscaldamento globale: quando si abbattono gli alberi non si riduce solo la capacità di immagazzinare CO2, ma si rilasciano al contempo ingenti quantità di anidride carbonica nell’atmosfera.”

E la politica che fa? Il presidente Trump negli USA e il nuovo presidente Bolsonaro in Brasile sono i migliori amici delle multinazionali della soia. La chiamano il nuovo oro bianco. L’effetto climatico non li tocca.

Obiezioni? Suggerimenti?

Non dobbiamo smettere di mangiare quello che preferiamo. Nell’equilibrio climatico e ambientale mondiale ci stanno bene anche gli allevamenti controllati nelle tante piccole produzioni. Non ci sta bene che nel 2050, se le previsioni non sono errate, si arriverà a macellare 120 miliardi di animali e due terzi della terra coltivabile dovrà essere coltivata a questo scopo.

Lo scompenso climatico porta a scompensi demografico-sociali nei paesi del terzo mondo, con conseguenti forti tentativi di migrazioni e verso i paesi ricchi. Ne sappiamo qualcosa.

In Italia va un po’ meglio. Ci salva sempre un piatto di pasta al pomodoro e basilico, come alternativa alla bistecca. Ma fino a quando?