Frutti dimenticati: le giuggiole

Le giuggiole andrebbero rivalutate in quanto ricche di proprietà benefiche. Scopriamo quali sono

di CARMEN COLICA

Fino a poche decine di anni fa questi frutti erano molto comuni, tanto che sopravvivono nel modo di dire: «Andare in brodo di giuggiole» che significa essere estremamente felici, come in uno stato di ebbrezza che si raggiunge bevendo il liquore a base di giuggiole appassite. Era antica tradizione che le massaie offrissero uno ‘sciroppo’ agli ospiti, preparato secondo la seguente procedura: lasciare appassire le giuggiole per un paio di giorni senza sbucciarle, pulirle, pesarle e metterne 1kg in una pentola, ricoperte d’acqua con 2 grappoli di uva Zibibbo e 1 kg di zucchero, cuocere per un’ora a fuoco lento, aggiungendo 2 mele cotogne e 2 bicchieri di cabernet, alzare la fiamma e fare evaporare il vino, verso fine cottura, quando si sta gelificando, aggiungere la buccia di un limone grattugiata, portare a ebollizione fino a ottenere uno sciroppo cremoso, passarlo, fare raffreddare e sigillarlo in bottiglie sterili, lasciandolo al fresco e al buio. Si ottiene così un succo liquoroso molto dolce, il brodo di giuggiole, appunto.

Le giuggiole sono i frutti dell’albero Ziziphus jujuba,  originario dell’Africa settentrionale e della Siria, diffuso in Cina e in India, dove viene coltivato da oltre 4000 anni. I romani lo importarono per primi in Italia, dove però fu propagato dai veneziani nel ‘600, che lo reimportarono direttamente dall’oriente e lo diffusero dapprima in Dalmazia, poi nella zona dei Colli Euganei, più idonea alla sua coltura per esposizione e clima. Nelle case coloniche, l’albero di giuggiolo, ritenuto un portafortuna, veniva collocato sull’uscio delle dimore. Oggi è diffuso come bonsai. Di zona in zona, all’interno del nostro Paese, questi frutti cambiano nome, ad esempio: zizzole, zinzuli, zinzole, scicule, genzole, singalu, ciciul e zezal.

Il giuggiolo a dimensioni naturali e il giuggiolo bonsai

Le giuggiole, chiamate anche datteri cinesi, sono delle drupe ovoidali, poco più grosse di un’oliva, con buccia sottile, che hanno un unico seme all’interno. Quando sono acerbe sono di colore verde e il loro sapore è simile a quello della mela, maturando diventano dapprima color giallo chiaro, poi con il procedere della maturazione, arancione, rosso e rosso scuro e, nella fase di piena maturazione (tra settembre e ottobre), la buccia si raggrinzisce e il loro gusto diventa simile a quello del dattero.

I vari stadi di maturazione delle giuggiole

maturazione

100 grammi di polpa forniscono 78 calorie, questo frutto contiene l’81% d’acqua, lo 0,8% di proteine, lo 0,4% di ceneri, lo 0,6% di fibre, lo 0,1% di lipidi, il 2,6% di proteine, il 8,7% di glucidi, l’1,7% di pectina e l’1,3% di tannini. Sono particolarmente ricche di antiossidanti (soprattutto quando sono ancora acerbe), tra le vitamine, le prevalenti sono la A, le B1, B2, B3, B6 e la C, tra i minerali spiccano calcio, fosforo, ferro, sodio, potassio, magnesio, zinco rame e manganese, altri importanti composti sono: l‘acido linoleico, l’acido stearico, l’acido miristico, l’acido maslinico (un triterpene, contenuto anche nelle olive, con effetti anti-tumorali), flavonoidi e polifenoli.

Le giuggiole, grazie alle loro proprietà anti-infiammatorie e anti-spastiche,  sono utilizzate da secoli nella medicina tradizionale orientale per una grande varietà di disturbi, tra cui la riduzione dello stress e come lassativo lenitivo per la stipsi cronica. Sono spesso usate per produrre un tè contro mal di gola e tosse, per migliorare le condizioni della pelle e la digestione. Con le giuggiole si prepara un infuso, ottenendo una bevanda molto calmante e rilassante. Sono utilizzate anche come ingrediente per ottenere una pasta cicatrizzante e lenitiva da applicare sulle ferite. Dalla radice del giuggiolo si ottiene una polvere da applicare su ferite e ulcere e come trattamento per le ustioni. Questa pianta viene utilizzata (foglie, radice, corteccia, rametti) come tonico, per trattare le scottature, come depurativo del fegato, nelle anemie, nelle nefriti, nei disturbi nervosi, per eliminare l’insonnia e le palpitazioni.

Dalla tradizione alla scienza, diverse ricerche, eseguite presso importanti atenei cinesi, hanno confermato che la giuggiola limita il rilascio di neurotrasmettitori stimolanti, migliorando la qualità del sonno e il metabolismo; che favorisce la salute cardiovascolare, aiutando a mantenere i vasi sanguigni puliti; che ha una potente funzione anti-ossidante e anti-infiammatoria; che può migliorare la funzione immunitaria e sopprimere la crescita di cellule cancerose; infine, che ha un significativo potenziale nel trattamento dei danni al fegato.

La direttiva del nostro Ministero della Salute (dicembre 2010), consente di inserire negli integratori alimentari le sostanze e gli estratti vegetali della pianta del giuggiolo, ad ulteriore conferma delle sue importanti proprietà benefiche.

Un altro dono della natura a cui dovrebbe essere restituita l’importanza che gli spetta di diritto sulle nostre tavole.

Sitografia

http://www.meteoweb.eu

www.ideegreen.it

donna.fanpage.it

Bibliografia

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Jiao R, Liu Y, Gao H, Xiao J, So KF. The Anti-Oxidant and Antitumor Properties of Plant Polysaccharides. Am J Chin Med. 2016;44(3):463-88. doi: 10.1142/S0192415X16500269.

Chen CF, Lee JF, Wang D, Shen CY, Shen KL, Lin MH. Water extract of Zizyphus Jujube attenuates ischemia/reperfusion-induced liver injury in rats (PP106). Transplant Proc. 2010 Apr;42(3):741-3.              doi: 10.1016/j.transproceed.2010.03.020.