E319, un additivo oscuro

Un comune additivo alimentare potrebbe essere responsabile di una riduzione delle difese immunitarie

di GIULIA BIGIONI

Gli additivi alimentari, sostanze apparentemente innocue, possono al contrario presentare una parte oscura, che nel tempo ci consegnerà il conto da pagare, in termini di salute ed effetti collaterali.

Gli additivi alimentari sono delle sostanze chimiche, come citate nel regolamento che ne disciplina l’uso, prive di valore alimentare ma aggiunte negli alimenti dall’industria alimentare per svariati scopi. Questi, possono essere, i conservanti che rallentano la crescita microbica, gli antiossidanti che prevengono i fenomeni di irrancidimento e via discorrendo. Sostanze che hanno sostanzialmente lo scopo di mantenere più a lungo nel tempo le caratteristiche organolettiche di quello che consumiamo. Ma non solo, possono anche modificarne l’aspetto, per esempio il colore, per renderle più appetibili dal consumatore.

Sono di solito identificate da una sigla, riportata in etichetta, una lettera “E”  seguita da un codice a tre numeri. Nel nostro caso E319, o tBHQ (terz-butil-idrochinone), sostanza utilizzata come conservante e stabilizzante dei grassi vegetali e animali, mantiene cioè il colore e l’aspetto di patatine fritte, crakers, salatini, è presente negli oli utilizzati da alcuni fast food, nel pesce surgelato e nella carne.

Questa sostanza in base agli studi del dottor Robert Freeborn dell’Università del Michigan è tutt’altro che innocua. Il nostro sistema immune, forse tra i più sensibili apparati dell’organismo umano, responsabile delle nostre difese e della loro modulazione con l’ambiente che ci circonda, sembrerebbe soggetto agli effetti deleteri del citato E319. In particolare, come riportato nel meeting appena concluso dell’American Society for Pharmacology and Experimental Therapeutics (ASPET) il principale bersaglio dell’effetto immunosoppressivo sembrerebbero i linfociti T e di conseguenza la risposta alla vaccinazione, quella influenzale in particolare.

Studi condotti sui topolini di laboratorio hanno messo in evidenza che il tBHQ rallenta la risposta immune verso il virus. Inoltre anche la memoria immunitaria responsabile del mantenimento delle difese nel tempo appare influenzata dall’esposizione a questo additivo. Gli autori danno anche una spiegazione del meccanismo responsabile della immunosoppressione, fornendo nel complesso un quadro dettagliato degli effetti. Possiamo lasciare agli addetti ai lavori i necessari approfondimenti a riguardo e speriamo che questi effetti siano confinati ai topolini, ma dobbiamo prendere atto che la tecnologia, di cui tanto abbiamo bisogno nella vita di tutti i giorni, ha il suo prezzo. In questo caso forse potremmo farne a meno: ad esempio riducendo la quota di alimenti industriali, privilegiando quelli freschi. Qualcuno direbbe che i prodotti dell’industria sono più comodi e ti fanno risparmiare tempo nella spesa, ma ci sentiamo di dire che in fondo la strategia che suggeriamo non richiede poi troppa fatica, solo una diversa gestione del nostro tempo che alla lunga ci ritroviamo. 

https://plan.core-apps.com/eb2019/abstract/267882f8-74a1-456d-8667-8345491a07f4