La dieta chetogenica nella Malattia di Alzheimer

Gli effetti antiossidanti e antiinfiammatori della dieta chetogenica aprono nuove prospettive nel trattamento della malattia di Alzheimer

di SIMONA FERRARO

Un numero crescente di studi dimostra l’utilità delle diete chetogeniche in diverse malattie metaboliche come obesità, sindrome dell’ovaio policistico, sindrome metabolica e diabete. La dieta chetogenica è inoltre riconosciuta come un trattamento efficace per l’epilessia farmacoresistente, l’emicrania e dati emergenti suggeriscono che potrebbe essere utile anche nella sclerosi laterale amiotrofica, nell’Alzheimer, nel Parkinson e in alcune mitocondriopatie.

Secondo il World Alzheimer Report 2016, ci sono 47 milioni di persone in tutto il mondo che soffrono di demenza, e questo numero salirà a 131 milioni nel 2050 a causa dell’invecchiamento della popolazione con grande impatto a livello socio-economico. Nonostante i recenti progressi nella comprensione della neurobiologia e della fisiopatologia del morbo di Alzheimer (AD), ad oggi non sono disponibili trattamenti farmacologici risolutivi, ma solo pochi farmaci sintomatici. Sulla base di questa considerazione, molto sforzo è finalizzato allo sviluppo di linee di prevenzione efficaci: finora sono stati proposti molti trattamenti non farmacologici, tra cui interventi di lifestyle come protocolli nutrizionali mirati, restrizione calorica e l’esercizio fisico, così come le sfide mentali e la socializzazione.

L’attività principale della dieta chetogenica è stata correlata al miglioramento della funzione mitocondriale e riduzione dello stress ossidativo. Il β-idrossibutirrato, il più studiato dei corpi chetonici, ha dimostrato di ridurre la produzione di specie reattive dell’ossigeno (ROS), migliorando la respirazione mitocondriale. Inoltre, la dieta chetogenica svolge attività antinfiammatoria inibendo il fattore nucleare Kappa-light-chain-Enhancer delle cellule B attivate (NF-kB), l’interrotture che spegne o accende l’infiammazione.

La terapia per l’AD è stata rivolta principalmente alla prevenzione delle lesioni istologiche specifiche (placche amiloidi, grovigli neurofibrillari), ma la mancanza di successo ha spostato il focus della ricerca alla disregolazione funzionale del metabolismo cerebrale mitocondriale e alla segnalazione neuronale eccitatoria e inibitoria, ponendo le fondamenta per lo sviluppo di una “terapia metabolica”.

Una dieta chetogenica ad alto contenuto di grassi e a basso contenuto di carboidrati potrebbe dunque fornire un’efficace strategia di prevenzione e trattamento per questa malattia neurodegenerativa sempre più diffusa e debilitante.

Bibliografia

Dariusz Włodarek, Role of Ketogenic Diets in Neurodegenerative Diseases (Alzheimer’s Disease and Parkinson’s Disease), Department of Dietetics, Faculty of Human Nutrition and Consumer Sciences, Warsaw University of Life Sciences (WULS-SGGW), 159c Nowoursynowska Str., 02-776Warsaw, Poland; Received: 21 November 2018; Accepted: 9 January 2019; Published: 15 January 2019