Emicrania e infiammazione

Ruolo del tessuto adiposo nell’insorgenza dell’emicrania e possibili strategie di intervento

di ALESSANDRA GALZARANO

L’emicrania è una malattia da non sottovalutare, in quanto è la principale causa di disabilità per l’uomo, gli attacchi unilaterali e ricorrenti hanno un’intensità del dolore che può essere moderato o severo e spesso è associata a fotofobia, fonofobia e nausea oltre che ad un aumentato rischio di sviluppare malattie degenerative croniche, cardiopatie, malattie psichiatriche, disturbi neurologici, disturbi respiratori, ipertensione, diabete e obesità. È stata ipotizzata una relazione tra infiammazione e predisposizione all’emicrania. Un’elevata risposta infiammatoria promuove la sensibilizzazione dei neuroni centrali a stimoli nocivi e non, con un aumento del rischio di progressione dell’emicrania e l’aumento della massa grassa e dello stato di obesità che può intensificare lo stato infiammatorio neurovascolare contribuendo ad un aumento del mal di testa e della sua frequenza.

Il tessuto adiposo agisce come un organo neuroendocrino, producendo molecole coinvolte nell’omeostasi e nell’infiammazione energetica, tramite la secrezione di citochine infiammatorie. Gli adipociti producono e secernono un gran numero di molecole di natura proteica, chiamate collettivamente “adipochine”. Attualmente ne sono state identificate più di 50 sono attualmente, ma la lista sta crescendo giorno dopo giorno.

Dal momento che è stata dimostrata un’associazione tra emicrania e proteine principalmente secrete dal tessuto adiposo capace di contribuire all’omeostasi energetica e ai processi neuroinfiammatori, è importante trovare un ulteriore fattore che spiega l’esacerbazione di mal di testa in una situazione non prevedibile. Il microbiota intestinale potrebbe essere la connessione tra l’infiammazione, obesità e mal di testa, esso gioca un ruolo importante nella fisiologia dell’ospite. Effetti indiretti del microbiota intestinale sull’innato sistema immunitario possono causare alterazioni nei livelli circolanti di citochine pro e antinfiammatorie che influenzano direttamente la funzione del cervello. In conclusione, i dati di ricerca emergenti suggeriscono l’uso di i probiotici potrebbero essere un adeguato intervento terapeutico per depressione e disturbi correlati, coinvolti nel regolamento di neuroinfiammazione, risposta allo stress neuroendocrino.

Sono tuttavia in corso ulteriori approfondimenti per confermare l’efficacia e la sicurezza dei probiotici nei pazienti con emicrania prima di arrivare a conclusioni definitive.

https://doi.org/10.1186/s10194-018-0895-6