La dieta universale

La prestigiosa rivista scientifica Lancet identifica il regime alimentare che salverà il mondo

di CARMEN COLICA

La Fondazione Eat, della coppia di miliardari norvegesi Petter e Gunhild Stordalen, ha commissionato un importante studio alla Commissione Eat-Lancet, costituita da autori considerati tra i massimi esperti di nutrizione e sostenibilità (dal professore di Harvard Walter Willett all’inventore del “chilometro zero” Tim Lang), provenienti da Università di tutto il mondo e da organizzazioni come FAO e OMS, allo scopo di  proporre una “dieta sana universale di riferimento”, basata su criteri scientifici, per nutrire in modo sostenibile una popolazione mondiale che, nel 2050 arriverà a 10 miliardi di persone, ed evitare fino a 11,6 milioni di morti l’anno dovuti a malattie legate ad abitudini alimentari non sane.

Oltre a cambiare i consumi, riducendo gli sprechi del 50%, gli autori del rapporto hanno fissato obiettivi-limite nell’utilizzo di terra, acqua e nutrienti per la produzione agricola sostenibile. Indicando una grande varietà di aree di intervento per raggiungere questi risultati, coinvolgendo governi, industrie e società, come per esempio l’educazione e l’informazione, l’etichettatura, tasse sul cibo, il sostegno economico alla produzione di alimenti sani.

Alcune associazioni, tra cui Greenpeace, hanno, ovviamente, accolto l’articolo positivamente, commentando come la rivista Lancet abbia confermato le richieste, già avanzate dalla stessa Greenpeace, di riduzione di almeno il 50% del consumo di carne e prodotti lattiero-caseari (70-90% in alcuni Paesi dell’Europa occidentale e del Nord America) a favore di alternative vegetali. Pur riconoscendo che non è un obiettivo facile da realizzare, Greenpeace sostiene che è un passo necessario dopo decenni di consumi eccessivi, in linea con l’accordo globale sul clima che è necessario rispettare per evitare gli impatti più devastanti dei cambiamenti climatici. Secondo Greenpeace, dopo questa ulteriore conferma diventa sempre più urgente la richiesta, diretta ai governi mondiali, di una riforma radicale della politica agricola che acceleri il sostegno verso una produzione sostenibile di frutta e verdura e riduca drasticamente quello a favore della produzione intensiva di carne e prodotti lattiero-caseari.

Altre associazioni non sono d’accordo, ad esempio l’associazione europea dei trasformatori di carne (Centre de Liaision des Industries Transformatrices de Viande = Centro di collegamento per industrie di lavorazione della carne, Clitravi) sostiene che lo studio della Commissione Eat-Lancet ripropone vecchi argomenti anti-zootecnia e distorce dati a fini ideologici, tralasciando, per esempio, l’impatto ambientale di altri settori, quali i trasporti. Clitravi spiega, come esempio, che un volo di andata e ritorno da Roma a Bruxelles genera emissioni molto più elevate rispetto al consumo annuale di carne e salumi di una persona. L’Associazione sostiene che una dieta equilibrata e un regolare esercizio fisico possono fare la differenza e auspica che la Commissione Eat Lancet voglia tener conto di questo e di tutte le innovazioni su cui il settore sta investendo per ridurre l’impatto ambientale.

L’eminente commissione, non aggiungendo nulla di nuovo a quanto finora si conosce sull’argomento, ha concluso che consumare fibre alimentari (di cui sono ricchi, legumi, verdura e frutta) e cereali integrali si associa ad avere minor rischio di sviluppare malattie quali diabete, cancro, infarto e ictus (le cosiddette malattie non trasmissibili). I ricercatori si sono concentrati sui decessi prematuri e l’incidenza di infarto, ictus e malattie cardiovascolari, l’incidenza del diabete di tipo 2 e di diversi tumori associati con l’obesità: per esempio colon-retto, seno, esofago e prostata. È emerso che ad ogni 8 grammi in più di fibre consumate al giorno si verifica una riduzione di incidenza e mortalità delle malattie non trasmissibili tra il 5 e il 27%. È emerso anche che bisogna consumare almeno 25-29 grammi di fibra al giorno e più per amplificarne gli effetti protettivi. Inoltre, si evince che ogni 15 grammi giornalieri in più di cereali integrali i decessi e l’incidenza di tali patologie diminuiscono del 2-19%. Introiti ancora maggiori di cereali integrali si associano a una riduzione complessiva del 13-33% che significa 26 decessi in meno ogni 1.000 persone per tutte le cause di morte. Gli autori hanno sottolineato che il beneficio viene dalle fibre naturalmente presenti nel cibo e non dagli integratori di fibra in vendita in farmacia.

La dieta universale, messa a punto dal team Eat-Lancet, prevede l’assunzione di 2.500 chilocalorie al giorno che, in una gamma flessibile, si traducono in approssimativamente 230 grammi di cereali integrali, 500 di frutta e verdura, 250 di latticini, 14 di carni (bovine, suine, ovi-caprine, cunicole), 29 di carni avicole, 13 di uova, 28 di pesce, 75 di legumi, 50 di frutta secca, 31 di zuccheri (aggiunti e non). Condimento consigliato: gli oli vegetali, extravergine di oliva o colza. Uno degli esempi espliciti della commissione è la Dieta Mediterranea nella versione “frugale”, praticata nelle zone costiere del bacino del Mediterraneo fino alla metà del secolo scorso.

Un’ulteriore autorevole conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che la Dieta Mediterranea è tra i migliori – se non il migliore – regimi alimentari al mondo.

Bibliografia

Willett W, Rockström J, Loken B, Springmann M, Lang T, Vermeulen S, Garnett T, Tilman D, DeClerck F, Wood A, Jonell M, Clark M, Gordon LJ, Fanzo J, Hawkes C, Zurayk R, Rivera JA, De Vries W, Majele Sibanda L, Afshin A, Chaudhary A, Herrero M, Agustina R, Branca F, Lartey A, Fan S, Crona B, Fox E, Bignet V, Troell M, Lindahl T, Singh S, Cornell SE, Srinath Reddy K, Narain S, Nishtar S, Murray CJL. Food in the Anthropocene: the EAT-Lancet Commission on healthy diets from sustainable food systems. Lancet. 2019 Jan 16. pii: S0140-6736(18)31788-4. doi: 10.1016/S0140-6736(18)31788-4.

Sitografia

www.lettera43.it