L’ immunonutrizione come strategia per contrastare la malnutrizione ospedaliera

Effetto immunologico dei nutrienti e ruolo nell’infiammazione: un focus sui pazienti chirurgici

di ALDA ATTINÀ

La malnutrizione è frequente nei pazienti ospedalizzati e non sempre viene riconosciuta dagli Health Care Providers. Inoltre, questo fenomeno è associato con il negativo incremento delle complicanze post-operatorie, infezioni, prolungamento della degenza, mortalità e rincaro sanitario. Secondo dati pubblicati nell’ultimo quinquennio, la malnutrizione ospedaliera nei paesi Occidentali ha una prevalenza che oscilla tra il 30-55%.

Il recupero del paziente da eventi come operazioni chirurgiche e infezioni dipende da numerosi fattori connessi tra loro: patogeni, sistema immunitario e omeostasi corporea. Nel paziente ospedalizzato si assiste a uno stato di iper-infiammazione che impoverisce e consuma il pool degli antiossidanti, sopprimendo la funzione linfocitaria. Ecco che entra in gioco l’ immunonutrizione. Si tratta di una strategia per la quale i nutrienti vengono somministrati al paziente in via enterale o intravenosa in quantità maggiori rispetto alle reali richieste per garantire un effetto farmacologico in mono o pluricomponente in risposta a chirurgia, traumi o infezioni.

Un vasto range di composti possiede la caratteristica di “immuno-nutritivo” per il loro ruolo all’interno della risposta infiammatoria. Infezioni e ferite attivano il sistema immunitario con un cambiamento metabolico. I linfociti T e B sono i principali attori e vengono coadiuvati da le citochine infiammatorie IL-1, IL-6 e TNF-. In questa condizione, il catabolismo di proteine e lipidi risulta maggiorato per fornire nutrimento al sistema immunitario. Il dibattito maggiore che circonda il concetto di immunonutrizione è la modalità di veicolazione dei nutrienti. La via enterale implica la somministrazione di nutrienti in stomaco, duodeno o digiuno. Questi vengono processati in prima linea dal fegato. La via parenterale bypassa questo processo essendo diretta nel circolo ematico.

Acidi grassi polinsaturi omega-3, amminoacidi solforati, glutamina e arginina sono i principali immunonutrienti che esplicano un effetto importante nella modulazione della risposta infiammatoria.

Gli acidi grassi polinsaturi (PUFA) e monoinsaturi (MUFA) influenzano la produzione di citochine infiammatorie e la loro risposta a livello tissutale. È stato osservato che il bilancio tra MUFA e omega-3 PUFA non solo ricade sulla composizione delle membrane cellulari, ma anche si manifesta in un corretto controllo dei processi antinfiammatori. Alti livelli di omega-6 PUFA invece sembrano elicitare l’effetto opposto. Sintomi infiammatori in malattie come l’artrite reumatoide, la psoriasi, la sclerosi multipla, il morbo di Chron e la rettocolite ulcerosa beneficiano di un’opportuna integrazione con olio di pesce, ricco in acidi grassi polinsaturi a lunga catena come l’acido docosaesaenoico (DHA) e l’acido eicosapentaenoico (EPA) agonisti del recettore PPA, con incremento della risposta anti-infiammatoria.

La supplementazione amminoacidica va considerata in un contesto volto alla sintesi proteica e alla genesi di composti bioattivi. Nell’ambito degli amminoacidi solforati, Metionina, Cisteina, N-acetilcisteina e procisteina sono coinvolti nella produzione del glutatione (GSH). Difatti, il GSH ha un ruolo cruciale nella regolazione dello stress ossidativo. Questo è un mosaico di tre tasselli: glicina, acido glutamico e cisteina. L’acido glutammico viene sintetizzato a partire dalla glutammina che consente la rapida divisione delle cellule immunitarie, rafforzando anche la barriera intestinale. Di concerto con la glutammina, l’arginina stimola la funzione linfocitaria dando un boost al sistema immunitario. Attenzione! Un eccesso conduce ad una over-produzione di ossido nitrico.

La malnutrizione e la compromessa funzione immunitaria possono aggravare la prognosi del paziente ospedalizzato con impatto negativo sulla ripresa dell’omeostasi sistemica. In queste condizioni, è cruciale attuare una strategia tale da migliorare la condizione organico-metabolica del paziente. La somministrazione corretta di immunonutrienti come omega-3, acidi grassi monoinsaturi, amminoacidi solforati, arginina e glutammina dovrebbe essere costantemente considerata all’interno di protocolli di immunonutrizione artificiale.

È di ovvio apprezzamento, poter estendere le potenzialità farmacologiche degli immunonutrienti in condizioni fisiologiche. In particolare, orientati all’improving del sistema immunitario nei cambi di stagione, nelle condizioni di forte stress fisico e mentale e nei periodi di convalescenza post-influenzale. Pesce azzurro fresco, frutta a guscio, legumi, broccoli e cavoli, olio extra vergine di oliva ed erbette di campo introdotti nella giornaliera alimentazione contribuiscono a rafforzare il sistema immunitario come uno scudo per la nostra salute! Provate anche voi l’ immunonutrizione!

Bibliografia  

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