Il rosmarino: da aromatizzante ad antiinfiammatorio

Ricco di virtù terapeutiche, il rosmarino si rivela ancor oggi di grande utilità

di SIMONA FERRARO

Il rosmarino (Rosmarinus officinalis) è una pianta aromatica perenne, appartenente alla famiglia delle Lamiaceae, una delle più amate fin da tempi molto antichi. È ampiamente usata nella medicina popolare, nei cosmetici, nella fitoterapia e per aromatizzare i prodotti alimentari. 

Le foglie fresche e secche di rosmarino sono utilizzate nella cucina tradizionale mediterranea come erbe, per il loro intenso sapore acre e amaro in molti piatti. In realtà, estratti di rosmarino sono anche usati in aromaterapia per trattare l’ansia. Il rosmarino è una pianta molto ricca di ferro, calcio e vitamina B6 ed è anche una buona fonte di fibra.  

L’estratto di rosmarino contiene diverse classi di polifenoli compresi acidi fenolici, flavonoidi e terpeni. Queste molecole mostrano potenti attività antiossidanti che riducono la perossidazione lipidica, inibiscono la produzione di specie reattive dell’ossigeno e sopprimono l’infiammazione. Le benefiche proprietà del rosmarino sono dovute soprattutto ai principi attivi racchiusi nel suo olio essenziale, a cui si deve anche l’intenso profumo che lo contraddistingue. Grazie alla presenza di queste sostanze vanta una straordinaria efficacia terapeutica.

Gli studi si sono concentrati su varie attività biologiche dei metaboliti secondari di questa pianta, come l’acido rosmarinico (RA), con potenti proprietà antiossidanti, epato-protettive, antimicrobiche, anti-nocicettive e antinfiammatorie. L’RA chimicamente è l’estere tra l’acido caffeico e il gruppo alcolico in posizione α dell’acido 3,4-diidrossifenillattico. È uno dei principali polifenoli, sostanze contenute non solo nel rosmarino, ma anche in altre piante culinarie, come perilla (Perilla frutescens L.), salvia (Salvia officinalis L.), menta (Mentha arvense L.) e basilico (Ocimum basilicum L.).

L’infiammazione coinvolge un ampio spettro di processi patofisiologici. L’effetto più riportato che l’AR ha sull’infiammazione è la sua interazione con il sistema del complemento, processo a cascata che comprende almeno 20 glicoproteine sieriche che interagiscono per fornire molte delle funzioni effettrici dell’immunità umorale sull’infiammazione. È stato dimostrato che l’RA inibisce l’attivazione del sistema del complemento sia in vivo che in vitro senza gli effetti collaterali di altri farmaci, quali i glucocorticoidi e farmaci anti-infiammatori non steroidei.

È stata anche descritta un’azione antivirale di RA in quanto ha dimostrato di ridurre la mortalità dei topi infettati con il virus dell’encefalite giapponese, con significative diminuzioni della carica virale e dei livelli di citochine proinfiammatorie. Tuttavia, sono necessari ulteriori studi per stabilire il meccanismo delle azioni osservate e per definire gli effetti e le dosi di RA, da utilizzare nell’uomo per influenzare i processi infiammatori.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30328397