I benefici dei grani antichi

Grani antichi: benessere per l’uomo, agricoltura sostenibile e tradizioni regionali

di GEMMA LOU DE SANTIS

Il grano è presente nella dieta di miliardi di persone, costituendo la principale fonte energetica.  Il 95% del frumento coltivato è il Triticum aestivum, conosciuto come “tenero”, mentre il restante è principalmente Triticum durum o “duro”, prevalentemente utilizzato nei pastifici. La definizione di grano antico è riservata alle specie rimaste invariate negli ultimi cento anni, prima della “rivoluzione verde” iniziata dopo gli anni ’30 con l’agronomo Strampelli. 

La selezione sistematica di frumenti ad alto rendimento portò al raddoppio della produzione italiana nella “Battaglia del grano” durante il regime fascista. Successivamente la ricerca si concentrò anche sulla qualità e quantità delle proteine, in particolare sul maggiore contenuto di glutine, utile al processo di panificazione. Conseguentemente alla selezione del frumento si è verificata una diminuzione della variabilità genetica e un progressivo impoverimento delle proprietà nutrizionali e nutraceutiche del grano, per diffusione delle varietà moderne. Tra i grani antichi in commercio troviamo Einkorn, coltivato da 12.000 anni in Oriente, il grano di farro Spelta, capace di adattarsi in numerosi ambienti, Khorasan, simile al grano tenero, Russello, Senatore Cappelli, Timilia o Tumminia, Urria, Frassineto, Gentil Rosso, Sieve, Solina e Verna. In una dieta equilibrata, i frumenti antichi hanno dimostrato di avere un profilo nutrizionale migliore dei moderni e di essere una   fonte eccezionale di molteplici nutrienti quali vitamine, minerali, fibre e soprattutto molecole bioattive. Le sostanze antiossidanti sono i tocoli, carotenoidi, fenoli, in particolare l’acido ferulico ed addirittura i lignani, capaci di svolgere un’azione antitumorale. Attraverso acidi grassi a catena corta e fibre presenti nel grano antico è garantita la salute del microbioma intestinale, che a sua volta è coinvolto nell’assorbimento dei fenoli, lignani e di altre molecole antiossidanti.

Studi sull’uomo hanno evidenziato che il regolare consumo di prodotti da grani antichi può migliorare il profilo glucido, lipidico, la pressione sanguina, lo stato infiammatorio e antiossidante, riducendo il rischio di allergie, diabete, malattie intestinali, cardiovascolari e tumorali. Analisi approfondite sul consumo di grano khorasan, rispetto ai frumenti moderni, ha evidenziato la riduzione significativa di specifici marker infiammatori, quali il Tumor Necrosis Fattor alfa e le Interleuchine 1 e 6, note molecole coinvolte nello sviluppo di malattie croniche, cardiovascolari e diabete. Queste citochine sono anche presenti a livelli più elevati in soggetti sani ma a rischio di sviluppare patologie croniche e che beneficerebbero del consumo di un grano antico all’interno di una dieta mediterranea. Infine, è stato dimostrato che il grano khorasan possiede la capacità di diminuire i livelli del fattore di crescita endoteliale vascolare proinfiammatorio, indipendentemente dal livello di partenza, azione chiave nell’abbattimento delle malattie coronariche e vascolari. Infine, oltre al benessere per l’uomo, le specie antiche hanno goduto di una agricoltura biologica, sostenibile ed a basso impatto ambientale, aspetti che hanno portato alla riscoperta di tradizioni e di aree agricole dimenticate in diverse regioni italiane. Ogni giorno dovremmo portare sulle nostre tavole alimenti da frumenti antichi per il nostro benessere, per l’ambiente e la riscoperta di antiche tradizioni.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29065353