La giusta misura

I valori del BMI non devono essere troppo alti o troppo bassi, pena una possibile influenza negativa sull’aspettativa di vita

di GIULIA BIGIONI

L’indice di massa coproporea (BMI o Body Mass Index), il parametro che tiene conto del rapporto tra massa corporea e statura, indicatore  dello stato di salute tra i più conosciuti e utilizzati, è da sempre considerato un punto di riferimento, croce e delizia, di tutti coloro che aspirano alla forma ideale. Ma la domanda che spesso ci si pone, considerando tutte le variabili morfologiche individuali è: quale è la giusta misura? Quale è il valore ideale di riferimento che dobbiamo considerare per garantirci uno stato di salute per gli anni che verranno?

Forse non esiste una risposta univoca. Due individui possono condividere gli stessi valori di BMI e ad esempio essere classificati obesi, ma avere una diversa composizione corporea, in termini di massa grassa e muscolo, come il caso degli atleti che presentano importanti masse muscolari e valori di BMI elevati.

Un’analisi piuttosto dettagliata è quella proposta da alcuni autori che si sono spinti oltre il significato del  numero associato al BMI, che per una popolazione in salute è compreso nell’intervallo 18,5 – 24,9. Il gruppo di studio ha pubblicato su Lancet Diabetes Endocrinology i risultati di una valutazione, condotta su una popolazione di più di 3 milioni di inglesi, utilizzando i dati delle cartelle cliniche dei medici di base, tenendo conto anche di variabili indipendenti dal peso come, il fumo e altre patologie preesistenti.

http://dx.doi.org/10.1016/S2213-8587(18)30288-2

L’associazione tra alti valori di BMI, superiori a 30 e aspettativa di vita indica una diminuzione della vita media stimata nell’ordine di 3-4 anni in meno negli obesi rispetto alla popolazione normopeso, differenza che risulta maggiormente accentuata se l’obesità è già presente al di sotto dei 40 anni di età. L’associazione tra alti valori di BMI e mortalità era più forte nei giovani rispetto alla popolazione anziana, segno che la condizione di sovrappeso presente nell’infanzia è deleteria ai fini dell’incidenza di malattie nell’età adulta.

La maggior parte degli stati patologici, tra cui il cancro, le malattie cardiovascolari e le malattie respiratorie, hanno mostrato il più basso indice di rischio nel range di valori dei normopeso con un BMI di 21-25.

Significativa è poi la relazione tra bassi valori di BMI, inferiori a quelli considerati indicatori del normale stato di salute e l’aspettativa di vita. Il BMI inferiore a 21-25, indice di sottopeso, sembra correlato ad una diminuzione media di 4-5 anni dell’aspettativa di vita, sebbene, come suggerito dagli autori, la diminuzione di peso è in questi casi spesso un sintomo associato a numerosi altri stati morbosi, quali l’Alzheimer o le malattie psichiatriche.

In definitiva, la relazione tra l’indice di massa corporea e durata della vita media è risultata di particolare importanza soprattutto per i valori di BMI maggiori o uguali a 30, caratteristici della popolazione obesa. Tuttavia, il dato che sicuramente desta maggiori preoccupazioni è l’associazione negativa tra l’età e alti valori di BMI, che spinge a sostenere quelle politiche sanitarie orientate alla salvaguardia delle giovani generazioni che sembrerebbero le più suscettibili al carico negativo sulla salute delle condizioni di sovrappeso e obesità.