Dieta Mediterranea: scudo salvavita

Una nuova ricerca scientifica su 25 mila abitanti del Molise dimostra che un combinato sano stile di vita tra alimentazione e attività fisica riduce rischi di mortalità cerebrovascolare

di SILVIA BASSI

Non si finisce mai di decantare i benefici della Dieta Mediterranea che l’Unesco nel 2010 ha riconosciuto essere un patrimonio culturale immateriale dell’umanità in quanto “si fonda nel rispetto per il territorio e la biodiversità, e garantisce la conservazione e lo sviluppo delle attività tradizionali e dei mestieri collegati alla pesca e all’agricoltura nelle comunità del Mediterraneo”. Al concetto di Dieta Mediterranea è ormai associato quello di allungare la vita e prevenire malattie cardiovascolari come hanno dimostrato numerosi studi di varie nazioni.

Ultima in ordine di tempo è una ricerca sui benefici della dieta mediterranea condotta dal dipartimento di Epidemiologia e prevenzione dell’Istituto Neurologico Mediterraneo (Neuromed) di Pozzilli (Isernia) e pubblicata sul “British Journal of Nutrition”. Lo studio raccoglie i risultati di otto anni di osservazione su 5200 soggetti di età superiore ai 65 anni, parte del più ampio progetto denominato “Moli-sani study”, che dal 2005 monitora i possibili fattori genetici e ambientali alla base di malattie cardiovascolari, cancro e patologie degenerative su un campione di 25mila abitanti del Molise.

I partecipanti hanno compilato un questionario sulla loro dieta nell’anno precedente alla registrazione, assegnando per ciascuno un punteggio da 0 a 9 a seconda di quanto il loro regime alimentare si avvicinava alla classica dieta mediterranea. Prendendo in considerazione vari fattori (età, sesso, livelli di attività fisica, condizioni socioeconomiche, fumo, indice di massa corporea), è emerso che gli individui con un punteggio fra 7 e 9 sulla scala avevano un rischio inferiore del 25% per qualsiasi causa di morte rispetto a quelli che segnavano da 0 a 3.

Il team ha anche controllato se determinati componenti della dieta mediterranea fossero più strettamente legati a una riduzione della mortalità rispetto ad altri, osservando i cambiamenti nella riduzione del rischio di morte associati a un aumento di due punti di aderenza alla dieta. Gli scienziati ritengono che i “grassi buoni” come quelli contenuti nell’olio d’oliva siano alla base dei benefici del programma alimentare. Ma perfino un consumo moderato di bevande alcoliche, se inserito in un corretto contesto alimentare mediterraneo, può rappresentare “un fattore protettivo per la nostra salute”.

Per l’epidemiologa Marialaura Bonaccio formatasi presso la Fondazione Umberto Veronesi e prima coautrice dello studio, “la novità della nostra ricerca è nell’aver focalizzato l’attenzione su una popolazione di età superiore ai 65 anni. Sapevamo già che la dieta mediterranea è in grado di ridurre il rischio di mortalità nella popolazione complessiva, ma non sapevamo se sarebbe stato lo stesso per gli anziani”.

Il prof. Giovanni de Gaetano, Responsabile del  Dipartimento di Epidemiologia Neuromed di Pozzilli (www.neuromed.it) sostiene che il messaggio è positivo: “Non è vero che dopo un infarto è tutto perduto.  I nemici del cuore si combattono anche a tavola. Perciò ai pazienti dico di non focalizzarsi solo sui farmaci, ma anche sullo stile di vita: qualche chilometro o rampa di scale in più a piedi, tv spente e alimentazione ‘scudo’”.