I cibi intelligenti della “ Dieta Smartfood ”

Alimenti salvavita che proteggono il nostro corpo e frenano i geni dell’invecchiamento secondo alcuni studi promossi dall’Istituto Oncologico di Umberto Veronesi

di SILVIA BASSI

Sull’alimentazione nell’era digitale di internet e dei social girano sempre più notizie contraddittorie fra di loro e non sempre si riesce a distinguerle tra quelle vere e quelle false. L’abbondanza di notizie e di pubblicazioni che riempiono gli scaffali delle librerie o delle edicole possono generare problemi seri che vanno dall’allarmismo ingiustificato fino a procurare danni per la salute dei consumatori.

Per esempio mangiare la carne fa male? Per alcuni sì e per altri no. Così pure le verdure: meglio acquistare quelle biologiche o quelle dell’agricoltura tradizionale? Per mettere un po’ di ordine sul variegato e contradditorio mondo dell’alimentazione è arrivato nelle librerie e nelle edicole “La dieta smartfood” firmato da Eliana Liotta con Pier Giuseppe Pelicci e Lucilla Titta.

Pubblicato dal Rizzoli, “La dieta smartfood” porta il marchio scientifico dell”Istituto europeo di oncologia” (Ieo) fondato da Umberto Veronesi https://www.ieo.it/ e con cui collaborano gli autori del volume. La principale tesi del libro è sostenere che i cibi sono come dei farmaci. “In questi anni, grazie alla nutrigenomica, una scienza che studia le relazioni tra il cibo e il patrimonio ereditario, si è scoperto che alcuni alimenti possono proteggere il corpo – afferma l’autrice Eliana Liotta – farli dialogare con il Dna e bloccare i geni dell’invecchiamento allungando la vita: sono 40, ribattezzati Smartfood. In pratica,“ingannano” l’organismo. Mangiando questi cibi considerati “intelligenti” è come se non mangiassimo perché mimano gli effetti del digiuno”.

All’autrice del libro chiediamo quali sono i cibi che mimano il digiuno

Quello che non ti aspetti in una dieta, il cioccolato fondente al 70 per cento: due quadratini al giorno abbassano la pressione, regolano i livelli di colesterolo, migliorano elasticità dei vasi e fluidità del sangue. La molecola smart intelligente, è un flavonoide, la quercetina, presente anche in asparagi, capperi, cipolle e lattuga, così come i benefici effetti di arance rosse, cavoli rossi, frutti di bosco, melanzane, patate viola, prugne nere, radicchio, uva nera. Gli effetti positivi si devono alle antocianine che, fra l’altro, proteggono il cuorei”.

Quali sono, invece, i cibi che dialogano con il Dna imbavagliando i geni dell’invecchiamento?

“Dalle scoperte della nutrigenomica ci sono alimenti in grado di arrivare al nucleo delle nostre cellule, interagendo con il Dna. Le loro molecole sembrerebbero silenziare i geni dell’invecchiamento, detti gerontogeni, e attivare i geni della longevità. Si tratta di cibi comunissimi come arance rosse di Sicilia che impediscono l’accumulo lipidico e poi asparagi, cachi, cavoli rossi, ciliegie, cipolle, fragole, frutti di bosco, lattuga, melanzane, mele…”.

Come funziona in pratica la dieta Smartfood?

Alcune sostanze dei cibi attivano i geni che allungano la vita, come Sirt, e imbavagliano i geni che ci fanno invecchiare, come Tor. Sono le vie genetiche che regolano il metabolismo: i gerontogeni si esprimono dopo un pasto abbondante e ordinano che si iperproduca energia e si immagazzini grasso, due cose che innescano decadimento fisico e malattie. Al contrario, se c’è carenza di cibo, i gerontogeni “tacciono” e “parlano” i geni della longevità, imponendo che non si accumuli grasso e che si usi l’energia disponibile per riparare i danni dei tessuti e dunque per mantenerci in salute”.

Nel libro si parla anche di “Protective Smartfood”: di che si tratta?

Sono cibi che non chiacchierano col Dna, ma che comunque proteggono da malanni e chili di troppo. Oltre a tutta la frutta fresca e la verdure ci sono anche l’olio d’oliva e gli oli di semi spremuti a freddo, i cereali integrali”.

Dove porterà la ricerca sugli Smartfood?

“All’”Istituto europeo oncologico” si lavora per sviluppare farmaci che nascono dai cibi e inibiscono i gerontogeni. E, migliorando il nostro rapporto con la tavola, potremo potenzialmente vivere fino a 120 o 130 anni”.