Perché ci piace il cibo spazzatura?

Sappiamo che fa male alla salute, eppure continuiamo a mangiarlo, perché ci piace il cibo spazzatura?

di CARMEN COLICA

Perché ci piace il cibo spazzatura?

Il termine cibo spazzatura ossia junk food è stato “coniato” nel 1972 da Michael F. Jacobson direttore del Center for Science in the Public Interest di Washington (USA), per indicare una tipologia di cibo di bassissimo valore nutrizionale, in quanto essenzialmente privo di vitamine e fibre, ad elevato contenuto di grassi e zuccheri.

Numerosi sono gli studi, piuttosto allarmanti, che mettono in guardia sui danni da junk food, dimostrando ad esempio che il cibo spazzatura diminuisce la preferenza verso sapori nuovi o che l’alimentazione ricca di grassi e zuccheri provoca sensibili alterazioni della memoria.

Ormai, in moltissimi conoscono i pericoli connessi al consumo eccessivo di cibo spazzatura, tuttavia, nei paesi industrializzati, ma ormai anche in quelli in via di sviluppo, le catene di fast food, continuano ad aprire punti vendita (a quanto pare, è uno dei pochi settori che non ha risentito della crisi economica). Per non parlare, poi, del fiorire di distributori automatici di bibite gassate e snack negli uffici e – ahimè! – nelle scuole.

Le motivazioni sono molteplici: fattore economico – un pasto in un fast food costa relativamente poco; strategie di marketing che fanno sì che la gente trovi piacevole consumare il pasto in questi posti, in cui l’ambiente è accattivante e spesso dotato di intrattenimenti, anche per i bambini; i media che indirizzano il pubblico verso questi luoghi; molti uffici e scuole sono sprovvisti di mensa, mentre i distributori automatici abbondano (finanche in ospedale) e la pausa pranzo è troppo breve per consentire di uscire a mangiare; infine l’estrema palatabilità di questo genere di cibo.

Infatti, le multinazionali produttrici di questi cibi li rendono iper-palatabili, combinando sale, zuccheri e grassi i quali, agendo sui recettori della dopamina, creano dipendenza.

dolci

Ma, oltre tutto ciò, c’è un’altra motivazione che spinge a gradire il cibo spazzatura.

Mi ritengo una salutista, non ho mai fumato, sono astemia (non per mia scelta, ma perché tabacco e alcol proprio non mi piacciono) e non mi piacciono le bibite gassate; adoro frutta e verdura, in qualsiasi modo mi vengano presentate, ma non posso negare che quando penso ad un hamburger, magari con formaggio e maionese e annesse patatine fritte col ketchup, oppure ad alcuni gelati industriali mi viene l’acquolina in bocca, eppure so quanto siano insani.

E allora … perché?

Il motivo va ricercato nella nostra storia evolutiva. Nella preistoria, gli uomini avevano a disposizione quantità di cibo piuttosto limitate, inoltre, conducevano una vita molto attiva, sempre alla ricerca di cibo, senza altri mezzi di locomozione se non i piedi. Per rendere l’idea, consumare una quantità di energia equivalente a quella che consumavano quotidianamente i nostri antenati, significherebbe correre ogni giorno per circa tre ore oppure camminare per sei. Conseguentemente, gli uomini primitivi hanno sviluppato una preferenza sensoriale per i cibi più calorici, ricchi di grassi e zuccheri, che permettevano di immagazzinare riserve di energia, da utilizzare nei periodi in cui procacciarsi il cibo era più difficile.

Questa istintiva propensione per questi cibi, impressa nel DNA, porta a preferire il junk food, parallelamente però non si è mantenuto lo stile di vita attivo che faceva consumare all’uomo preistorico molte più calorie rispetto all’uomo contemporaneo; la conseguenza è l’aumento di peso, che spesso conduce all’obesità e allo sviluppo di malattie dismetaboliche, quali il diabete e le patologie cardiovascolari.

La prevenzione più efficace è uno stile di vita sano, ovvero una moderata attività fisica e un’alimentazione equilibrata; anche questa volta la vecchia cara Dieta Mediterranea si dimostra la migliore strategia, non solo perché varia ed equilibrata, ma anche perché ricca di sapori che soddisfano i nostri esigenti neuroni.

Bibliografia

Reichelt AC, Morris MJ, Westbrook RF. Cafeteria diet impairs expression of sensory-specific satiety and stimulus-outcome learning. Front Psychol. 2014 Aug 27;5:852. doi: 10.3389/fpsyg.2014.00852. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4146395/

Beilharz JE, Maniam J, Morris MJ. Short-term exposure to a diet high in fat and sugar, or liquid sugar, selectively impairs hippocampal-dependent memory, with differential impacts on inflammation. Behav Brain Res. 2016 Jun 1;306:1-7. doi: 10.1016/j.bbr.2016.03.018. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26970578

Johnson PM, Kenny PJ. Dopamine D2 receptors in addiction-like reward dysfunction and compulsive eating in obese rats. Nat Neurosci. 2010 May;13(5):635-41. doi: 10.1038/nn.2519. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20348917