Il latte del futuro

Secondo alcuni recenti studi il latte del futuro proverrà dallo scarafaggio, ma sarà davvero così?

di CARMEN COLICA

È di non molto tempo addietro la notizia che, molto probabilmente, il latte del futuro sarà prodotto da uno scarafaggio. La Diploptera punctata, un piccolo scarafaggio chiamato in inglese Pacific beetle cockroach, originario delle Hawaii, è un insetto viviparo (l’unico fra le circa 4000 specie di blatte), che nutre le larve, mentre si sviluppano in una particolare sacca addominale delle femmine, mediante una secrezione lattiginosa di natura cristallina – prodotta dalle pareti della sacca stessa – altamente proteica. Proprio la particolare struttura di questi cristalli, detti Lili-Mip (dall’inglese Lipocalin-like Milk proteins ossia proteine del latte lipocalina-simili), consentirebbe un rilascio di energia prolungato nel tempo.

Ingrandimento dello stomaco dell’embrione di Diploptera punctata contenete i cristalli Lili-Mip, in basso a destra un ulteriore ingrandimento dei cristalli (fonte IUCrJ)
Ingrandimento dello stomaco dell’embrione di Diploptera punctata contenete i cristalli Lili-Mip, in basso a destra un ulteriore ingrandimento dei cristalli (fonte IUCrJ)

La caratterizzazione della composizione chimico-fisica dei cristalli che compongono questo “latte” ad elevato contenuto proteico ha messo in evidenza un potere nutritivo tre-quattro volte superiore a quello del latte vaccino, ciò fa sviluppare molto velocemente le larve. I cristalli risultano altamente nutritivi in quanto sono composti da proteine con discreto valore biologico – giacché in esse sono presenti molti aminoacidi – a cui sono attaccati in abbondanza glucidi e che contengono lipidi.

Ora non scateniamo la nostra fantasia immaginando mini-allevamenti intensivi di femmine di scarafaggio attaccate a mungitrici miniaturizzate, non sarà certo così che si otterrà la sua secrezione “lattea”! Un gruppo di ricercatori indiani sono riusciti a sequenziare il “latte” della Diploptera punctata, isolando il gene di questa proteina, si appresteranno, quindi, a produrre i cristalli in vitro per fermentazione, in grandi vasche microbiologiche, per poi trasformarli industrialmente.

È stato suggerito che questo super-food potrebbe essere utilizzato come integratore nelle missioni umanitarie o in quelle spaziali, proprio per le sue peculiari qualità nutrizionali contenute in uno spazio decisamente ridotto, la sua eco-sostenibilità e la comodità di trasporto e stoccaggio.

Ma, nonostante l’entusiasmo che questa notizia ha suscitato, non è realistico immaginare che questo prodotto potrà un giorno prendere il posto delle varie tipologie di latte, di provenienza animale o vegetale, che oggi affollano gli scaffali dei supermercati, per una serie di motivi.
A parte, infatti, gli spropositati costi di produzione, bisogna considerare che l’allergia agli scarafaggi è alquanto diffusa tra gli esseri umani; inoltre, particolare niente affatto trascurabile, questo “latte” è carente di metionina e triptofano, due aminoacidi essenziali per l’uomo, in quanto non in grado di produrli autonomamente.

È ormai arcinoto che la produzione e distribuzione del latte vaccino e dei suoi derivati causi il 4% delle emissioni di CO2 nell’atmosfera.

Non sono esenti da critiche nemmeno le bevande vegetali, data la grande quantità di acqua necessaria a far crescere le piante da cui derivano e a produrle materialmente (ad es. per produrre e trasformare una sola mandorla sono necessari circa 4 liti d’acqua).

Certo l’idea di una bevanda che risolva i problemi etici e ambientali connessi alla produzione del latte, qualsiasi sia la sua provenienza, è allettante e auspicabile, ma molto probabilmente non proverrà dallo scarafaggio. Molto più realistica è la possibilità che la struttura di tali proteine sia usata come modello per la creazione di nuove sostanze che poco hanno a che fare con l’alimentazione, ma che potrebbero essere invece molto utili in medicina.

Infatti, questa proteina forma al suo interno come una tasca che contiene lipidi molto energetici, i quali vengono rilasciati una volta raggiunto l’apparato digerente delle larve, le quali altrimenti non avrebbero la possibilità di utilizzarli. Proteine progettate in maniera similare, potrebbero essere utilizzate ad esempio per trasportare farmaci che verrebbero rilasciati solo a contatto con le cellule cancerose ed agire ottimizzando così l’efficacia e minimizzando gli effetti collaterali del farmaco.

Magari dallo scarafaggio anziché il latte del futuro avremo la cura di uno spietato male del presente.

Bibliografia

Williford A, Stay B, Bhattacharya D. (2004) Evolution of a novel function: nutritive milk in the viviparous cockroach, Diploptera punctata. Evol Dev. 6(2):67-77.

Holbrook GL, Schal C. (2004) Maternal investment affects offspring phenotypic plasticity in a viviparous cockroach. Proc Natl Acad Sci U S A. 13;101(15):5595-7.

Banerjee S, Coussens NP, Gallat FX, Sathyanarayanan N, Srikanth J, Yagi KJ, Gray JS, Tobe SS, Stay B, Chavas LM, Ramaswamy S. (2016) Structure of a heterogeneous, glycosylated, lipid-bound, in vivo-grown protein crystal at atomic resolution from the viviparous cockroach Diploptera punctata. IUCrJ. 3(Pt 4):282-93.