Grassi a volontà

La ricerca scientifica della globalizzazione: niente di nuovo sul fronte occidentale

di GIULIA BIGIONI

È di questi giorni la notizia che i grassi della nostra dieta non aumentano il rischio di patologie cardiovascolari. È quanto affermato da Dehghan nel suo articolo scientifico pubblicato il 29 Agosto sulla rivista Lancet. “Prospective Urban Rural Epidemiology (PURE) è uno studio epidemiologico svolto tra il 2003 e il 2013 cui hanno preso parte 135.335 individui di 18 paesi fra 35 e 70 anni, seguiti in media per 7,4 anni e valutati dal punto di vista alimentare con questionari validati”, afferma Dehghan. “Abbiamo analizzato i dati raccolti “Abbiamo incluso tre Paesi ad alto reddito (Canada, Svezia e Emirati Arabi Uniti), 11 a redditi medio (Argentina, Brasile, Cile, Cina, Colombia, Iran, Malesia, Territorio palestinese occupato, Polonia, Sudafrica e Turchia) e 4 a basso reddito (Bangladesh, India, Pakistan e Zimbabwe), sulla base del reddito nazionale lordo pro capite ricavato dalla classificazione della Banca Mondiale per il 2006, anno in cui è stato avviato lo studio”.

I partecipanti sono stati classificati in gruppi in base all’assunzione di sostanze nutritive (carboidrati, grassi e proteine), sulla base della percentuale di energia fornita dai macronutrienti. Su questa coorte gli autori hanno verificato la correlazione tra consumo di carboidrati, lipidi, malattie cardiovascolari e mortalità totale. L’assunzione di carboidrati elevata è stata associata ad un aumento del rischio di mortalità totale, ma non con il rischio di malattie cardiovascolari o mortalità cardiovascolare.

L’assunzione di ogni tipo di grasso è stato associato a un rischio minore di mortalità totale. Sulla base dell’assunzione di grassi, anche quando suddivisi in saturi e insaturi, non è stata trovata alcuna associazione statisticamente significativa con il rischio di infarto miocardico o di mortalità cardiovascolare. L’assunzione di grassi saturi più elevata è stata associata invece a minori rischi di ictus.

Quando nella dieta quotidiana è stata fatta una sostituzione parziale (5% di energia) di carboidrati con acidi polinsaturi, mantenendo la stessa quota energetica, si è osservata una riduzione del rischio di mortalità dell’11%, mentre la sostituzione di carboidrati con grassi saturi, acidi monoinsaturi o proteine non è stata associata alla riduzione del rischio di mortalità.

Lo studio ha il grande pregio di aver preso in considerazione Paesi mai valutati, alcuni in cui la popolazione è in uno stato di malnutrizione, con carenze nutrizionali importanti. Peccato che non sia stato incluso nessun Paese mediterraneo, che avrebbe potuto spostare l’equilibrio dei risultati raggiunti.

I risultati aprono diversi punti domanda” sostiene Laura Di Renzo, Professore Associato della Sezione di Nutrizione clinica e Nutrigenomica dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, “dal momento che conosciamo i benefici di una dieta salutare, quando questa è ricca di fibre, di antiossidanti, di vitamine e, soprattutto, quando la quota calorica giornaliera sia calcolata sulla base del dispendio energetico e quella proteica in base alla massa muscolare di ciascuno”.

È anche interessante ricordare” prosegue la Di Renzo “che lo stesso gruppo dello studio PURE, sempre su Lancet, riferisce in un altro articolo che l’assunzione di frutta, legumi e verdure crude, che sono sicuramente una fonte di carboidrati, è associata a una minore mortalità. Questa discrepanza suggerisce che i carboidrati trasformati, inclusi gli zuccheri aggiunti e i grani raffinati, stanno probabilmente guidando questa associazione. Mi aspetto quindi che il gruppo PURE sia prossimo a una pubblicazione che segnali l’associazioni tra zuccheri aggiunti, grani raffinati, cereali integrali e mortalità”.

I prodotti animali sono fonte di ferro e zinco biodisponibili, vitamina K2 e vitamina B12, che potrebbero non essere invece carenti nelle popolazioni che consumano diete ad alto contenuto di carboidrati. Pertanto, una spiegazione potenziale per i risultati PURE è che le carni ad alta densità nutrizionali potrebbero correggere una o più carenze nutrizionali.

Dato che gli autori affermano che gli acidi grassi saturi, gli acidi grassi monoinsaturi e le proteine animali sono stati inversamente associati alla mortalità, ci si potrebbe chiedere se è vero che l’assunzione di carne e latticini sia stata associata ad una maggiore sopravvivenza.

Per valutare il mantenimento del buono stato di salute e l’allungamento della vita bisognerebbe tener conto della qualità degli alimenti e della quantità di micronutrienti presenti” dichiara il Prof. Antonino De Lorenzo, Direttore della Scuola di Specializzazione in Scienza dell’Alimentazione dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. “Dehghan e colleghi riportano che l’elevata assunzione di carboidrati totali è stata associata ad una maggiore mortalità, ma non a un rischio cardiovascolare. Nello stesso tempo non distinguono tra zuccheri semplici e carboidrati complessi, per cui non si sa quali carboidrati siano stati associati ad una maggiore mortalità. Non riportano neanche gli indici di qualità nutrizionale, che tengono conto dell’indice glicemico, dell’indice di trombogenicità e aterogenicità. La dieta salutare è fatta di una giusta ricombinazione di alimenti di qualità, valutati sia sulla base del contenuto di macro e micronutrienti, ma anche sull’assenza di sostanze contaminati, quali pesticidi, antiparassitari, fertilizzanti e interferenti endocrini, che sappiamo modificare il microbioma intestinale cambiando il nostro stato di salute.

Dovrebbero essere valutati i parametri cardiometabolici che definiscono il profilo lipidico, glucidico e infiammatorio (colesterolo totale, HDL, LDL ossidate, trigliceridi, insulina, glicemia, PCR, VES, omocisteina, fibrinigeno, uricemia, linfociti/neutrofili), prima di arrivare a conclusioni forti come quelle riportate dagli autori dello studio PURE, che invitano a rivedere le linee guida nutrizionali.”

Gli scienziati lo chiamo “fishing”, pescare tra i dati per trovare i risultati attesi, forse noi potremmo definirlo conflitto di interesse: aspettiamo i prossimi risultati.

Bibliografia

Miller V, Mente A, Dehghan M, et al. Fruit, vegetable, and legume intake, and cardiovascular disease and deaths in 18 countries (Prospective Urban Rural Epidemiology [PURE]): a prospective cohort study. Lancet 2017; published online Aug 29. http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(17)32253-5.

Dehghan M, Mente A, Zhang X, et al, on behalf of the Prospective Urban Rural Epidemiology (PURE) study investigators. Associations of fats and carbohydrate intake with cardiovascular disease and mortality in 18 countries from five continents (PURE): a prospective cohort study. Lancet 2017; published online Aug 29. http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(17)32252-3.