Le amare conseguenze delle bevande zuccherate

La scienza ci invita a abbandonare il consumo delle bevande zuccherate, ma salva la caffeina.

di GIULIA BIGIONI

Le bevande zuccherate rientrano a pieno titolo nella western diet, la pratica alimentare che i dati scientifici permettono di condannare su tutti i fronti. Siamo soliti considerare il mondo occidentale come la culla del progresso, che ha permesso il raggiungimento delle conoscenze ai più alti livelli, sia nell’ambito umanistico che scientifico. Quest’ultimo se da una parte ha consentito il raggiungimento di importanti traguardi nella conoscenza medica, dall’altra ci dice che non tutto quello che è “occidentale” è da considerare come sinonimo di qualità.

Ci aiuta in questo la scienza e i suoi principali protagonisti, gli scienziati, che riportando i risultati delle loro ricerche ci forniscono gli elementi per rifiutare questo regime alimentare.

Diversi autori, alcuni nel paese di origine altri emigrati negli USA e riuniti insieme nello studio appena pubblicato sulla rivista CELL DISCOVERY 2017, ci avvisano della pericolosità delle bevande zuccherate, perché in grado di stimolare una degenerazione neurologica a carico delle fibre mieliniche (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28670480).

L’encefalomielite autoimmune, questo il nome terribile della patologia studiata, sarebbe la conseguenza di un consumo protratto nel tempo di quelle bevande caffeina-free che sempre più spesso accompagnano la western-diet.

I risultati di laboratorio, appena pubblicati, mostrano che il consumo di bevande zuccherine ha come prima conseguenza un’alterazione del microbiota intestinale che si ritiene strettamente correlato alla progressiva degenerazione a carico delle strutture nervose. È noto che la western-diet ha conseguenze nefaste sull’equilibrio della flora intestinale e questi risultati ne sono la conferma.

La novità è il coinvolgimento e il legame con la patogenesi di questa encefalomielite. Gli autori hanno messo in evidenza delle vere e proprie alterazioni sul tessuto nervoso, mediate dal consumo protratto delle bevande zuccherate.

Curiosamente, queste alterazioni fisiopatologiche sono in qualche modo corrette o meglio non hanno questo andamento negativo e progressivo quando le bevande hanno la caffeina, principio attivo che si è dimostrato essere un protettore nei processi neurodegenerativi. La caffeina è noto avere importanti risvolti salutari e merita per le sue numerose proprietà successivi approfondimenti.

I dati che ci vengono presentati ci inducono a considerare l’effetto delle bevande zuccherate di tipo multifattoriale. Il loro consumo non solo altera la flora intestinale, ma è in grado di alterare tutto il metabolismo dell’organismo che le consuma, con il risultato di un disequilibrio patologico.

Questi risultati testimoniano ancora una volta l’integrazione esistente tra le varie componenti che fanno funzionare un organismo, legando mondi apparentemente distanti quali il microbiota e il sistema nervoso, e ci ricorda che non siamo la semplice somma di tante cose ma semplicemente un organismo unico.