Cartamela, la seconda vita del pomo più famoso del mondo

La cartamela, primogenita tra i prodotti generati dagli scarti della mela, è un’altra rivoluzione dell’industria eco-compatibile nata e cresciuta in Italia

di GIULIA GEMMA

Creatività, innovazione tecnologica e amore per la propria terra, è così che nasce la cartamela, la prima cellulosa completamente eco-friendly che inizia a farsi spazio nelle cucine di tutto il mondo partendo dall’Italia terzo produttore, dopo Cina e Polonia, del frutto più antico del pianeta.

Simbolo di immortalità e di conoscenza, ma anche di discordia, la mela è coltivata fin dall’età della pietra, quando erano ancora sconosciute le sue incredibili proprietà nutrizionali che ne hanno decretato il successo planetario giungendo, oggi, alla commercializzazione di oltre mille qualità.

L’idea

Gli scarti della mela necessari per produrre la cartamela. Immagine presa da www.pixabay.com
Gli scarti della mela necessari per produrre la cartamela. Immagine presa da http://www.pixabay.com

In Trentino Alto Adige, dove da secoli si trova la più vasta area destinata a questa coltivazione d’eccellenza, si produce il 70% del fabbisogno nazionale e il 15% di quello europeo. Facile intuire che il problema degli scarti alimentari risultanti dalla lavorazione, rappresenta un ingombrante e costoso problema. Fino a qualche anno fa lo smaltimento di questi rifiuti era destinato alle industrie di fertilizzanti naturali o all’alimentazione degli impianti di produzione di biogas, ma il rispetto e la conoscenza della fonte primaria di sostentamento della propria regione, hanno dato all’ingegnere altoatesino Alberto Volcan, lo stimolo necessario per dar vita, nel lontano 2004, all’idea di reimpiegare i sottoprodotti industriali della mela per la creazione di oggetti di uso quotidiano, come un carta di pura cellulosa creata con bucce e torsoli.
L’idea, brevettata da Volcan, viene sposata da una piccola start-up di Bolzano, la Frumat, che nel 2009 assume l’ingegnere e inizia ad effettuare i test di fattibilità, che hanno dato da subito esito positivo. Il laboratorio chimico, fondato da Hannes Parth, studia metodi di trasformazione degli scarti che vengono sottoposti a disidratazione, raffreddamento e macinazione per bloccarne decadimento e fermentazione lasciando inalterata la percentuale di zuccheri e cellulosa , indispensabile per la produzione di carta. Da questo processo si ottiene una farina bianca contenente il 65% di cellulosa adatta alla produzione di qualsiasi tipo di carta, dalla carta igienica, ai quaderni, ai rotoli da cucina, al packaging aziendale.

Dalla cartamela alla pellemela

Ma la cartamela è solo l’inizio. L’obiettivo della Frumat è trasformare gli scarti del prodotto di punta della regione in una vera e propria risorsa, scarti che, appartenenti alla categoria dei rifiuti speciali, necessitano di uno smaltimento costosissimo. Lavorando con la convinzione che abbattimento dei costi ed eco-compatibilità sono la chiave di volta della nuova ricerca, il laboratorio, isolando le naturali caratteristiche della buccia di mela ricca di cellulosa, zuccheri e cera e unendole ai prodotti usati per le pelli sintetiche come il poliuretano e a un composto di acqua e farina, riesce a creare un pellame composto per il 75% di elementi naturali, la pellemela. Una pelle vegetale molto versatile, simile al cuoio sia come aspetto che come resistenza, ma molto più traspirabile.

 HYPERLINK "https://www.architetturaecosostenibile.it/materiali/smaltimento-e-riciclo/carta-pelle-mele-
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Dal 2009 la Frumat ha portato il reimpiego degli scarti alimentari da 0 a 30 tonnellate al mese, aggiudicandosi nel 2015 il secondo premio del concorso Best Practices Bioenergy. La risonanza del progetto e delle potenzialità del prodotto ha attirato l’attenzione di investitori stranieri come William Hsieh, fondatore di Lifestyle, l’ impero del mobile da sei miliardi di dollari di fatturato annuo, che ha voluto a Bolzano il suo centro di innovazione. Lifestyle è la prima azienda al mondo a produrre complementi d’arredo in pellemela, puntando sull’eccellenza qualitativa garantita da professionisti italiani nel campo della tecnologia dei processi produttivi e del design.

Il successo del progetto

Oltre alla tutela dell’ambiente, la crescita e il potenziamento dell’industria del riciclo garantiscono, quindi, lo sviluppo sostenibile del territorio e le conseguenti ricadute in termini occupazionali creando un virtuoso effetto domino che, partendo da una start-up locale, è diventato non solo di portata nazionale, grazie al coinvolgimento di altre aziende italiane, ma ha catturato l’attenzione di paesi da anni molto sensibili alla produzione industriale eco-sostenibile come Germania, Austria, Svizzera e Francia.

La storia della Frumat e della cartamela merita di essere raccontata non solo per l’importanza della scoperta ma anche per alimentare la speranza che, fortunatamente, non tutti i cervelli sono fuggiti all’estero e quelli che restano, se nutriti e coltivati, rendono il nostro paese un modello da imitare e un posto migliore in cui accogliere le generazioni future.