Cene Galeotte, il cibo come riabilitazione sociale

La Casa Circondariale di Volterra propone il progetto Cene Galeotte organizzate, preparate e consumate in carcere

di GIULIA GEMMA

Cene Galeotte è il nome di un progetto nato nel 2005 da un’idea della direttrice dell’istituto Maria Grazia Giampiccolo, realizzato in collaborazione con il Ministero della Giustizia e patrocinato dall’UNICOOP di Firenze, coinvolge chef stellati, critici gastronomici, liberi cittadini, istituzioni, aziende locali e chi, nel castello mediceo, vede sorgere e tramontare il sole al di qua delle sbarre. L’iniziativa è un felice esempio della rosa, che in Italia è ancora in boccio, di attività mirate alla riabilitazione sociale dei detenuti. Il carcere è il luogo in cui sconta la sua pena chi commette degli errori, più o meno gravi, perseguibili dalla legge. Evitando di entrare nel merito delle cause della condanna, basta soffermarsi sul più grande degli effetti che essa ha sull’individuo, quello di privarlo della sua dignità, rinchiudendolo in quello che troppo spesso è inteso come luogo di espiazione invece che luogo in cui poter fare ammenda, riparare agli errori commessi.

I detenuti del carcere di Volterra al lavoro per Cene Galeotte. Foto presa dalla fan page dell’evento
I detenuti del carcere di Volterra al lavoro per Cene Galeotte. Foto presa dalla fan page dell’evento

Per scardinare questa visione delle cose nascono i progetti come Cene Galeotte, che mirano a proporre una visione del carcere come istituzione non solo punitiva ma anche ri-educativa, offrendo l’opportunità di scontare la pena impegnandosi a costruire, attraverso lo studio, il lavoro, la formazione professionale, un futuro che si è rischiato di distruggere e contribuendo, inoltre, ad un obiettivo importantissimo per tutta la collettività, evitare la reiterazione del reato.

L’iniziativa

L’iniziativa, prima del suo genere a livello nazionale, offre a circa trenta detenuti la possibilità di intraprendere un percorso professionalizzante, retribuito, nell’ambito della ristorazione che prosegue una volta terminata la pena. Le cene vengono organizzate, preparate e consumate in carcere, con il supporto e la supervisione di chef, anche stellati, provenienti da tutta Italia disposti a offrire gratuitamente, per una giornata, il loro prezioso contributo.

Il calendario, consultabile sul sito e sulla pagina facebook, prevede un ciclo di eventi su prenotazione, un’esperienza unica che chiunque può provare al costo fisso di 35 euro, ricavo che a fine serata andrà interamente devoluto in beneficenza rimarcando la funzione sociale a trecentosessanta gradi dell’iniziativa.

I visitatori, che dalla prima edizione hanno raggiunto la quota di tredicimila, vengono accolti con l’aperitivo in una location storica mozzafiato che, per l’occasione, torna a splendere come la reggia che fu. La cena viene servita nella vecchia cappella trasformata in ristorante lussuoso, con tanto di candele, tovaglie di fiandra e sommelier che illustrano la selezione di vini offerta dalle più prestigiose cantine della regione.

Variazioni sul tema

Lo chef stellato Roy Caceres, uno degli chef ospiti di Cene Galeotte. Foto presa dalla fan page dell’evento
Lo chef stellato Roy Caceres, uno degli chef ospiti di Cene Galeotte. Foto presa dalla fan page dell’evento

Il successo sempre crescente del progetto lo include nella lista dei moderni esempi di riabilitazione carceraria, un successo che ha stimolato repliche e variazioni sul tema in altre carceri italiane. In Galera è il nome, quanto mai evocativo, del ristorante aperto dentro il carcere di Bollate, nel quale lavorano fianco a fianco professionisti “esterni” e “interni” alla struttura. Gli ospiti, passando per la guardiola, siedono ai tavoli letteralmente dietro le sbarre. A Torino, nel carcere Lorusso e Cotugno, il ristorante Liberamens…a propone un menù degustazione stagionale per “menti libere”. Una cucina creativa e raffinata a chilometro zero, che elabora materie prime prodotte, quasi esclusivamente, all’interno delle mura circondariali. L’incontro tra la cucina professionale e il carcere ha dato vita ad attività che vanno oltre la ristorazione, come i servizi di catering della cooperativa milanese ABC la Sapienza in tavola, che propone sofisticate rivisitazioni dei piatti tradizionali preparate nelle cucine del carcere o quelli lussuosi della cooperativa Giotto, che vanta tra i suoi clienti anche Papa Francesco.

Per chi vive “fuori” la partecipazione a un evento come Cene Galeotte, oltre a costituire un’esperienza intensa e irripetibile, stimola una serie di riflessioni sul senso della pena e sull’importanza di aprire la mente per concedere, non solo per una serata, una seconda possibilità a chi lavora duramente per guadagnarsela. Varcando la soglia della prigione, oltre a una cena gourmet sopraffina, si riceve la possibilità di lasciare dietro le sbarre, all’uscita, quei pregiudizi che spesso sono più punitivi di qualsiasi gabbia.