Meglio un uovo oggi… e anche domani. I due Pieri dell’arte a confronto

Musa e protagonista, oltre che materia prima, di alcuni tra i più grandi capolavori della storia

di GIULIA GEMMA

Simbolo universale di creazione e perfezione, l’uovo, oltre ad essere parte integrante della nostra cultura culinaria, tradizionale e spirituale, è stato per millenni e continua ad essere tutt’oggi una fonte preziosa di ispirazione artistica.

“Fenomenali poteri cosmici in un minuscolo spazio vitale!” decreta il genio della lampada nel film Disney Aladdin, una citazione che rende appieno le caratteristiche intrinseche dell’uovo e lascia intuire le sue enormi potenzialità, tali da favorire il suo ingresso nella schiera dei simboli laici e religiosi legati alla vita, alla creazione, alla rinascita, in ogni epoca e cultura.

Una forma armonica e continua che, come un utero materno, genera, protegge e nutre la vita al suo interno, un meccanismo talmente denso di valenza metafisica da ispirare rappresentazioni artistiche fin dagli albori della civiltà.

L’uovo al centro dell’universo ordinato nel Rinascimento

Sacra Conversazione o Pala di Brera. Piero della Francesca, 1472. Immagine presa da www.angolohermes.com
Sacra Conversazione o Pala di Brera. Piero della Francesca, 1472. Immagine presa da http://www.angolohermes.com

Nel 1472, il padre della prospettiva pittorica rinascimentale, Piero della Francesca, dipinse uno dei più grandi capolavori della storia dell’arte: la Sacra conversazione detta anche Pala di Brera, commissionata dal Duca Federico da Montefeltro. La Madonna col Bambino, circondati da Angeli e Santi, schierati ordinatamente, ascoltano la preghiera dell’uomo, dedicata all’erede appena nato e alla moglie morta di parto. La tavola rappresenta quell’ordine formale, tanto caro al pittore, che oltrepassa le scelte stilistiche per mostrare un universo armonico e simmetrico, uno spazio che è manifestazione di ordine cosmico basato sulla chiarezza e sulla razionalità. Al centro di questo schema perfetto, pendente da una cupola a valva di conchiglia, campeggia un uovo di struzzo, animale simbolo della casata Montefeltro, che contiene e riflette tutti i significati mistici e iconografici legati alla vita. Collocato esattamente sopra la testa della Vergine, l’uovo è la celebrazione della nascita, il legame con la divinità, un nucleo capace di generarsi e generare, perché così come lo struzzo, all’epoca ritenuto animale ermafrodita, depone le uova fecondate al sole che con i suoi raggi le dischiude, così Maria, grazie alla luce dello Spirito Santo, concepisce, immacolata, il Figlio di Dio.

Il fortissimo legame dell’uovo, oggetto e rappresentazione, con la cultura e la simbologia ad essa connessa lo rende presenza costante nelle pagine della storia dell’arte: da Hieronymus Bosch a Salvador Dalì, da Leonardo da Vinci a Lucio Fontana, assumendo di volta in volta connotati e consistenza diversa ma conservando immutata la sua aura metafisica, il fine ultimo di contenere il nucleo staminale e la sua potenziale evoluzione.

L’uovo come simbolo di comunione nell’arte contemporanea

Frammenti della performance di Piero Manzoni Consumazione dell’arte dinamica del pubblico divorare l’arte. Immagini prese da www.didatticarte.it
Frammenti della performance di Piero Manzoni Consumazione dell’arte dinamica del pubblico divorare l’arte. Immagini prese da http://www.didatticarte.it

Quasi cinquecento anni dopo il mondo è completamente diverso, le vicende storiche hanno cambiato per sempre il modo di vivere la propria spiritualità, spingendo la rappresentazione verso un’analisi più intima e meno oggettiva dell’esistenza. L’artista concettuale Piero Manzoni, riflette sul senso dell’arte spostandolo dal manufatto artistico fine a sé stesso alla sua comunicazione. Affascinato dall’uovo come “oggetto commestibile”, dalla sua forma perfetta e dal suo carico di significati esoterici, il 21 giugno 1960 inaugura alla galleria Azimut di Milano la performance Consumazione dell’arte dinamica del pubblico divorare l’arte, durante la quale offre in pasto ai visitatori delle uova sode precedentemente cotte e timbrate con la sua impronta digitale. L’uovo, scultura commestibile, diventa una sorta di reliquia consacrata dal corpo dell’artista, estremizzazione laica del concetto cristiano di Eucarestia. La “comunione” è veicolata dall’opera, attraverso la quale l’artista si dona al suo pubblico, utilizzando la materia più semplice della vita dell’uomo: il cibo.

Due esiti, apparentemente antitetici, tra i quali viaggiano secoli di opere d’arte che cercano e trovano nell’uovo una chiave di lettura dell’esistenza e del suo legame con il trascendente. Perché l’uovo attira così tanto gli artisti? Allettante è la sua forma levigata e curva come un ventre materno, la sua lucentezza che permette giochi di luce e ombra, ma c’è di più. Ogni popolo, in ogni epoca, ha riconosciuto le sue incredibili proprietà nutrizionali, accostandole al ruolo mistico di “incubatrice” di vita. Oggi, grazie ai progressi degli studi sulla nutrizione, possiamo giustificare questa viscerale e inconscia attrazione. L’uovo è una cellula gigante, programmata per la crescita organizzata, da cui nascerà un pulcino. I suoi componenti sono perfettamente bilanciati, il tuorlo è ricco di colesterolo ma anche di grassi insaturi che ne ostacolano il deposito sulle pareti delle arterie. Un equilibrio ideale di grassi, proteine e zuccheri prezioso per la nostra dieta, in più, a differenza di altre fonti proteiche, può essere associato alla carne, al pesce e ai formaggi.

Non c’è da meravigliarsi quindi se da secoli l’uovo stuzzica la sensibilità dei più grandi personaggi del mondo dell’arte, perfino l’immenso Dante, che in un popolare aneddoto di Achille Campanile, lo descrive come “il miglior alimento al mondo”.

Bibliografia

Guido Andrea Pautasso, Piero Manzoni. Divorare l’arte. Electa

Stefano Cappelli, Archivio e opera di Piero Manzoni.