Origine del latte: ora si sa cosa si beve

Dopo il via libera da Bruxelles, un decreto legge firmato dal ministro dell’Agricoltura Martina rende obbligatorio dal gennaio 2017 dichiarare l’origine dei prodotti lattiero-caseari

di SILVIA BASSI

Attesa da molti anni dai consumatori, finalmente è arrivato in Italia un decreto legge che obbliga i produttori di latte o dei suoi derivati di indicare obbligatoriamente l’origine della materia prima in etichetta in maniera chiara e leggibile. Le diciture utilizzate saranno le seguenti: a) “Paese di mungitura: nome del Paese nel quale è stato munto il latte“; b) “Paese di condizionamento o trasformazione: nome del Paese in cui il prodotto è stato condizionato o trasformato il latte“.

Qualora il latte o il latte utilizzato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari, sia stato munto, confezionato e trasformato nello stesso Paese, l’indicazione di origine può essere assolta con l’utilizzo di una sola dicitura: ad esempio “Origine del latte Italia”. Se le fasi di confezionamento e trasformazione avvengono nel territorio di più Paesi, diversi dall’Italia, possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: “Latte di Paesi UE”. Se le operazioni avvengono al di fuori dell’ Unione Europea, verrà usata la dicitura “Paesi non UE“. Sono esclusi dall’obbligo di origine in etichetta solo i prodotti Dop e Igp che hanno già disciplinari relativi anche all’origine e il latte fresco già tracciato.

Con l’etichettatura di origine – afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo – si dice finalmente basta all’inganno del falso made in Italy, con tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia che sono stranieri, così come la metà delle mozzarelle fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall’estero”.

Crescono le intolleranze alimentari al lattosio

Accanto alla bella notizia sull’obbligo in etichetta dell’origine del latte che consumiamo, c’è, tuttavia, da segnalare anche un aumento delle intolleranze ai prodotti lattiero-caseari. Ad esempio in alcune zone del sud Italia l’intolleranza raggiunge addirittura il 70 per cento della popolazione. Secondo il medico specialista e primario del Reparto di riabilitazione nutrizionale del Policlinico di Abano Terme, Ezio Camillo Di Flaviano, “mediamente siamo tra il 15 ed il 30 per cento sul territorio nazionale. Pensiamo che nel nord Europa, dove di latte se ne consuma poco, la presenza di intolleranza al lattosio, è solo del 5 per cento. È ovvio quindi che, nelle nostre latitudini, per garantire quell’apporto di latte e latticini che dobbiamo introdurre secondo i dettami della dieta mediterranea, è importante per questi soggetti intolleranti, avere dei prodotti in cui il lattosio è stato pre-digerito, attraverso l’aggiunta al latte di un enzima: la lattasi”.

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Nel corso di un convegno svoltosi recentemente a Termoli, in provincia di Campobasso, sulle intolleranza al lattosio sono stati presentati dei prodotti caseari senza lattosio tutto “Made in Molise”. I nuovi alimenti, dallo stracchino alla ricotta ma anche alla mozzarella già tagliata e pronta per essere cotta sulla pizza, sono destinati alle persone che soffrono di intolleranze alimentari e a coloro che prediligono cibi leggeri ma gustosi. I nuovi prodotti “delattosati” saranno riconoscibili grazie ad una etichetta viola studiata appositamente dallo stabilimento della Del Giudice di Termoli che sono commercializzati in Molise, Abruzzo, Campania e Puglia, in attesa di essere distribuiti in altre regioni italiane.

L’aumento delle intolleranze alimentari nella popolazione ha portato le industrie alimentari a innovare la produzione nel segmento del cibo biologico (+20 percento all’anno), “perché buono, sano, rispettoso dell’ambiente“; a seguire crescono i cibi “della rinuncia” (vegetariani, vegani, senza lattosio, light) e i cibi etnici. Il mercato del Latte Fresco presenta un trend leggermente decrescente (-3%). Di contro il segmento del Latte Fresco Bio è in crescita del +5% e +7% per quello del latte delattosato; il segmento delle bevande vegetali cresce molto (+23%).

Le abitudini degli italiani a tavola stanno evolvendo verso un nuovo motto: ‘less is more‘: leggerezza, prodotti naturali freschi e a km zero. Una sorta di ritorno al passato ma con un occhio attento alle novità, ai cibi salutistici, all’utilizzo di alimenti facilmente digeribili.