Contrasto all’obesità infantile: un problema da risolvere in famiglia

I genitori sono oggi scarsamente supportati nel capire perché durante l’infanzia possono svilupparsi problemi di alimentazione

di SILVIA BASSI

L’obesità infantile è un grave problema di salute pubblica in vari paesi industrializzati. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), nel 2014 circa 41 milioni di bambini al di sotto dei 5 anni di età erano in sovrappeso o obesi. In Europa il numero di bambini extra-large è in crescita: attualmente 1 bambino su 3 tra i 6 e i 9 anni è in sovrappeso o obeso. Una crescita che trova in prima linea principalmente i bambini che vivono nei Paesi a basso o medio reddito. Una conferma in tal senso, in Italia arriva, dalla Campania dove un bambino su due tra gli 8 e i 9 anni, è in sovrappeso, mentre in tutta la penisola, secondo uno studio promosso dal Ministero della Salute, i piccoli extra-large raggiungono il 20,9%, un sensibile miglioramento rispetto alla rilevazione del 2008.

L’Oms richiama l’attenzione sulla necessità di migliorare la nutrizione materna e quella del primo periodo di vita per diminuire il rischio – a lungo termine – di malattie croniche e obesità nei bambini. Tra i 51 Paesi europei dell’Oms è emerso che solo 29 fanno raccomandazioni specifiche sui pericoli dell’obesità durante il periodo prima del concepimento e 33 per il periodo post-parto.

I genitori influenzano il comportamento alimentare dei figli

I genitori hanno un’influenza fondamentale nel bambino, quindi, capire perché e in quale condizione essi influenzano il comportamento alimentare dei figli aiuterà a guidare gli interventi per prevenire precocemente lo sviluppo dell’obesità. Un recente studio ha dimostrato che le madri di bambini piccoli utilizzano cibi dolci per calmare il loro figlio in situazioni di stress, esse sono più propense a farlo quando il bambino presenta alti livelli di emozionalità negativa. Questo potrebbe portare a cercare e preferire il gusto dolce in situazioni stressanti in età adulta.

Per Winnicott, pediatra e psicoanalista, l’allattamento al seno rappresenta la prima forma di comunicazione in grado di condizionare le successive esperienze comunicative e relazionali. Non si tratta semplicemente di offrire del latte ma di creare un legame. Alimentazione, comunicazione e relazione sono connessi nella crescita del bambino e dunque il bambino non richiede solo cibo, ma vuole anche essere riconosciuto, amato e desiderato.

Altri studi hanno notato come l’affettività negativa della mamma è stata associata con l’assunzione di dolci del bambino. L’esposizione a diversi gusti alimentari e l’apprendimento del sapore inizia già nell’utero (effetti prenatali), dove composti aromatici vengono trasmessi dalla dieta delle madri. Lo sviluppo del sapore poi continua dopo la nascita, attraverso l’esposizione del lattante al latte materno o una formula di latte. Durante la prima infanzia, i genitori influenzano lo sviluppo di modelli alimentari, essi non solo decidono i tipi e le quantità di alimenti che sono serviti ai bambini, ma forniscono anche il contesto sociale in cui mangiare si verifica.

Promuovere comportamenti alimentari adeguati

Allo stato attuale, sempre secondo l’Oms, i genitori sono scarsamente supportati nel capire perché problemi di alimentazione durante l’infanzia possono svilupparsi. In quanto tale, vi è una reale necessità di cercare di affrontare le cause alla base dei problemi di alimentazione e dotare, dunque, i genitori delle conoscenze e le competenze per affrontare questi quando si verificano.

Questo argomento è stato affrontato nei mesi scorsi a San Pietroburgo in Russia dalla “Childhood Obesity Surveillance Initiative” dei Paesi aderenti all’Organizzazione mondiale della Sanità che fornisce misure confrontabili sul sovrappeso e l’obesità dei bambini della scuola primaria (sedentarietà, attività fisica, abitudini alimentari, ecc.) e al tempo stesso mira a promuovere politiche e programmi di stili di vita salutari. Non dobbiamo dimenticare, come sottolineano vari studi nell’ambito dei disturbi alimentari, che pianificare solamente interventi di correzione del comportamento alimentare che mirano a modificare la quantità e qualità del cibo assunto, possono non essere sufficienti per portare a un miglioramento, poiché l’obesità infantile affonda le sue radici in un malessere psicologico, ambientale e differente da bambino a bambino.

Bibliografia:

– Winnicott D.: “I bambini e le loro madri”, trad. Maria Lucia Mascagni e Renata Gaddini, Milano: Cortina, 1987
– Junilla K. Larsen, Roel C.J. Hermans , Ester F.C. Sleddens b, Rutger C.M.E. Engels , Jennifer O. Fisher, Stef Kremers: “How parental dietary behavior and food parenting practices affect children’s dietary behavior. Interacting sources of influence?”, 2015
– Gibson EL.: “Emotional influences on food choice: sensory, physiological and psychological pathways”. Physiol Behav. 2006; 89:53–61. [PubMed: 16545403])
– Margarete E. Vollrath, PhD, Kim Stene-Larsen, PhD, Serena Tonstad, MD, Mary K. Rothbart, PhD, and Sarah E. Hampson, PhD,: “Associations Between Temperament at Age 1.5 Years and Obesogenic Diet at Ages 3 and 7 Years”. 2012