I benefici della Dieta Mediterranea nelle patologie epatiche

E’ un integratore naturale multi-ingrediente essenziale per migliorare la steatosi epatica, i parametri biochimici e antropometrici

di GIULIA BIGIONI

La steatosi epatica non alcolica (NAFLD) è la malattia epatica più comune in tutto il mondo. La massa grassa addominale abbinata con un aumento della circonferenza della vita è fortemente correlata allo sviluppo e alla progressione della NAFLD. La prevalenza di NAFLD tra la popolazione obesa varia dal 30% al 60%.

La NAFLD è un problema emergente di sanità pubblica, essendo non solo una delle principali cause di morbilità e mortalità correlate al fegato in tutto il mondo, ma anche un fattore di rischio indipendente per le malattie metaboliche e cardiovascolari; contempla un ampio spettro di lesioni epatiche, che vanno dalla semplice steatosi alla steatoepatite non alcolica (NASH), alla fibrosi, alla cirrosi e alle relative complicanze. La NAFLD è considerata il confine epatico della sindrome metabolica, correlata a un regime alimentare ipercalorico, in presenza di un profilo genetico predisponente.

Negli ultimi decenni ci sono stati cambiamenti nelle abitudini alimentari che hanno portato a una “transizione nutrizionale”, da alimenti a base di cereali, frutta e verdura a cibi ricchi di grassi saturi (principalmente carne e latticini) e zuccheri semplici. Su scala globale, questo cambiamento alimentare sta creando importanti problemi di salute pubblica, poiché i modelli alimentari sono il principale fattore di rischio nell’insorgenza di malattie non trasmissibili (NCD), note anche come malattie croniche, tra cui la steatosi epatica non alcolica (NAFLD). Un modello alimentare occidentale, con un’assunzione elevata di grassi, di pasti ad alto contenuto proteico e di zuccheri, può contribuire allo sviluppo di NAFLD a causa di una disbiosi nel microbiota intestinale, con una proporzione maggiore di batteri da Gram-negativi a Gram-positivi, sovrapproduzione di lipopolisaccaride e una conseguente esposizione del fegato alle endotossine attraverso il flusso ematico portale, che porta a un’infiammazione epatica.

La resistenza all’insulina e lo stato infiammatorio correlato all’obesità, associati a fattori genetici, dietetici e di stile di vita, sono coinvolti nella sua patogenesi.

Non c’è comunque un unico consenso sul trattamento farmacologico e dietetico della NAFLD.

Tuttavia, le linee guida internazionali concordano nel definire una gestione nutrizionale dietetica per raggiungere la perdita di peso, come componente essenziale di qualsiasi strategia terapeutica.

Sulla base delle sue componenti, la letteratura riporta gli effetti benefici della Dieta Mediterranea nella prevenzione delle principali malattie croniche, tra cui obesità, diabete, malattie cardiovascolari e alcune forme di cancro. Negli ultimi anni, un crescente numero di prove ha sostenuto l’idea che la Dieta Mediterranea, associata all’attività fisica e alla terapia cognitivo-comportamentale, possa essere la dietoterapia di riferimento per la prevenzione e il trattamento dei pazienti con NAFLD.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30033779

Alla fine degli anni ’50, divenne chiaro come la Dieta Mediterranea potesse contribuire a mantenere una buona salute, il benessere psicofisico e la longevità, e d’altra parte cominciò ad essere chiaro il legame patogeno tra le malattie croniche e le abitudini alimentari non mediterranee. Il “Seven Countries Study”, condotto da Ancel Keys e Paul White, è stato il primo studio importante a sottolineare lo stretto legame tra dieta e stile di vita come fattori che determinano il rischio di malattie cardiovascolari, tra paesi e culture diverse e per un periodo prolungato di tempo” dichiara la Laura Di Renzo, professore di Nutrizione clinica presso l’Università degli studi di Roma Tor Vergata “Alla conclusione del “Seven Countries Study”, La Dieta Mediterranea è stata considerata dalle organizzazioni internazionali della nutrizione e della salute, quale l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), come modello nutrizionale riconosciuto per la prevenzione delle malattie con un impatto sociale elevato.

E’ difficile definire con precisione l’esatta Dieta Mediterranea, se si considera che l’area mediterranea è una regione geografica virtuale che rappresenta molti paesi, culture e stili di vita. Tuttavia, al di là del valore socio-culturale, il Mediterranean Adequacy Index (MAI) aiuta a definire la giusta ricombinazione degli alimenti, al fine di garantire un beneficio alla salute, quando il suo valore giornaliero supera il punteggio di 5.”

Il trattamento dietetico per raggiungere la perdita di peso deve avere non solo caratteristiche quantitative ma anche qualitative. Secondo le linee guida internazionali, il primo passo nel trattamento della NAFLD consiste nel limitare le calorie con riduzione degli acidi grassi saturi e trans e del fruttosio e aumentare l’apporto di proteine magre, fibre e acido grasso polinsaturo n-3.

L’aderenza alla Dieta Mediterranea, con un MAI maggiore di 5, dato dall’elevato consumo di frutta, verdura, cereali integrali, legumi, noci ma basso contenuto di grassi saturi, sodio e zuccheri aggiunti, può essere utile per prevenire il rischio di sviluppo di NAFLD.

Alla luce dei dati attualmente disponibili in letteratura, la Dieta Mediterranea risulta essere un approccio terapeutico appropriato e promettente per indurre la perdita di peso seguita da beneficio metabolico per i pazienti con NAFLD.