Comportamento alimentare: un mediatore verso l’obesità

Come alcuni tratti del comportamento alimentare sono l’espressione della predisposizione allo sviluppo dell’obesità

di ELVIRA ROSTANZO

La correlazione tra fattori genetici e rischio di obesità è nota da tempo; si stima, infatti, che il 40-70% della variabilità nel BMI (Indice di Massa Corporea) trovi spiegazione in fattori genetici.

Tuttavia, i meccanismi attraverso cui queste varianti genetiche influenzino il peso corporeo non sono ancora del tutto comprese; Alcuni studi hanno suggerito che tali variazioni possano agire attraverso una modulazione del comportamento alimentare, in particolare di alcuni aspetti che indurrebbero a mangiare di più rispetto alle reali esigenze individuali.

Sebbene recentemente una meta-analisi abbia evidenziato come siano 97 le varianti genetiche associate con la variazione di BMI, i meccanismi attraverso cui queste agiscono non sono completamente compresi. Alcuni risultati hanno indagato alcuni aspetti del comportamento alimentare, riscontrando importanti correlazioni tra la manifestazione di alcuni “sintomi” alimentari e la concomitante predisposizione genetica all’obesità.

Un recente studio si configura come il primo ad aver analizzato alcuni aspetti del comportamento alimentare in modo più approfondito, usando come principale strumento d’indagine il Three Eating  Factor Questionnaire, un questionario per la valutazione del comportamento alimentare che misura tre diversi aspetti del comportamento: la restrizione cognitiva, intesa come il livello di controllo cognitivo sull’intake giornaliero di cibo; la disinibizione, intesa come perdita di controllo nell’assunzione di cibo; la fame, intesa come suscettibilità per i segnali interni ed esterni di fame. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29982344

Il risultato dimostrerebbe come alcuni tratti, come elevati livelli di disinibizione e di fame, siano predittori di rischio dell’obesità e dell’aumento del peso migliori rispetto ai comuni fattori di rischio quali inattività fisica ed elevato consumo di grassi.  Il recente risultato sarebbe in accordo con diversi studi, intesi ad analizzare il comportamento alimentare e l’ereditabilità di questi tratti.

Dunque, secondo tale ipotesi, la manifestazione di alcuni comportamenti riguardanti il controllo alimentare e la suscettibilità a stimoli interni o esterni di fame, sarebbero l’espressione di una suscettibilità genica. Tuttavia, questo studio è il primo che pone l’attenzione su tratti particolari del comportamento, permettendo un’ulteriore distinzione dei risultati grazie all’analisi dei tre diversi aspetti del TEFQ.

Questo studio sottolinea l’importanza di identificare in modo accurato i tratti del comportamento alimentare negli individui che hanno un’elevata predisposizione genetica di sviluppare obesità, allo scopo di individuare il miglior approccio per la gestione e la loro riduzione, in una prospettiva di trattamento e prevenzione dell’obesità.