Se Cambia la Terra

Un progetto di informazione e di sensibilizzazione promosso da chi vede un futuro per il paese più verde e pulito

di GIULIA BIGIONI

In concomitanza con il recente SANA, l’evento fieristico che da anni permette agli operatori professionali, ma anche ai ricercatori, alle Istituzioni e ai cittadini di confrontarsi sulle tematiche che hanno per oggetto i prodotti biologici e naturali, sabato 8 settembre, durante la Festa del Bio di Bologna, è stato presentato Il Rapporto 2018 del Progetto “Cambia la Terra” promosso da Federbio, con il sostegno di ISDE, Legambiente, Lipu, WWF. http://www.cambialaterra.it/rapporto/

“Cambia la Terra” è promosso da chi non fa uso di pesticidi e fertilizzanti chimici nelle attività agricole ed ha una visione diversa del futuro del Paese. Un cambio di direzione rispetto all’agricoltura convenzionale, motivato dal grande impatto ambientale che l’uso di pesticidi e chimica di sintesi stanno determinando.

Durante la Festa del Bio, l’evento che ha portato nelle piazze delle principali città italiane il gusto del biologico,  si è svolta anche la Tavola rotonda tutta al femminile, #IPESTICIDIDENTRODINOI: la scelta per la salute nostra e del pianeta è in mano alle donne”, moderata da Gabriella Facondo a cui sono intervenute tra le varie invitate Maria Grazia Mammuccini, responsabile del progetto Cambia la Terra- FederBio, Laura Di Renzo – Professore associato di Nutrizione clinica e nutrigenomica, Dipartimento di Biomedicina e prevenzione Università degli studi Roma Tor Vergata, Patrizia Gentilini, ISDE International Society of Doctors for Environment – Associazione medici per l’ambiente e Eva Alessi, Responsabile Sostenibilità WWF (TBC).

Dal Report e dalla tavola rotonda è emerso che secondo recenti stime dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sono stati registrati nel mondo oltre 26 milioni di casi di avvelenamento da pesticidi e più di 250.000 decessi. In un giorno si stimano circa 70.000 nuovi intossicati e più di 700 decessi. Queste cifre poi si riferiscono ai casi di massiccio inquinamento e non tengono conto di quello che viene considerato come microinquinamento. Quest’ultimo, caratterizzato dall’esposizione a piccole quantitativi, ma protratti nel tempo, alla lunga è causa di un aumento dell’incidenza di malattie cronico-degenerative. Diabete, disfunzioni metaboliche e ormonali, malattie cardiovascolari, patologie respiratorie, fino ad arrivare alle diverse forme di cancro. Da non trascurare poi il danno sociale associato all’uso dei pesticidi, in quanto sembrerebbe che gli organofosfati, composti tra i più utilizzati, siano responsabili di importanti forme di ritardo mentale se l’esposizione avviene nel periodo prenatale. 

In tutti gli studi emerge che alla gravità del fenomeno in termini salutari, si aggiunge un elemento preoccupante in termini economici. In sostanza in uno studio condotto nel 1992 da uno scienziato americano il Dr. Pimentel si era arrivati a stimare che per ogni dollaro speso in pesticidi se ne spendevano altri due per le conseguenze del loro uso. I dati aggiornati al 2005 non hanno fatto che confermare una tendenza in negativo della spesa associata all’uso della chimica in agricoltura. I costi non sono solo legati all’acquisto di questi prodotti e al loro uso ma sono anche associati alle spese sanitarie, perdita di produttività, perdita di biodiversità e i costi da sostenere per liberare poi il suolo da queste sostanze.

Paradossalmente, a fronte di queste evidenze scientifiche, il modello agricolo che ancora oggi riceve maggiori sostegni finanziari è proprio quello convenzionale basato sulla chimica. In percentuale, le risorse destinate al bio sono inferiori rispetto al convenzionale considerando la superficie agricola utilizzata. In altre parole, i cittadini italiani ed europei sostengono inconsapevolmente iniziative in favore delle pratiche agricole convenzionali, pagando poi successivamente i danni provocati da queste pratiche. Come se tutto questo non bastasse, chi poi si fa carico della bonifica degli ecosistemi inquinati non è chi usa i diserbanti ma chi adotta il modello biologico in agricoltura.

Risulta chiaro che con queste premesse deve essere promosso una radicale cambio di strategia, l’obiettivo deve essere condiviso tra gli operatori del settore e chi poi usufruisce del prodotto finale. Fornire cioè ai cittadini tutti, prima che ai consumatori, gli strumenti per capire cosa arriva sulle nostre tavole dall’agricoltura industriale e permettere quindi quelle scelte consapevoli che siano in grado di cambiare la nostra prospettiva di vita attuale e futura.

La festa è terminata con la presentazione e la premiazione del contest per le Università “Una Buona BIOidea. Dal Campo allo Scaffale, dal Produttore al Consumatore”, che ha visto partecipare studenti universitari e brillanti intelletti, chiamati a pensare e realizzare un progetto innovativo per la comunicazione nell’ambito della produzione biologica. Vincitrice del primo premio è stata la coppia Valentina Fondacaro, studentessa, e Laura Di Renzo, Professore del Dipartimento di Biomedicina e prevenzione Università degli studi Roma Tor Vergata, con il progetto “PIANTE OFFICINALI ed ALIMURGICHE Biologiche: avvio al processo NACCP, trasferimento su Blockhain e etichettatura trasparente QRCode”.