Fitoestrogeni: lignani amici o nemici del tumore al seno?

Microbiota e lignani: dalla dieta e dall’intestino alleati nella lotta contro il cancro del seno

di LORENZO ROMANO

Il tumore al seno è la neoplasia più diffusa tra le donne, rappresentando il 27% di tutti i nuovi tumori e quasi il 18% delle morti per cancro, ma solo tra il 5-10% dei carcinomi della mammella sono dovuti ad una predisposizione genetica. Infatti, secondo l’OMS una dieta ricca di grassi e povera di fibre, un elevato consumo di alcool, il sovrappeso e la scarsa attività fisica contribuiscono per circa il 30% nello sviluppo di neoplasie. In particolare, il cancro al seno ed al colon hanno mostrato delle strette relazioni con le abitudini alimentari.

Oggi sappiamo che gli stessi fattori di rischio alimentari impoveriscono e sbilanciano il microbioma dell’intestino, provocando una disbiosi. Fisiologicamente, una sana flora intestinale è capace di proteggerci dai patogeni, di mantenere l’equilibrio immunitario, di promuovere l’assorbimento dei nutrienti ricchi di antiossidanti e di prevenire la formazione di tumori attraverso queste attività biologiche.

Il microbioma è anche coinvolto nel metabolismo degli estrogeni, ormoni responsabili della crescita dei tumori al seno estrogeno-dipendenti, in particolare modo dei fitoestrogeni.  Infatti, gli estrogeni vegetali sono in grado di legarsi e di modulare i recettori dell’estrogeno con azione antitumorale. Alla famiglia dei fitoestrogeni appartengono gli isoflavoni, contenuti nella soia presente nella dieta orientale, i cumestani ed i lignani, rappresentati nella dieta mediterranea. Quest’ultimi sono dei composti fenolici eterogenei contenuti nella parte legnosa delle piante, presenti nei semi oleosi, come il lino ed il sesamo e negli alimenti ricchi sia di fibre che di polifenoli, quali i cereali integrali, i vegetali, specialmente i frutti rossi, fragole, cavoli, carote e broccoli, tè, vino e caffè.

Il microbioma converte i lignani vegetali in enterolignani come l’enterolattone: la forma farmacologicamente attiva. La principale fonte di precursori dell’enterolattone sono i semi di lino, tenuti già in considerazione per la presenza delle mucillagini, dell’acido alfa linolenico, linoleico, vitamine e sali minerali. L’enterolattone attivato entra nella circolazione enteroepatica grazie al riassorbimento intestinale, sottostando ad una costante influenza del microbioma.

Infatti, è stato dimostrato che un trattamento antibiotico può ridurre la produzione di enterolignani per un anno, prima che nel siero sia raggiunto un livello potenzialmente antitumorale. Uno studio norvegese ha evidenziato che alti livelli di enterolattone nel sangue sono associati ad una ridotta densità mammografica, un biomarker del rischio di cancro al seno.

È stato anche dimostrato che l’enterolattone era più basso nelle donne obese, dovuto al sequestro da parte del tessuto adiposo e per la disbiosi intestinale legata all’eccesso di peso.

In ultimo, una meta-analisi ha evidenziato il ruolo dell’enterolattone nello sviluppo del tumore al seno soprattutto nelle donne in post menopausa, una categoria a rischio a causa di una riduzione della varietà delle specie di batteri intestinali.

In conclusione, la dieta mediterranea, caratterizzata da alimenti ricchi di fibre e polifenoli, la perdita di peso e il consumo di nutrienti funzionali, come i semi di lino, possono contribuire nella lotta al tumore al seno.

Sitografia

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27709424

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17576639