Anche a colazione avanza il bio

Cresce la spesa per alimenti salutistici e bio fin dal primo mattino. Penalizzati i prodotti con olio di palma o troppo ricchi di grassi e zuccheri

di GIULIA BIGIONI

Una colazione da campioni secondo la crescente moda del salutismo è quella che buona parte della popolazione italiana, circa il 40%, consuma fin dal primo risveglio. Un cambiamento in atto che spinge ad aumentare la spesa per i prodotti privati di componenti ritenuti critici (come grassi, zuccheri e olio di palma, ma anche lattosio e glutine) e per gli alimenti ricchi o arricchiti di sostanze benefiche, come le fibre, l’avena o il farro. In particolare, gli alimenti “free from” hanno raggiunto il 42,1% delle vendite nell’area della prima colazione: un’incidenza doppia rispetto alla media nazionale del consumo di cibo in genere.

Il trend è segnalato dall’Osservatorio Immagino Nielsen GS1 Italy https://osservatorioimmagino.it/ che ha analizzato le informazioni presenti sulle etichette di 54.300 prodotti alimentari di largo consumo della prima colazione e le ha incrociate con i dati delle vendite nei supermercati e ipermercati.

Stessa situazione anche per gli alimenti biologici che a colazione registrano un’incidenza due volte superiore rispetto alla media del settore alimentare e una crescita dell’8,3% nel 2017. L’analisi dei claim (slogan) più diffusi presenti sulle confezioni dei prodotti per la prima colazione vede al primo posto “senza olio di palma”, che ha raggiunto una quota a valore del 27,1% sulle vendite, seguito da “con fibre” (7,4%) e “integrale” (7,2%).

Nel corso del 2017 a crescere sono stati soprattutto gli alimenti con zucchero di canna (+17,2%), “senza olio di palma” (+13,1%), “senza zuccheri aggiunti” (+10,6%), con farina di riso (+9,8%), quelli “con pochi grassi” (+8,3%) e i biologici (+8,3%). A completare il carrello della spesa, i prodotti con bollini e certificazioni relativi a origine o sostenibilità (15,9%), quelli che richiamano in etichetta slogan legati al mondo dei lifestyle (12,8%) e, infine, quelli destinati a persone con intolleranze alimentari (12,2%).

Infine, c’è da sottolineare che analizzando l’inchiesta dell’Osservatorio Immagino non emerge alcun dato sul consumo di ortofrutta a colazione. Una mancanza strana, se si considera che, ad esempio, nell’offerta degli hotel per il breakfast l’ortofrutta fresca e trasformata hanno un ruolo crescente. Si pensi in questa stagione ad anguria e melone tagliati, all’immancabile ananas, ai succhi di frutta e agli estratti vegetali. La mancanza di un’analisi impedisce, quindi, qualsiasi seria promozione mirata a convincere gli italiani a integrare i prodotti freschi nella colazione del mattino.