Regione che vai, prelibatezze alimentari che trovi

Sono oltre 5 mila le specialità della tradizione italiana che si potranno gustare durante la bella stagione secondo una speciale classifica della Coldiretti che vede in testa la Campania

di GIULIA BIGIONI

È stata presentata dalla Coldiretti www.coldiretti.it la classifica dei primati enogastronomici delle località turistiche di tutte le regioni con l’assegnazione delle “Bandiere del gusto made in Italy”. Nel 2018 sono ben 5.065 le specialità che meritano un viaggio turistico che nell’insieme battono i souvenir dell’artigianato, di magliette e di portachiavi. Il merito di questo indiscusso primato del buon gusto alimentare che tutto il mondo ci invidia, sta nei numerosi percorsi enogastronomici, città del gusto, del vino e dell’olio, aziende biologiche e mercati degli agricoltori a km zero.

“È il risultato del lavoro di intere generazioni di agricoltori impegnati a difendere le tradizioni alimentari – ha affermato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo – un bene comune per la collettività e un patrimonio culturale che l’Italia può offrire al mondo”. Al primo posto di questa goloso classifica si posizione la Campania con ben 515 prodotti, seguita dalla Toscana, salita a 461, e dal Lazio, stabile con 409. Un paniere dove si spazia tra 1.525 tipi di pane, pasta e biscotti, 1.428 verdure fresche e lavorate, 792 salumi, 496 formaggi; non mancano 150 preparazioni di pesce, 149 bevande tra analcoliche, liquori e distillati, 3 condimenti e 2 birre artigianali. 

Regione che vai prelibatezze che trovi. È piemontese il fagiolo di Saluggia, il piccolo legume usato nei piatti vercellesi come la Panissa, un tipo di risotto simbolo della gastronomia locale. E’ del Friuli Venezia Giulia, invece, la Rosa di Gorizia, una varietà di radicchio dal sapore leggermente amarognolo e croccante al palato. In Liguria non si possono non assaggiare le piccole e saporite olive taggiasche, mentre in Emilia Romagna in classifica c’è la saba lo sciroppo d’uva ottenuto dal mosto. Mecoulen è l’antenato del panettone che le donne valdostane preparavano per Natale; la fagiolina del Trasimeno è il vanto dell’Umbria di origine etrusca; il Brigidino è il classico biscotto di Lamporecchio nato per errore dalle monache in un monastero nel pistoiese.

Dai territori salmastri salmastri della laguna veneta arriva il miele di barena, ottenuto dal nettare di una pianta locale, il Limonium vulgare. Se in Abruzzo vale la pena scoprire il pecorino di Farindola, in Lucania c’è il pomodoro secco ciettaicale di Tolve amico dell’ambiente, che cresce con pochissima acqua. Al Centro Italia tra i simboli della tradizione ci sono il laziale fagiolo del Purgatorio di Gradoli e il vino di visciole delle Marche.   

È invece campano il condimento per eccellenza, la colatura di alici di Cetara discendente del Garum usato dagli antichi romani, mentre è calabrese il finocchietto selvatico usato come condimento ma anche base per un liquore particolarmente digestivo. In Sicilia tra le bandiere c’è la manna estratta dalla corteccia di alcune specie di frassini, mentre in Sardegna il “sa pompia”, frutto simile al limone che cresce solo nella zona della Baronia.  

“L’acquisto di prodotti tipici come ricordo delle vacanze è diventato ormai una moda – sottolinea Francesco Ferreri presidente della Coldiretti Sicilia – basta vedere come il centro delle città si sta trasformando in una grande  vetrina enogastronomica dove si trova dal  cibo da strada, di cui la Sicilia  è capofila, all’eccellenza per varietà e sapori”.